SPILLO/ Le “balle” di Cgia e Renzi sulle tasse

- int. Paolo Preti

Per PAOLO PRETI, il rapporto della Cgia di Mestre sul tax day è solo un prodotto della cultura del lamento. L’elevata pressione fiscale in Italia è un dato di fatto che esiste da 20 anni

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«L’ultimo rapporto della Cgia di Mestre sul tax day del 16 dicembre è solo l’ennesimo prodotto della cultura del lamento. La pressione fiscale in Italia è molto elevata, ma non è una novità dell’altro ieri bensì un dato di fatto che esiste da 20 anni». Lo afferma il professor Paolo Preti, direttore del master Piccole imprese della Sda Bocconi, dopo che la Cgia di Mestre ha fatto sapere che domani gli italiani pagheranno 44 miliardi di euro tra Imu, Tares e Tari.

Professore, con il tax day del 16 dicembre gli italiani pagheranno 44 miliardi di euro…

E dov’è la novità? L’anno scorso il gettito non era stato inferiore. Non ho elementi per dire che questi calcoli siano o meno veri, ma non vedo dove stia la notizia. Che a dicembre scada la seconda rata di Imu, Tares, Tari e acconti Irpef non avviene solo quest’anno.

Resta il fatto che il carico fiscale è enorme…

Sì, ma non ci vedo una grande novità. Sarebbe una notizia se le tasse fossero aumentate del 20%, come se l’anno scorso avessimo pagato 30 miliardi e quest’anno 44 miliardi. Ma lo sappiamo da almeno 20 anni che la pressione fiscale in Italia è molto elevata. Le rispondo da cittadino che sta pagando Imu, Tares e Tari: l’anno scorso in questi giorni stavo pagando queste stesse tasse. E lo stesso due anni fa e così via. La Cgia di Mestre pubblica una non notizia con il solo obiettivo di finire sui giornali.

Qual è allora la vera notizia secondo lei?

La notizia piuttosto è che se gli italiani pagano 44 miliardi di tasse, in fondo i contribuenti del nostro Paese questi soldi li hanno. E ciò vuol dire che l’Italia è un Paese meno povero di quanto si dica. L’alta pressione fiscale non è una novità, ma il vero dato è che le famiglie italiane hanno questi 44 miliardi, anche se magari avrebbero preferito spenderli per altre cose.

Lei che cosa ne pensa della politica fiscale del governo?

Un po’ come la politica generale del governo Renzi, anche quella fiscale è fatta di grandi annunci e di pochi fatti. Il mio auspicio è che a questi annunci poi seguano i fatti, e se sarà così il mio giudizio sulla politica fiscale di Renzi sarà positivo. Dopo un anno di annunci, adesso aspettiamo che cosa accadrà: se si tramuteranno in realtà avrei più punti a favore che contrari.

Che cosa la convince delle promesse di Renzi sulle politiche fiscali?

Condivido il tentativo di intervenire sulle rendite e nello stesso tempo di liberare il lavoro. Gli 80 euro e lo scudo fiscale vanno nella direzione giusta, che consiste nello scommettere sul lavoro anche a livello fiscale, sia sul versante delle imprese sia sul quello dei lavoratori, lasciando così più soldi in tasca alle persone.

 

Dove andranno trovate le risorse?

Le risorse spese in questo modo saranno poi reperite attraverso la tassa unica sull’abitazione, di cui si è parlato e che pure ancora non si è concretizzata. Quindi un’unica tassa, e non due o tre, sulla seconda casa che rappresenta sostanzialmente una rendita.

 

Secondo lei, si può fare di più in materia fiscale?

Se apriamo il libro dei sogni si possono fare mille cose, mentre restando con i piedi per terra non c’è molto di più da fare. Il mio auspicio è che non si aumenti l’Iva e non si faccia una patrimoniale. Spero che si vadano invece a mettere più soldi in tasca alle persone che lavorano, togliendo pressione fiscale al costo del lavoro e privilegiando nello stesso tempo l’attività delle aziende.

 

(Pietro Vernizzi)

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