IL CASO/ La polarizzazione che sta cambiando l’Italia

- Massimo Valentini

Nel nostro Paese si è accentuata la polarizzazione tra imprese. Per MASSIMO VALENTINI, tuttavia, si tratta di un fenomeno che ha preso piede anche in diversi ambiti sociali

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Tutti i più autorevoli studi confermano che nel lungo periodo post crisi nella struttura economica del nostro Paese si è accentuato il cosiddetto fenomeno della polarizzazione tra imprese. Dopo aver analizzato i bilanci di un campione di 48 mila imprese, un recente studio di Banca Intesa documenta che la parte migliore delle imprese negli ultimi 8 anni ha registrato incrementi del fatturato del 66% e la parte che va male perdite del fatturato del 54,9%. Il segmento che più ha sofferto la crisi è stato la microimpresa che ha associato alle perdite di fatturato un peggioramento sensibile della gestione finanziaria, mentre emerge una nuova classe di medie imprese con buone performance sia reddituali che di incremento di addetti e consolidamento della struttura patrimoniale. 

Nel caso del sistema delle imprese va adeguatamente compreso e studiato che la differenza competitiva che genera tali risultati è data da elementi che riguardano molto la sfera personale della persona, la sua propensione al cambiamento, all’innovazione, alla collaborazione. Tale fenomeno della polarizzazione non riguarda però solo il sistema delle imprese, ma anche gli altri sistemi della vita sociale. Anche nelle Istituzioni si osservano Amministrazioni Pubbliche nei vari territori che hanno conseguito un forte recupero di efficienza e qualità della propria azione sviluppando sistemi di collaborazione sussidiaria con i soggetti sociali del territorio e con altre amministrazioni pubbliche di pari o diverso livello. Ce ne sono delle altre che invece appaiono ancora bloccate in una visione di rinnovato centralismo che pensa di recuperare efficienza solo attraverso un accentramento dimensionale. 

Lo stesso dicasi delle rappresentanze sociali che anche in questo caso appaiono fortemente polarizzate tra chi sta rinnovando il proprio ruolo affiancandosi alle imprese nel lavoro di continua innovazione che oggi il contesto richiede urgentemente e altre che rimangono bloccate nel sistema consociativo di rapporto con la politica da cui pensa di trarre la propria legittimità. 

Emblematica al riguardo è la vicenda che riguarda il futuro delle Camere di Commercio, che dopo gli interventi governativi che hanno ridotto drasticamente il diritto camerale pagato dalle imprese hanno promosso una razionalizzazione riguardante il numero delle sede camerali che passano da 105 a 60 che è ancora in fase di realizzazione in quanto mancano alcuni decreti attuativi. Senza entrare in questa sede nel merito della vicenda Camere di Commercio, preme qui evidenziare due criticità di fondo riscontrate nella situazione specifica in quanto esplicitano posizioni riscontrabili su altre tematiche. 

Innanzitutto c’è un’impostazione politica che, come si diceva prima, pensa di recuperare risorse solo attraverso un rinnovato centralismo raggiunto attraverso gli accentramenti dimensionali, sottovalutando che oggi qualità ed efficienza vengono create in primo luogo dall’esercizio di responsabilità soggettive locali che si sottopongono costantemente alla valutazione e misurazione di chi ha responsabilità pubbliche. 

Sempre nel caso specifico occorre evidenziare anche un’altra criticità riguardante una parte delle rappresentanze sociali che non esprimendo una credibile progettualità stanno soprattutto cercando di salvaguardare le basi di un sistema consociativo con la politica, sistema che in questi anni è stato uno dei protagonisti dello sperpero impressionante di risorse pubbliche. Solo una matura impostazione sussidiaria che privilegia la qualità creata e certificata dalle responsabilità sia dei soggetti sociali che delle amministrazioni pubbliche periferiche o delle autonomie funzionali può raggiungere l’obiettivo di una qualificazione dei servizi pubblici. 

Il tema della polarizzazione riguarda inoltre anche il conflitto generazionale, in quanto è sotto gli occhi di tutti la resistenza fatta in questi anni da uomini d’impresa o della politica o delle rappresentanze a un rapporto di apertura con le giovani generazioni che sempre portano novità e innovazioni fondamentali per la continuità e lo sviluppo. Tale chiusura ha costituito il motivo di tanti fallimenti e chiusure sia nel sistema delle imprese che del sociale. Così pure la presunzione di alcuni delle giovani generazioni basata sul mito delle nuove tecniche che non sono però in grado di dare un’identità competitiva ha portato e sta portando a tanti insuccessi che potevano essere evitati in un proficuo dialogo intergenerazionale. 

L’identità che oggi una tradizione consegna è una componente fondamentale per porre un’attrattiva interessante sui mercati globali, ma tale identità, che contiene i caratteri di un’idealità di vita, si comunica esclusivamente attraverso il rapporto con un testimone autorevole di tale tradizione che sente il bisogno di un confronto con le nuove istanze e che lancia il giovane nella sua verifica personale che sviluppa tale tradizione. Tale dialogo intergenerazionale è sempre alla base delle nuove presenze sociali che possono resistere nel tempo, come numerosi esempi ampiamente documentano. 

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