GEO-FINANZA/ Un nuovo motore (croato) per l’industria italiana

- Carlo Pelanda

Oggi la Croazia entra a far parte dell’Ue e le altre nazioni balcaniche sembrano avviate a rapporti più solidi con l’unione. Un vantaggio, spiega CARLO PELANDA, per l’Italia

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Da oggi la Croazia è parte dell’Ue, 28° membro, mentre le nazioni dell’Eurozona sono 18 dopo l’adesione della Lettonia. La Serbia entrerà nel 2018/19 come, forse, il Montenegro. Bosnia e Kosovo, ancora a rischio di instabilità duratura perché terre contese e divise da conflitti etnico-religiosi, faranno parte del sistema in qualità di associati, comunque un passo in avanti dalla condizione odierna di protettorato di fatto Ue-Nato. Così probabilmente succederà ad Albania e Macedonia con molta popolazione islamica. La Turchia non farà mai parte dell’Ue perché, in essenza, sarebbe la nazione singola più popolosa in prospettiva dell’Ue, con una parte influenzata da varianti islamiche radicali, e ciò viene percepito dalla Germania e da altri come un grave problema di disomogeneità. Ma verrà associata con trattati economici di libero scambio e la procedura formale di adesione all’Ue non verrà interrotta, per mantenere Ankara, membro Nato, agganciata al sistema occidentale, evitandone così suggestioni “neo-ottomane” o la destabilizzazione per conflitto interno.

Mosca non vuole che Ucraina e Georgia, né tantomeno la Bielorussia, entrino nell’Ue sia perché vuole riassorbirle entro i suoi confini, sia perché ha bisogno di un’area “cuscinetto”, di cui sono parte anche Moldavia e Transnistria, tra Ue e Russia stessa per evitare ulteriori frammentazioni della seconda.

La Ue, già dal 2006 quando incluse Bulgaria e Romania, ma segnalando la fine dell’espansione a Est, non ha interesse a sfidare questa strategia russa. Ha, tuttavia, interesse ad associare tale area con trattati economici per stabilizzarla. In generale, si prospetta un’Europa a tre comparti e velocità di integrazione: Eurozona (18 nazioni); Ue (28, proiettate a 30/32); area economica associata a est e verso il Mediterraneo.

L’inclusione di Croazia e, poi, Serbia, serve a stabilizzare definitivamente i Balcani. Non c’è alcun entusiasmo né in Croazia, né nell’Ue per l’inclusione, perché nella seconda si temono altri 5 milioni di “euromeridionali” portatori di problemi “greci” e nella prima si ha paura della “gabbia” che potrebbe deprimere un’economia in difficile sviluppo.

Ma per l’Italia, in particolare per il sistema industriale del Nord-est e adriatico, è un’ottima notizia perché si stabilizza (sul piano bancario, legale, valutario, degli accessi doganali, ecc.) un’area di mercato geograficamente contigua dove aumentare gli affari e prendere posizioni di vantaggio competitivo.

Bentornata Dalmazia, di fatto, sotto la bandiera della Serenissima.

 

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