RIPRESA?/ 2. La sfida del legno alla politica per uscire dal tunnel della crisi

- Silvia Becciu

Ieri FederlegnoArredo ha diffuso i dati relativi al 2014, insieme alle previsioni per l’anno venturo. Ci sono segnali incoraggianti, ma anche richieste specifiche al Governo

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La lunga marcia di resistenza del settore legno-arredo contro la crisi prosegue. E dà i suoi frutti. I dati resi noti ieri parlano di una situazione che si è riusciti a tamponare per l’anno in corso e di un cauto ottimismo per il 2015. Il fatturato complessivo del settore è calato del 2,7% nel 2014, solo in parte compensato dalla crescita del 2,9% delle esportazioni e dal recupero di spesa stimato per oltre 1,9 miliardi di euro reso possibile dal Bonus Mobili (detrazione del 50% per l’acquisto di mobili) nel biennio 2013-2014. Un numero non da poco, che si traduce in almeno 10.000 persone salvate dalla disoccupazione, e che rende gli operatori del settore cautamente ottimisti per il 2015, anno per il quale il Bonus Mobili è stato di recente confermato dal Governo.

Per capire l’importanza del settore legno-arredo sull’economia nazionale basti ricordare che conta 65.635 imprese, dà lavoro a 363.007 addetti e quest’anno ha fatturato 26,7 miliardi di euro. Il dato che dice invece che non siamo ancora fuori dalla crisi è inequivocabile: nel 2014 le aziende che hanno dovuto chiudere sono 1.600 (2,4%) e gli occupati persi 3.800, soprattutto nei comparti più dipendenti dal mercato nazionale delle costruzioni. Riduzioni che, come tiene a sottolineare Giovanni De Ponti, direttore generale di FederlegnoArredo, avrebbero potuto essere ben più consistenti senza il Bonus Mobili, misura che, inoltre, ha determinato una parte del gettito di tasse nelle casse dello Stato e ha evitato l’onere di cassa integrazione per i disoccupati in più che avrebbero potuto esserci.

E se sorgesse il dubbio che il problema sia nello stato di salute delle imprese del settore, il dato dell’export, in continua crescita può essere utile a dissiparlo. In un anno contraddistinto dagli embarghi a seguito della crisi ucraina, quel +2,9% di esportazioni dice una cosa importante: le imprese del settore non hanno perso di competitività (hanno infatti completamente recuperato il dato dell’export pre-crisi 2007), ma, anzi, hanno saputo ri-orientarsi verso mercati emergenti quando quelli tradizionali dell’eurozona sono crollati, come mette in luce Marco Fortis, vice presidente della Fondazione Edison.

Per il 2015 si prospetta una crescita del fatturato alla produzione dell’1,5% (trainato dalle esportazioni, +5%, con una stabilizzazione del consumo interno apparente a -0,9%), che farebbe vedere “la luce in fondo al tunnel” se, come previsto dalla Legge di stabilità, gli incentivi saranno confermati. Non solo il Bonus Mobili, quindi, che riguarda il mercato interno, ma anche il Piano Made in Italy, che prevede il finanziamento di varie attività a sostegno all’export. Provvedimenti che hanno potuto essere messi in campo grazie a un lavoro comune delle varie associazioni di rappresentanza del settore, quelle sindacali e il governo, perché “insieme si può”, ha detto Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo, che ha voluto soffermarsi su un’altra sfida, quella che riguarda la formazione dei giovani per cui la sua Federazione ha creato il Polo Formativo per il Legno Arredo.

A sostegno del valore competitivo del settore, Fortis ricorda che sono 18 i prodotti del legno-arredo (per un valore di 8,9 miliardi di dollari) per cui l’Italia figura nei primi tre posti al mondo tra i paesi esportatori per saldo commerciale. E se la principale opportunità per le imprese è rappresentata dall’export, oltre ai grandi must di lungo periodo relativi al sistema Paese (riforma della burocrazia, certezza del diritto, costi dell’energia…), i desiderata delle imprese del legno-arredo rivolte al Governo sono: primo, tempi brevi nell’attuazione della misura a sostegno delle esportazioni; secondo, scelta dei settori più virtuosi che esportano, con incentivi agli strumenti che si dimostrano già efficaci (ad esempio le fiere, ma non solo); terzo, fondi per le attività utili a individuare nuove opportunità di business (tra cui l’export manager).

Quindi, solo brutte notizie per il mercato interno? Non proprio se, come precisa Fortis, quel “fatto in Italia” sta acquistando sempre più riconoscimenti al punto che molte produzioni stanno tornando in patria.

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