IL CASO/ Da Emirates a Volvo, la nuova globalizzazione che aiuta imprese e persone

- Lucia Romeo

LUCIA ROMEO ha assistito a una conferenza dello svedese Fredrick Hären. In questo articolo ci spiega alcune interessanti riflessioni emerse, utili per le imprese e le persone

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Fredrick Hären

“Le grandi idee nascono dalla combinazione di cose che noi conosciamo già. Per cui, più cose vediamo, più aumenta la nostra curiosità in diversi campi, e più viaggiamo ed esploriamo il mondo attorno a noi, maggiori sono le possibilità di combinare questi ‘pezzi’ differenti di ispirazione in una nuova idea. Ma abbiamo anche bisogno di tempo per riflettere. Perché le buone idee arrivano quando ci concediamo il tempo per guardaci dentro”. Ventitré minuti. Tanto è durato lo speech al quale ho assistito di Fredrick Hären, svedese, autore e conferenziere di “Business creativity” che ha già tenuto oltre 1.500 letture, workshop e incontri in più di cinquanta paesi.

Fredrick è anche autore di nove libri, tra i quali “The idea book” che è stato inserito nella classifica dei cento migliori libri di sempre dalla prestigiosa rivista Time. Eppure, in quei 23 minuti, sono emersi spunti illuminanti. Da un lato, il fatto che in un mondo supertecnologico che si muove a velocità elevatissima, l’incontro fisico con le persone rappresenti, ancora oggi un asset fondamentale per la creatività e lo scambio di idee. Per il progresso. Per favorire quel processo interculturale che sarà la chiave per il mondo di domani. Fredrick viaggia per conoscere, per vedere, per ascoltare. E ha rammentato, nel suo intervento, come gli astronauti che vanno nello spazio, una volta stabilizzata la navicella, si soffermino a guardare il nostro pianeta. Dapprima cercando di identificare la propria città, poi il proprio Paese, poi il proprio continente. E da ultimo rimangano affascinati dalla Terra nel suo insieme e, una volta tornati a casa, siano cambiati per sempre. Sono senza confini perché hanno ammirato la bellezza del suo insieme. Dall’altro lato, invece è interessante rilevare come ci siano rarissime occasioni di inventare qualcosa di totalmente nuovo, ma ce ne siano moltissime di associare realtà già esistenti e creare innovazione.

Poi c’é un terzo punto. Si parla molto di globalizzazione. Ci sono slogan come “Think global, act local” che hanno invaso di presentazioni powerpoint tutto il mondo e tutte le aziende. “La globalizzazione – ha detto Hären- in molti casi è solo un claim sotto il quale si nasconde altro. Pensiamo alle aziende automobilistiche tedesche che agiscono come global player, ma sono tenacemente legate alla loro nazionalità. Oppure a McDonald’s che, presente in tutto il mondo, è ancora oggi un’azienda sostanzialmente americana. Il paradigma di oggi è muovere verso una nuova filosofia davvero di globalizzazione. Da ‘Think Global, act local’ a ‘Think Human, Act humane’”. Pensare in modo umano e agire umanamente.

E questo è, assolutamente, in linea con la tendenza del moderno marketing esistenziale che vede al centro l’individuo con il quale le aziende di oggi devono dialogare in un’ottica diversa. Non più consumatori, ma persone. Esseri umani. Un esempio concreto? La compagnia aerea Emirates. È diventata il benchmark del settore. Ha studiato il modo di lavorare di tutti i competitor e ha preso il meglio di ognuno. È andata molto oltre il “There is no better way to fly” di Lufthansa perché ha saputo parlare agli individui. Chi sale a bordo di un aeromobile Emirates viene informato che il personale parla in 14 lingue per consentire a tutti di avere davvero la sensazione di essere a casa. Di poter chiedere qualcosa nella propria lingua, senza l’imbarazzo di non capire cosa viene detto negli annunci o nelle risposte che vengono fornite. La compagnia ha anche lanciato oltre un anno fa un progetto denominato ‘Share a smile’, attraverso 29 video in differenti idiomi, proprio per mettere in contatto culture e linguaggi differenti.

E a proposito di linguaggio, una delle provocazioni più divertenti e stimolanti di Hären è venuta da un dialogo che ha avuto qualche anno fa con l’allora Ceo di Volvo Trucks che gli illustrava come la lingua ufficiale e globale della sua azienda fosse il…’bad english’. Cioè l’inglese parlato dalla comunità non madrelingua (inglesi, americani, scozzesi, ecc.). E la riflessione interessante è che questa comunità oggi è la maggioranza nel mondo: il 96% delle persone che conversano nel mondo parla ‘bad english’ e grazie a questo riesce a dialogare e a comunicare. A scambiare idee, a essere creativa perché, come ricordava all’inizio, “combina” le cose.

Da ultimo mi piace ricordare, tra i tanti spunti che si possono ritrovare anche nei video caricati sul suo sito, quello relativo al tempo per la riflessione. “Negli ultimi 12 mesi – ha detto Hären – ho viaggiato i 30 diversi paesi e in 5 continenti e speso più tempo su un aereo di un pilota di una linea aerea (…), ma mi sono anche concesso 10 settimane su un’isola in Svezia solo per giocare con i miei figli e riflettere sulla vita (…). Sono convinto che le persone che si concedono il tempo per riflettere e riposare, ottengono maggior successo nell’essere creative. Spero che questa osservazione vi faccia considerare se state dedicando abbastanza tempo alla riflessione”. “Meditate gente, meditate”, ci ricordava Renzo Arbore qualche tempo fa in uno spot televisivo.

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