RIPRESA?/ 1. Così l’euro ha distrutto l’industria italiana

- int. Antonio Maria Rinaldi

La produzione industriale italiana è ancora in calo. Ma ciò che dovrebbe preoccuparci di più, spiega ANTONIO MARIA RINALDI, è un altro confronto ben più pesante

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A ottobre la produzione industriale dell’Italia è diminuita del 3% rispetto allo stesso mese del 2013. È quanto risulta dall’ultimo rapporto dell’Istat, secondo cui il dato nei primi dieci mesi del 2014 è calato dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Eppure per le istituzioni europee la priorità resta la riduzione di debito e deficit. Dopo i moniti della Merkel e di Juncker, è arrivato anche quello della Bce, secondo cui “è importante assicurare il pieno rispetto dei requisiti del Patto di stabilità e crescita e della regola del debito per non mettere a repentaglio la sostenibilità delle finanze pubbliche e preservare la fiducia dei mercati”. Abbiamo chiesto un’analisi ad Antonio Maria Rinaldi, professore straordinario di Economia politica e docente di Finanza aziendale.

La produzione industriale è in calo, ma per Juncker e Draghi l’Italia deve ridurre il debito. Qual è la vera priorità?

Seguendo le indicazioni di Juncker e della sua Commissione probabilmente moriremo ma con i conti in ordine. Siccome noi vorremmo non morire, e ci interessa molto meno avere i conti in ordine, abbiamo una visione diversa dalla sua. A preoccupare è qualcosa di più del continuo depauperamento della produzione industriale che ha fatto sì che negli ultimi sette anni quest’ultima sia diminuita di più di un quarto.

Che cosa dovrebbe preoccuparci di più?

Il fatto che la differenza tra la produzione industriale tedesca e quella italiana si sia dilatato di circa il 45% dal momento dell’introduzione della moneta unica. Berlino è il nostro “concorrente” industriale più forte. Il fatto che prima dell’introduzione della moneta unica l’indice della produzione industriale fosse a nostro vantaggio la dice lunga sulla bontà di avere adottato la moneta unica da parte del nostro Paese.

In quale direzione deve andare l’Ue?

L’Europa è al bivio. Da un lato può scegliere di perseguire criteri di convergenza a tutti i costi non tenendo conto delle realtà economiche dei vari paesi. Dall’altro può cercare di andare incontro alle esigenze di ciascun Paese per tirarlo fuori da questa crisi economica devastante. Su un punto però bisogna essere chiari: abbiamo già visto che per sottostare ai criteri dei vincoli di convergenza si uccidono le economie.

Che cosa c’è dietro le ultime esternazioni di Juncker?

Ultimamente il presidente Juncker ha degli atteggiamenti nei confronti di Italia e Francia che sono piuttosto minacciosi. Probabilmente queste sue esternazioni hanno come scopo quello di deviare l’opinione pubblica mondiale dai gravi problemi presenti in Grecia. La politica del’austerità sta generando enormi contestazioni che possono portare al potere fazioni politiche che rivendicano una maggiore autonomia da parte di Atene, con la revisione completa degli accordi sottoscritti a suo tempo per il debito pubblico. Ciò significherebbe non solo un precedente importantissimo con effetti di contagio non indifferenti, ma soprattutto il fatto di creare enorme disagio alle finanze tedesche.

 

Che cosa c’è veramente dietro alla ristrutturazione del debito greco?

Quando è scoppiata la crisi greca, se la situazione fosse stata affrontata immediatamente il danno sarebbe stato circoscritto anche in termini finanziari. Si è voluto invece procrastinare, non si è voluto prendere immediatamente il toro per le corna. La conseguenza è che oggi ci troviamo davanti a una situazione esplosiva che può fare deflagrare l’intera costruzione monetaria europea, con danni incalcolabili nei confronti del sistema finanziario Ue, in particolare di quello tedesco. Ciò può inoltre creare un precedente per cui l’Ue non riesce a contenere situazioni di crisi finanziaria nell’ambito dei suoi paesi e ne va quindi della credibilità dell’intero progetto europeo.

 

Che cosa rischia a questo punto il sistema finanziario tedesco?

L’esposizione del sistema bancario tedesco nei confronti dei titoli greci è molto elevato. Se dovesse cambiare il governo di Atene e andassero al potere forze che desiderano ripudiare gli accordi presi precedentemente, gli svantaggi colpirebbero innanzitutto le banche tedesche. In caso di uno stralcio degli accordi sull’haircut, sarebbe un enorme danno per gli stessi istituti bancari che avevano sottoscritto l’accordo a suo tempo. Se in Grecia dovessero andare al potere forze politiche di questo tipo, la colpa sarebbe del fatto che l’Ue ha continuato a perseguire delle politiche di austerità completamente anacronistiche.

 

(Pietro Vernizzi)

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