PARTITE IVA/ Renzi, Fisco e Inps danno il via alla “stangata di Natale”

Dal primo gennaio la vita per le Partite Iva diventerà più dura, con oneri e tasse destinate ad aumentare in maniera spropositata, come ci spiega GIUSEPPE SABELLA

24.12.2014 - Giuseppe Sabella
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Un Natale difficile per il popolo delle Partite Iva. Di per sé la libera professione è proprio il settore più colpito dalla crisi economica; se poi consideriamo quanto precariato si celi in questo segmento di mercato, ecco che le recenti scelte dell’esecutivo di Matteo Renzi risultano quasi incomprensibili. Di fatto, il Jobs Act non se ne cura, ci pensano Fisco e Inps a ricordarsi di loro, ma per rovinargli le Feste: non sono infatti le tutele a crescere, bensì le tasse. 

Nel 2015 i freelance andranno così incontro a una stangata. La Legge di stabilità rivoluziona il regime dei minimi. Finora, le giovani Partite Iva pagavano il 5% di Irpef, a patto di guadagnare meno di 30 mila euro l’anno. Dal primo gennaio l’aliquota passa al 15%, ma il governo ha introdotto delle soglie differenti a seconda dell’attività svolta. Per pagare il 15%, i commercianti devono incassare meno di 40 mila euro, i giovani professionisti meno di 15 mila. Una cifra, secondo l’osservatorio Adepp, al di sotto del compenso medio (18.640 euro lordi, pari a 723 euro al mese) delle Partite Iva iscritte all’Inps. Confprofessioni Lazio ha calcolato un incremento della tassazione dei giovani professionisti stimata intorno al 500%. L’aliquota passerà dal 5% al 22,48% per l’area tecnica, del 23,77% per l’area economico-sociale, del 24,58% per l’area sanitaria e del 25,11% per l’area giuridica.

Per quanto riguarda i freelance iscritti ad alcune casse professionali, con aliquote che vanno dal 12% al 22%, la mano è stata meno pesante. Gli iscritti all’Inps che rientreranno nel regime dei minimi, vedranno evaporare in tasse il 44% dei loro 15 mila euro. Chi invece ha la colpa di avere una Partita Iva e un emolumento annuo superiore a 15 mila euro, dovrà sopportare una pressione fiscale del 52% nel 2015 e del 56% nel 2018.

La Consulta delle professioni della Cgil ha espresso “profonda delusione per il completo disinteresse che il governo ha dimostrato nei confronti dei professionisti e dei lavoratori free lance. Nulla è previsto, infatti, nel Jobs Act, nulla è stato fatto nella Legge di stabilità per bloccare il dannosissimo aumento dell’aliquota previdenziale in Gestione separata che, in assenza di compensi minimi e obblighi nella ripartizione dei contributi, costringerà tanti alla cessazione dell’attività, specie per la concomitante modifica del regime dei minimi, che triplica l’aliquota per i giovani professionisti e favorisce le Partite Iva fittizie”. 

La stessa Consulta chiede che “le proprie proposte siano accolte all’interno di un provvedimento che dispieghi i suoi effetti prima dell’aumento automatico dell’aliquota previdenziale”. Infine, si chiede anche “l’apertura urgente, nei primi mesi del 2015, di un tavolo di riordino delle norme che regolano l’attività dei professionisti con attenzione particolare a diritti, tutele, sostenibilità presente e futura dell’attività lavorativa e del sistema previdenziale”.

Questo affronto al popolo delle Partite Iva è molto deludente anche in considerazione del fatto che è allo studio dell’esecutivo la riforma della previdenza, che si annuncia inclemente in particolare proprio per le nuove generazioni: i precari oggi, beffati nel presente dall’incertezza del lavoro, lo saranno anche domani, in un futuro in cui rischiano di ritrovarsi senza pensione. È noto quanto i costi sociali delle generazioni più adulte (previdenza e ammortizzatori sociali) siano stati scaricati su quelle più giovani, contando sulla capacità delle famiglie e sui loro risparmi. Anzi, aggiungiamo anche che i giovani hanno anche il conto da pagare, cioè il debito pubblico. 

Tutto ciò ci è stato rinfacciato dai tedeschi nel recente meeting Italian-German high level dialogue, tenutosi a Torino e aperto dai due Presidenti Napolitano e Gauck. Ma sono cose che in Italia sono note, soltanto che sono ignorate, perché questa tipologia di lavoratore gode di pochissima rappresentanza sindacale. Teniamo conto che i pensionati, ad esempio, sono più del 40% degli iscritti al sindacato. Ecco perché, su questo terreno, il sindacato fa battaglia, cosa che non ha mai fatto per i giovani precari, in particolare per il popolo della Partite Iva – al di là della puntuale osservazione della Consulta delle professioni della Cgil.

Intervenuto ieri mattina ai microfoni di Rtl 102.5, Matteo Renzi ha detto che “un intervento correttivo sulle Partite Iva è sacrosanto, e me ne assumo la responsabilità; la Legge di stabilità ha dei limiti e di questo ne sono consapevole io per primo”. Sarà come dice, ma è difficile andare a ristabilire un equilibrio con aumenti di Fisco e Inps di tale portata.

 

In collaborazione con www.think-in.it

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