EMO MILANO 2015/ Se lo stand della macchina utensile diventa un banco di scuola

- La Redazione

Fra i 150mila visitatori alla fiera globale delle macchine utensili anche molte studenti: lo stand diventa scuola di futuro nella tecnologia e nel lavoro

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Professione cercasi: giovani a Emo Milano 2015

Emo Milano 2015 – la fiera globale delle macchine utensili che si chiude oggi alla piattaforma di Rho con un’affluenza record (150mila visitatori) attorno ai 1.600 stand – è stata affollata anche da giovani studenti, che hanno trovato stimoli non minori di quelli lanciati dai vicini padiglioni dell’Expo 2015. Decine di scolaresche, provenienti da istituti tecnici e licei dedicati di molte città italiane hanno dato una ventata di freschezza a questo già frizzante “luna park della meccanica” .

Le classi in tour sono sempre state inconfondibili nel look rispetto a quello professionale degli imprenditori, manager, esponenti di associazioni e agenzie confluiti a Emo da quasi tutto il mondo (150 paesi). Ma l’atteggiamento attento e la voglia di vedere tutto sono stati gli stessi. Abbiamo seguito il “viaggio in Emo” di una classe di un liceo scientifico-tecnologico di Bolzano. Un diario che non dev’essere risultato troppo dissimile per tutte le altre scolaresche.

Start al Pianeta-giovani: uno stand dove l’accoglienza assegna loro due tutor – quasi coetanee – e un programma dettagliato di presentazioni. Prima dimostrazione ad alto impatto: silenzio e occhi puntati. Un uomo in cravatta e anellino scintillante sul lobo saluta in fretta e comincia subito a illustrare un “tastatore”, uno dei componenti delle macchine di misura, utili a valutare il grado di irregolarità di una superficie fino a numeri infinitesimali come i micron. La presentation vira sulle innovazioni: il vantaggio di avere il “beccuccio”  in ceramica, elogiabile proprio per la sua fragilità, che lo porta a spezzarsi negli urti e a evitare che si rompa il macchinario. Cose letteralmente mai viste: ma si vedono appunto solo all’Emo ed è per questo che una scuola italiana ci viene, non diversamente da un broker internazionale.

Il secondo appuntamento è già pronto: ghisa e fresatrice speciali per un prototipo di motore per auto molto più leggero e funzionale. Stavolta al silenzio subentrano domande incalzanti: anche i tutor non danno l’impressione di essersi troppo abituati all’idea. La visita si conclude davanti a oggetti prodotti da una stampante 3D. Un giovanotto mostra guanti per astronauti, gioielli, modellini di bici e auto, protesi: tutto prodotto da un solo macchinario. La produzione è più celere e precisa, perchè affidata a un solo macchinario e il risparmio è notevole.

La visita è finita: qualcuno avrebbe voglia di proseguirla o ricominciarla. È chiaro se a 16 anni uno non s’è fatto ancora un’idea di futuro – lavoro, impresa, ricerca – Emo è stato un buon posto per farsene una.

(Vicky Bonarelli)

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