ARTIGIANO IN FIERA/ Rocchetti (Ferrovivo): ecco come nascono gli alberi appendiabiti

Usare il metallo per fare oggetti di decoro e bellezza. PATRIZIA ROCCHETTI dell’azienda Ferrovivo racconta come è possibile giungere a tanto. L’intervista

08.12.2013 - int. Patrizia Rocchetti
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Ferrovivo

Nel 2004 i fratelli Marco e Patrizia Rocchetti di Viterbo danno vita a Ferrovivo, un’azienda artigianale che produce complementi d’arredo in metallo: appendiabiti a parete, testate per il letto, tavoli, divisori per ambienti, ringhiere e cancelli. Avvalendosi della centenaria esperienza di famiglia nella lavorazione del metallo, i due iniziano un lungo ed appassionato lavoro di ricerca e sviluppo di prodotti di design. Oggi Ferrovivo offre un’ampia gamma di prodotti anche se quello di punta è rappresentato dagli Alberi Appendiabiti che reinterpretano il vecchio concetto dell’ingombrante e antiestetico attaccapanni. Questo oggetto viene riproposto in una grande varietà di forme e soluzioni per caratterizzare gli spazi domestici in modo unico e innovativo. Inoltre ogni modello rievoca nelle forme l’atmosfera della città del mondo dalla quale prende il nome. 

Come nasce l’idea di reinterpretare un oggetto comune come l’appendiabiti?Mio fratello e io abbiamo alle spalle l’azienda metalmeccanica di nostro padre che si occupa di carpenteria e usa la macchina laser a scopo industriale. L’idea ci è venuta una decina di anni fa.

Che idea?Mio fratello stava studiando architettura e io avevo una grande passione per il designo. Così abbiamo iniziato a giocare con la macchina laser.

A far cosa?Siamo partiti dall’oggettistica; in un primo momento abbiamo disegnato oggetti da esterno e abbiamo lavorato tanto anche su misura. Dagli oggetti che ci venivano maggiormente richiesti dai nostri clienti abbiamo scelto le forme che piacevano di più e quando siamo arrivati all’Albero appendiabiti abbiamo capito che era perfetto.

In che senso perfetto?
Perché era un appendiabiti che non occupava spazio e nello stesso tempo riusciva ad essere un elemento di decoro per la casa. Noi ci abbiamo creduto ma in realtà è stato il pubblico che ci ha premiato. Presentandolo alle fiere o mostrandolo sul sito, che è diventato il principale canale di vendita, abbiamo visto che otteneva sempre successo.

Cosa chiedono i vostri clienti?
Inizialmente realizzavamo anche cancelli, ringhiere e altri arredi per esterni. Poi da quando abbiamo cominciato a lavorare sull’arredo per la casa, l’appendiabiti è diventato il prodotto più richiesto. All’inizio facevamo forme più classiche. Poi man mano che diventava un oggetto di decoro sempre più importante, un elemento di arredo che non si limitava alla sua funzionalità ma serviva ad abbellire pareti che non si possono usare, corridoi, spazi tra due porte, abbiamo capito che le potenzialità erano notevoli.

Ogni appendiabiti porta il nome di una città, di un’isola. A cosa vi ispirate?Abbiamo una grande passione per i viaggi. Spesso quando creiamo un oggetto ci lasciamo guidare dalle forme che ci ispirano le città che visitiamo.

Può fare degli esempi?
Certo. Quello più eclettico è quello che abbiamo chiamato New York. New York è un gran calderone di etnie, culture, fedi religiose, lingue. Anche nel nostro appendiabiti a parete si mescolano varie espressioni grafiche. Oppure Boston che abbiamo realizzato ispirandoci alla protesta del “Boston Tea Party” del 16 dicembre 1773 contro il governo britannico. Che è la scintilla che ha dato il via alla rivoluzione americana. Proprio per ricordare quell’avvenimento, abbiamo creato un appendiabiti ad albero nel quale occupano un posto di primo piano la teiera e la tazza del tè. Oppure ce ne sono di più vivaci che portano un tocco di allegria nelle nostre case.

Quali?

Il Barbados, ad esempio, che nasce dalla bellissima isola caraibica e si ispira al suo Crop Over Festival, un’allegra e colorata festa che per dieci giorni, con canti e balli celebra la fine del raccolto. Altri si ispirano direttamente alla natura, come l’albero Oslo, in metallo verniciato con polveri termoindurenti, caratterizzato da tronchi stilizzati che ricordano gli alberi di betulla tipici delle zone scandinave. Oppure Dublino, dove si alternano in gran quantità trifogli e quadrifogli verdi, il colore dell’Irlanda. C’è anche Misurina, che è stato pensato per le camerette dei bambini. 

È la prima volta che partecipate all’Artigiano in Fiera?
No, è la seconda volta che veniamo. E ci torneremo sempre perché è un’esperienza bellissima. È un’occasione unica sia per la quantità che per la qualità del pubblico. Chi viene in fiera sa che troverà prodotti particolari; è un pubblico che sa apprezzare il nostro lavoro. Per quanto ci riguarda abbiamo ottenuto un ottimo successo, anche dopo la manifestazione. Oggi Milano è la città dove vendiamo di più.

Cosa pensate della nuova piattaforma e-commerce lanciata  dagli organizzatori di AF? Pensate di utilizzarla?L’idea è ottima. Abbiamo aderito e la utilizzeremo. Anche se noi abbiamo già una nostra piattaforma per la vendita on line. Per noi è stata un’opportunità straordinaria, per gli artigiani può essere davvero una finestra spalancata sul mondo. È una strada che ogni artigiano dovrebbe seguire in questo momento. Finalmente dopo millenni in cui l’artigiano è rimasto chiuso nella sua bottega ad aspettare i clienti, con l’e-commerce ha la possibilità di arrivare a un pubblico immenso.      

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