IL CASO/ “No alla città dei no”, l’industria di Taranto muore aspettando Renzi

- La Redazione

Gli industriali di Taranto sono scesi in piazza per chiedere l’intervento del Governo: la città rischia di perdere imprese e posti di lavoro. Ce ne parla VITO PIEPOLI

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“Oggi non è una bella giornata, è una giornata triste”, l’ha definita così al megafono in strada, il presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo al termine della manifestazione organizzata a inizio agosto nella città pugliese dagli industriali. È stato lanciato un grido di allarme per accendere i riflettori su una crisi che ha portato le loro aziende sul baratro. Duemila presenze tra operai e dirigenti di azienda, 150 autocarri, altri 130 mezzi, 200 circa le aziende rappresentate che hanno sfilato con lo slogan: “No alla città dei no”.

Cesareo ha precisato che non si tratta di uno sciopero: “Questa è la prima manifestazione degli industriali tarantini della provincia ionica che portano in piazza i valori della loro produzione, il capitale umano e le attrezzature. La rappresentanza dei nostri lavoratori è la testimonianza di un problema, di un sentire comune. Sono molti di più, ovviamente, i lavoratori interessati alla nostra crisi, parliamo di oltre 6mila persone. Le criticità della zona industriale di Taranto sono quelle del Paese, parliamo di porto, di Arsenale, di Marina militare, quindi della Difesa, di siderurgia, di raffinazione di greggio, quindi di energia. Per questo noi chiediamo un immediato intervento del Governo. Noi siamo i primi a voler tutelare la vita e la salute, in quanto prima che imprenditori siamo cittadini e genitori, non ci stiamo però al ricatto dell’ambiente. Il governo nazionale ha il dovere di intervenire immediatamente, siamo stufi di pensare che questi grandi temi possano essere affrontati dalla politica locale che ha testimoniato di non essere capace di farlo. Noi non ci arriviamo fino al 15 settembre, data in cui pare sia prevista la visita di Renzi”.

Una coda di oltre tre chilometri di Tir ha bloccato il traffico in entrata nella zona occidentale della città. Imponente è stata la presenza delle forze dell’ordine, visto che la crisi morde e imprenditori e maestranze, insieme per strada, sono esasperati. “Noi quando dobbiamo mangiare?…solo gli operai ci sono in Italia!”; “Qualsiasi sito industriale abbandonato e non riqualificato fa morire la gente, noi vogliamo il risanamento, vogliamo che diventino produttivi per la città e non per altri, e che sia dignitoso per tutti viverci”; “I nostri figli non hanno più futuro”… sono questi gli sfoghi che si sentono.

Una nutrita delegazione di Confindustria ha consegnato un documento per Renzi al Prefetto. Confindustria teme che i tempi siano più ristretti di quelli che servono per lo sblocco delle risorse, le imprese locali che sono ancora rimaste in piedi hanno accumulato un debito complessivo di circa 100 milioni di euro. Ci sono anche gli ambientalisti, qualche decina, in testa al corteo con la loro contromanifestazione pacifica. Ambientalisti e industriali si trovano incredibilmente d’accordo sotto il municipio, chiedendo i primi le dimissioni del sindaco Stefàno. Per i secondi, Angelo Bozzetto di Confindustria Puglia riferisce: “L’amministrazione comunale è il perno dello sviluppo di una città. Oramai sono anni che gli amministratori pubblici hanno dimostrato la loro incapacità di governare la crisi della nostra città. Il presidente Renzi dovrà non dico commissariare ma prendere provvedimenti per un’amministrazione che non decide, anzi quando decide sceglie il peggio. Per noi lo snodo dell’amministrazione comunale è fondamentale per creare benessere, sviluppo e occupazione. È una manifestazione a favore della città, siamo nel baratro tutti quanti e bisogna decidere di uscirne rapidamente approvando tutti quei progetti ecosostenibili. Sono migliaia di posti di lavoro che si possono creare, ma l’amministrazione, la politica dovrà decidere di avviare un processo di sviluppo che oramai è fermo da troppo tempo”.

Tra gli industriali anche il coordinatore provinciale di Forza Italia Renato Perrini e il consigliere comunale Pietro Lospinuso. Quest’ultimo ha ricordato che il momento è delicatissimo e non si può dire no a tutto, lo sviluppo industriale che va sostenuto non può prescindere dal rispetto della vita di lavoratori e cittadini, c’è un’amministrazione comunale che si deve assumere le sue responsabilità e non abdicare alle sue funzioni. Antonio Marinaro, vicepresidente Confindustria e presidente dei costruttori Ance, si è così espresso: “Questa è la seconda giornata per noi negativa, dopo quella di lutto con la morte di tumore del piccolo Lorenzo. Dal 2008 ci sono 4mila dipendenti in meno, 8milioni di lavoratori in meno, 35 milioni di euro di salari in meno per cui l’edilizia è al collasso ed è necessario assolutamente programmare e riavviarla. Siamo in primis tarantini, per cui ci sentiamo di dire che va garantito e tutelato l’ambiente, la salute ma altrettanto va tutelato il diritto al lavoro e al welfare, al benessere economico”.

Michele De Pace, responsabile dei rapporti associativi, ci ha tenuto a dire : “È una manifestazione fatta con i nostri dipendenti, con i nostri più cari collaboratori i quali avvertono chiaramente un clima di tensione, di preoccupazione sociale, per i quali non siamo più in grado di poter garantire i loro stipendi. Tutti hanno il diritto alla vita, noi prima di tutto la difendiamo, abbiamo i figli, ma bisogna anche capire che i processi di ambientalizzazione hanno dei tempi e occorrono delle risorse. La manifestazione serve proprio affinché le istituzioni reperiscano immediatamente le risorse e facciano fronte ai loro impegni. Mi auguro che le cose fatte così in maniera pacifica arrivino al cuore della gente”.

La manifestazione di Confindustria è riuscita. Per la prima volta industriali e maestranze testimoniano insieme una sofferenza trasversale, ma la città stranamente è sembrata non ancora interessata e unita al punto giusto.

 

(Vito Piepoli)

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