SPILLO/ Cari candidati, perché “nascondete” i veri problemi delle imprese?

- Antonio Intiglietta

Piccole e medie imprese lottano per sopravvivere, strette come sono tra banche e nuovi mercati. Eppure, su questi problemi manca ancora un programma serio. ANTONIO INTIGLIETTA

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C’è un fattore originale, tutto italiano, che in un momento di grande crisi come quello attuale distingue ancora di più il nostro Paese dai competitors europei. È la ramificazione di micro e piccole imprese di cui è costituito il nostro sistema economico: una vera e propria peculiarità, che affonda le origini in un’educazione umana che ha saputo valorizzare la persona, con la sua creatività e capacità di realizzare opere originali, belle e utili per la comunità.

Alla base di tutto ciò vi è una cultura del lavoro che antepone la passione per costruire bene le cose (“come Dio comanda”) al tornaconto personale. Un lavoro che riconosce la socialità della propria presenza umana nel mondo. È una “ricchezza” data da più di 3,8 milioni di micro e piccole imprese italiane, che rappresentano il 99,5 per cento di tutto il sistema economico, impiegano oltre 10 milioni di persone e generano 319 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 52,1 per cento del totale italiano (dati Eurostat). 

Oggi in Italia due grandi pilastri del tessuto economico-sociale sono messi a dura prova. Da una parte la famiglia, punto di resistenza sociale, nonché vero welfare capace di condividere fatiche e difficoltà. Dall’altra ci sono migliaia imprenditori che anziché affrontare la crisi in modo cinico scelgono di consolidare le loro aziende, ritenendo sempre i propri collaboratori una ricchezza essenziale. Ogni giorno queste realtà devono fronteggiare un mare in tempesta, agitato prima di tutto dalla contrazione della domanda interna, dalla chiusura del sistema finanziario-bancario, che troppo spesso fa il forte coi deboli e il debole coi forti, e, più in generale, dalla globalizzazione, che, insediatasi nel Paese, lo insidia nella sua “tenuta” commerciale.

La ricerca di una strada per stare davanti a questa complessità, senza rimanerne schiacciati, è un esercizio quotidiano che richiede un grande sforzo. Per gli artigiani, e più in generale per tutti i piccoli imprenditori, la sfida è data dall’innovazione e dall’internazionalizzazione dei propri prodotti, attraverso l’esaltazione della loro unicità ed eccellenza, ma anche evolvendo il modo di presentarli, commercializzarli e comunicarli al mercato. Assieme a questi due fattori è necessario rilanciare la formazione dei giovani in relazione alle arti e ai mestieri a fronte di una grande domanda inevasa di lavoratori specializzati. 

Su questi temi purtroppo si registra una certa indifferenza da parte della politica, che troppo spesso ha gettato occasioni al vento, sprecando risorse per missioni all’estero rivelatesi passeggiate di delegazioni istituzionali, o per politiche a favore delle piccole e medie imprese che rischiano più di pagare strutture e burocrazia piuttosto che rivelarsi quale un vero supporto per gli imprenditori stessi. Al contrario, oggi bisognerebbe concentrare risposte a chi accetta queste sfide. 

Qual è la percezione di chi si candida a governare il Paese? Quali sono i progetti su questi punti? È lecito attendersi proposte puntuali e concrete da parte dei partiti politici? Servono indicazioni chiare sul tema, centrale per la ripresa economica dell’Italia.

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