RIPRESA?/ Pelanda: la fuga dalle borse ci lascia in mano a Draghi

- Carlo Pelanda

Dopo i risultati poco positivi del primo semestre c’è da chiedersi se la ripresa arriverà davvero o se ci si ritroverà ancora in recessione. L’analisi di CARLO PELANDA

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Mario Draghi (Infophoto)

Gli andamenti economici del primo semestre sono stati deludenti: c’è un rischio di recessione o la ripresa sarà più robusta nel secondo semestre? Tale domanda è complicata dalla riduzione dei flussi di capitale globale verso le Borse e i titoli di Stato in euro. Nella seconda metà del 2013 gli investitori internazionali abbandonarono le economie emergenti a favore dell’Eurozona perché la seconda offriva rischio basso (grazie alla garanzia Bce) e rendimenti elevati a causa della sottovalutazione dei beni. Ora i valori si sono riallineati e il mercato cercherà altre opportunità.

Da un lato, il capitale globale non sta lasciando l’Europa. Dall’altro, non sta più affluendo copiosamente e ciò pone un problema, in particolare, all’Italia. Lo spread è sceso e la Borsa si è alzata non per virtù nazionali, ma per i flussi generali detti sopra. Ora che saranno di meno il mercato valuterà se comprare Bot e Btp, nonché titoli azionari, italiani in modo più selettivo. Infatti, lo spread si sta rialzando e la Borsa cresce meno.

Da qui in poi l’economia italiana dovrà dimostrare una sua propria competitività. Ma su questo punto le notizie sono pessime: l’azione stimolativa del governo è poco incisiva, il credito a imprese e famiglie è ancora insufficiente, il cambio dell’euro è de-competitivo. Per accelerare la ripresa ed evitare la ricaduta nella recessione almeno uno di questi tre fattori dovrà migliorare.

Un miglioramento dell’azione economica del governo è da escludere in quanto la sua natura di sinistra gli impedisce di fare l’unica cosa veramente stimolativa: tagliare spesa e tasse. In autunno sarà a regime il programma Bce (Tltro) finalizzato a rendere disponibile, a costo quasi zero, 1 miliardo di euro alla banche alla condizione che queste lo utilizzino per fornire credito e non per altri giri finanziari. L’impatto di questa misura sarà certamente positivo e verso fine anno si farà sentire come miglioramento dell’economia. Sulla discesa dell’euro, pur probabile, ci sono dubbi sulla quantità. Probabilmente sarà insufficiente, perché l’America non vuole rinunciare al comodo dollaro basso che ne pompa l’export a integrazione di una ripresa del mercato interno buona, ma non stellare.

La locomotiva tedesca sarà lenta perché l’inefficienza del modello interno è stata peggiorata dall’aumento di assistenzialismi e l’export, pur robusto, è limitato dalla ripresa lenta della domanda globale, come quello italiano pur molto vivace.

In conclusione, grazie alla Bce e all’export è più probabile la ripresa, ma poca e lenta per la continuazione dell’inefficienza nel nostro mercato interno.

 

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