FINANZA E POLITICA/ Renzi, l’euro e la gabbia che frena la ripresa

Per CARLO PELANDA, parte dei risparmi dell’Italia depositati nei fondi pensione e nelle assicurazioni andrebbero utilizzati per andare ad alimentare dei fondi di investimento privato

10.03.2016 - int. Carlo Pelanda
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La crescita attesa per l’Italia è pari al +0,1% nel primo trimestre 2016. E’ quanto risulta dalla nota mensile dell’Istat pubblicata mercoledì, mentre la crescita acquisita per l’intero 2016 è dello 0,4%. I quattro trimestri del 2015 avevano registrato una crescita rispettivamente del +0,4%, +0,3%, +0,2% e +0,1%. Come spiega l’Istat, “all’incremento del Pil contribuirebbero positivamente i consumi privati, a fronte di un apporto negativo della domanda estera netta e dei consumi pubblici mentre la dinamica degli investimenti (al lordo delle scorte) risulterebbe sostanzialmente piatta”. Ne abbiamo parlato con Carlo Pelanda, professore di Politica ed Economia internazionale all’Università della Georgia negli Usa.

Che cosa può fare il governo per rivitalizzare la crescita?

Poco, perché molto dipende dal ciclo globale. Un po’ per la gabbia dell’Eurozona, un po’ per alcune timidezza riformiste, i margini di manovra sono limitati. L’unica cosa che possiamo augurarci sono maggiori investimenti esteri in Italia durante l’anno.

Quindi se la crescita non riparte la responsabilità non è del governo Renzi?

C’è sempre un concorso di responsabilità, ma non possiamo dire che c’è una riduzione della crescita soltanto per colpa del governo Renzi. Da un lato non si può imputare al governo Renzi un rallentamento globale della crescita. Dall’altra l’Italia non ha una sovranità economica sufficiente per creare un meccanismo anti-crisi. Questo è un problema che non riguarda il governo Renzi, bensì l’architettura complessiva dell’Eurozona.

Il nostro esecutivo dispone comunque di leve per fare crescere il Pil?

Di fronte a un’ipotesi di rallentamento si possono fare investimenti pubblici in deficit. Inoltre parte degli enormi risparmi dell’Italia depositati nei fondi pensione e nelle assicurazioni andrebbero utilizzati per andare ad alimentare dei fondi di investimento privato, destinati a loro volta a imprese e progetti infrastrutturali. In questo modo è possibile mettere in moto il ciclo degli investimenti privati. L’imposizione fiscale sui profitti dei fondi di investimento è pari al 26%, e questo non è molto incentivante.

In concreto che cosa si può fare?

Il governo italiano deve ricorrere di più al mercato privato, cioè deve permettere che si trasferisca più risparmio a favore di investimenti privati. Questa per l’Italia potrebbe essere un’ottima leva. In Italia c’è tanto risparmio inutilizzato. Un appunto che si può fare al governo è che ha dato priorità a quelle riforme che non producono un impatto immediato sull’economia. La riduzione dell’Irap ha prodotto degli effetti positivi e il Jobs Act non ha certamente provocato un danno. Mancano quelle riforme più incisive per il ciclo economico, cioè quelle che favoriscono più capitale privato per gli investimenti.

Oggi si tiene il consiglio della Bce. Lei che cosa si aspetta?

Se la Bce prolunga il programma di acquisto dei titoli di debito italiani, sicuramente riduce i costi di rifinanziamento del debito stesso e quindi dà ossigeno al bilancio pubblico. In termini di stimolazione della liquidità invece può fare poco.

 

Perché?

Una svalutazione maggiore dell’euro sarebbe utile, ma non sarebbe particolarmente risolutiva. Sicuramente può aiutare, ma non è un aiuto così decisivo come sarebbe nel passato perché ormai l’effetto positivo di un rallentamento della politica monetaria si è già verificato. Non c’è però uno scenario apocalittico, bensì un problema di rallentamento della ripresa globale. L’importante è che non si vada in recessione e che non ci siano delle crisi molto forti. Poi l’intero sistema dovrebbe con il tempo rimbalzare in uno scenario di ripresa lenta.

 

(Pietro Vernizzi)

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