IDEE/ Così imprese e consumatori possono cambiare l’Europa

- Mauro Artibani

Se si potesse cambiare il mercato unico europeo, spiega MAURO ARTIBANI, tenendo conto dei cambiamenti incorsi a domanda e offerta si potrebbero evitare eccessi di produzione

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L’Ue chiede ai cittadini il parere sull’atto del mercato unico. Prendo la palla al balzo per dire: l’eccesso della capacità di offerta che affranca i consumatori dal bisogno e i redditi, erogati dai produttori a chi lavora per produrre, insufficienti per acquistare quanto prodotto alterano l’efficienza del meccanismo produttivo, impallano il meccanismo dello scambio; nel mercato si svaluta valore, si brucia ricchezza.

Porre all’attenzione dei cittadini europei le ragioni del mercato unico quando questo mal funziona rischia di alterare l’efficacia della proposta. La crisi economica svela fatti nuovi: hanno più bisogno i produttori di vendere che i consumatori di acquistare. Si mostrano convenienze, anch’esse nuove, per attrezzare un mercato efficiente che intermedi tra produttori che fanno domanda di vendere e consumatori che fanno offerta di acquistare, andando ben oltre le inefficaci politiche reflattive utilizzate, per sostenere la domanda e il prezzo delle merci.

Si mostra necessario aggiornare il protocollo che istituisce l’atto del mercato unico europeo per ospitare un’opzione del tutto inedita: la competizione tra nuova/vecchia domanda e nuova/vecchia offerta che sollecita un rinnovato equilibrio nello scambio tra valore e moneta, per generare nuova ricchezza. Risulta così possibile “lavorare, intraprendere e commerciare insieme in modo più adeguato”. Protocollo per un mercato, espressione di un sistema economico/produttivo, che da lineare aperto si è fatto circolare e continuo; che aggiorni i ruoli e valorizzi le risorse a diposizione dei soggetti che lo abitano.

Un protocollo che articoli regole e consenta ai cittadini consumatori europei di organizzare la gestione e il commercio delle risorse impiegate nel quotidiano lavoro di consumo: impresa delegata allo sviluppo di tali risorse per produrre offerta, ristrutturare domanda, ottenere ristoro economico.
Impresa per intercettare i flussi di nuova domanda, individuare i punti di transito, istituire centri di raccordo e gestione del valore delle risorse impiegate.

Due le proposizioni operative.

1) Nuova offerta. Risorse/prodotto, immateriali ed eco-compatibili. Nuovi beni capitali per una nuova produzione: la fiducia dei consumatori che fa acquistare quindi investire, produrre, commerciare; il tempo, quello dell’acquisto oltre il bisogno, sottratto al tempo libero; l’attenzione, necessaria a produttori e commercianti, per intrattenerci; il denaro che acquista l’eccesso produttivo.

2) Investimenti nella gestione della domanda. Un accordo di gestione con i produttori, per smaltire l’eccesso di produzione, prodromo alla crescita dell’economia: Acquistare il surplus dell’offerta alimentare, quello della moda, dell’Information Technology; ogni dove c’è l’eccesso, insomma, smaltire il necessario; destinare il residuo per sfamare/abbigliare/informare/ecc. quel miliardo di poveri nel mondo; più opportunità per tutti; controllo dei flussi migratori; diminuzione della pressione della domanda sul mercato delle merci; gestione dei prezzi.

Tanto si doveva per debito d’ufficio.

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