ALLARME IMPRESE/ La polpetta avvelenata della Cgia di Mestre

- int. Paolo Preti

Per PAOLO PRETI, l’indagine da cui risulta che le imprese italiane dovranno pagare 91 miliardi di euro di tasse in due mesi non tiene conto del fatto che non c’è neppure un’imposta nuova

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Immagini di repertorio (Infophoto)

“La Cgia di Mestre ha servito una polpetta avvelenata, e il problema è che tutti i giornali e le televisioni l’addenteranno voracemente. Se vogliamo fare dell’informazione corretta però non dobbiamo accettare queste polemiche fini a se stesse”. A spiegarlo è il professor Paolo Preti, direttore del master Piccole imprese della Sda Bocconi. L’associazione degli artigiani e piccole imprese ha pubblicato i risultati di un’indagine da cui risulta che tra novembre e dicembre le imprese italiane saranno chiamate a versare 91 miliardi di euro di imposte, per onorare 25 scadenze fiscali.

Che cosa non la convince dell’indagine della Cgia?

Nel caso dell’Irap alcuni giorni fa abbiamo registrato una diminuzione sostanziale dei contributi. E’ esattamente il contrario dell’operazione della Cgia, che ci vuole dire che le tasse sono alte. Ma le tasse erano alte e Renzi con questo annuncio le sta diminuendo: è una differenza non da poco.

E quindi?

Quindi quelle elencate dalla Cgia sono tasse che ci sono sempre state. Non c’è dunque nulla di nuovo ed è una polemica che si poteva fare dieci anni fa, perché probabilmente in un decennio non ne è stata aumentata neanche una. Non dico che avere 25 tasse sia un fatto positivo, ma la polemica della Cgia di Mestre è astorica.

Con questa manovra si poteva fare di più per ridurre le tasse?

Certo, nella vita si può sempre fare di più, ma è importante segnalare anche gli aspetti positivi. Confindustria è uno dei pochi soggetti che hanno valorizzato quanto ha annunciato Renzi. Tutto sommato affermare che il governo ha tolto una certa percentuale di tasse, se tutto poi andrà in porto, è un dato di fatto e non occorre essere dei renziani per dirlo. Uscire due giorni dopo con un comunicato stampa in cui si elenca il numero di tasse e il loro contributo totale, senza che ce ne sia una sola nuova, è solo un modo per fare una polemica fine a se stessa.

L’associazione imprenditoriale di Mestre però non attacca il governo …

Sì, ma dal momento che nell’indagine della Cgia di Mestre non c’è nulla di nuovo, questo comunicato che arriva quattro giorni dopo il Def e che vuole essere ovviamente polemico, finisce per sortire gli effetti opposti.

 

Eppure i tagli alle tasse di Renzi sono una goccia nel mare …

Quando si leggono i giornali, 100 euro in più di tasse sembrano uno sproposito, 100 euro in meno di tasse invece non valgono nulla. E’ una strana idea della matematica. Se vogliamo informare correttamente i cittadini, dobbiamo evitare questa logica per cui 80 euro al mese in più nello stipendio non sono nulla.

 

Che cosa ne pensa del fatto di concentrare 25 scadenze fiscali in due soli mesi?

Anche su questo c’è molto da ridire. La Cgia mette sullo stesso piano le ritenute Irpef dei dipendenti e quelle in capo ai lavoratori autonomi, ma queste imposte non si sommano, perché se uno versa l’una non paga l’altra. Già quindi le scadenze fiscali non sono 25 bensì 24, e se le analizzassimo tutte una a una sono certo del fatto che diventerebbero ancora meno.

 

Quali sono le conseguenze?

Il comunicato della Cgia di Mestre confezionato così diventa una polpetta avvelenata. La si dà in pasto alla gente che è arrabbiata, per aumentare ancora di più il malcontento generale. Tanto è vero che le Regioni si sono subito lamentate per i tagli, affermando che saranno costrette a ridurre la spesa sanitaria e che a pagarne il conto saranno i cittadini. Se però si vuole ridurre la spesa pubblica non ci sono molte alternative. La direzione deve essere chiara e implica anche una scelta puntuale. Bisogna smetterla con la logica Nimby (not in my backyard, non nel mio giardino): tutti vogliono tutto, nessuno è disposto a rinunciare a nulla, e così non andiamo da nessuna parte.

 

Hanno torto i contribuenti a sentirsi tartassati dalla crisi?

No, ma gli italiani hanno imparato che se prima andavano in vacanza un mese, adesso fanno solo 20 giorni e dicono che sono gli effetti della crisi, quando negli Stati Uniti da sempre ci si accontenta di due settimane.

 

(Pietro Vernizzi)





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