GUIDA BFS-PMITUTORING-3/ Bilanci, rating, piani: tutti i “voti” della banca all’impresa

La terza puntata del corso di Educazione al credito promosso da BFS Partner-Pmitutoring.it in partnership con IlSussidiario.net: come la banca valuta l’azienda. di CLAUDIA CERVINI

26.09.2016 - Claudia Cervini
prestito_banca
Mutui bancari

WWW.PMITUTORING.IT: LA NUOVA PIATTAFORMA ONLINE DI MEDIAZIONE CREDITIZIA

Quando ci si presenta a un esame c’è una regola che vige dalla notte dei tempi: per superarlo in tranquillità è bene conoscere gli interessi, la formazione e il modus operandi dell’esaminatore. Un precetto che non vale solo all’università, ma anche – per esempio – in banca.

In un momento in cui per un piccolo imprenditore – nonostante la liquidità in circolazione – non è affatto semplice ottenere un finanziamento, diventa sempre più necessario conoscere le regole del gioco e, in particolare, quelle che è costretto a seguire chi concede i fidi. Ecco le principali: che normalmente l’imprenditore non conosce a fondo, mentre invece sono la “cassetta degli attrezzi” della mediazione creditizia (soprattutto di quella evoluta come quella offerta da www.pmitutoring.it)..

I rating interni. Le banche hanno sistemi sofisticati e condivisi a livello nazionale e internazionale per il calcolo del rischio del credito e quindi per valutare se un’azienda sia solvente e quindi meritoria di ottenere un fido. Tali sistemi permettono la raccolta delle informazioni rilevanti e la loro elaborazione per la formulazione di valutazioni del merito di credito di un soggetto affidato e della rischiosità delle singole operazioni creditizie. Il rischio connesso con un’esposizione è espresso attraverso quattro componenti: probabilità di default, che attiene al debitore; tasso di perdita in caso di default, esposizione al momento del default e scadenza effettiva, che attengono alla singola operazione. Queste informazioni consentono di stabilire i requisiti per l’approvazione dei fidi e di effettuare le analisi di “pricing” e di allocazione del capitale; sono in grado di incorporare informazioni supplementari sui clienti come per esempio il monitoraggio dei conti dei clienti e una conoscenza più approfondita delle garanzie personali e reali. Il giudizio sulla solvibilità viene effettuato sulla base di tre aspetti fondamentali, che hanno però pesi differenti: quantitativi, qualitativi e andamentali.

I bilanci. I rendiconti periodici hanno un ruolo molto importante in questa valutazione operata dalle banche. In linea di massima deve esistere un giusto equilibrio tra risorse finanziarie immesse dall’imprenditore e quelle ricevute dalle banche. Un’impresa solida lavora con adeguati capitali propri e non dipende troppo dalle banche. Il debito, insomma, non deve toccare livelli elevati. Di norma in un’impresa industriale il rapporto tra mezzi propri e debiti bancari dovrebbe attestarsi sui livelli di 1 a 5. Un’azienda sottocapitalizzata è, generalmente, considerata molto rischiosa. Gli interesse bancari, inoltre, devono essere contenuti perché la banca non risulti troppo indebitata ecco perché è consigliato preferire l’utilizzo di debiti a medio-lungo termine, tendenzialmente più convenienti, rispetto a quelli a breve. Infine è bene tenere sotto controllo i crediti commerciali e le rimanenze: un loro incremento è quasi sempre valutato negativamente.

Le strategie. La banca prende seriamente in considerazione anche alcuni aspetti qualitativi: valuta cioè la capacità dell’azienda di adottare scelte strategiche coerenti ponendo attenzione al settore e alla storia dell’azienda, alla governance, alle funzioni di controllo e di gestione, alla pianificazione e all’organizzazione aziendale nel suo complesso.

I trend. Allo stesso modo gli istituti prendono in seria considerazione gli aspetti andamentali o tendenziali del conto economico e della gestione. È quindi bene evitare scoperti di conto per periodi prolungati, utilizzare in modo corretto i fidi, rimborsare puntualmente le rate dei prestiti, evitare sconfinamenti e insoluti di propri clienti.

Requisiti e perizie. Se un imprenditore ha intenzione di avviare un’attività o ampliare quella già esistente inoltrerà una richiesta per un mutuo finalizzato ad acquistare un capannone nell’ottica di avere più spazio, favorire lo sviluppo dell’azienda e aumentarne l’aspetto occupazionale. In questo caso occorre sapere che le condizioni sono diverse da quelle in essere per mutui abitativi sia per quanto riguarda la documentazione sia all’erogazione massima concessa. Se per un mutuo per abitazione si concede dall’80% al 100% dell’immobile, per i mutui per capannoni si otterrà al massimo il 50% del valore di perizia del capannone, che dovrà essere rimborsato in massimo 20 anni. Se si è intenzionati a proseguire nell’operazione oltre a tenere bene a mente gli aspetti quantitativi, qualitativi e andamentali enunciati prima occorrerà presentarsi in banca con la documentazione necessaria tra cui i requisiti per ottenere il mutuo e le perizie effettuate. Sarà poi necessario fornire indicazioni per chiarire all’istituto come ci si regolerà con il Loan to Value (LTV), vale a dire il valore espresso in percentuale che rappresenta il rapporto tra la somma chiesta con il mutuo e il valore dell’immobile posto a garanzia di quest’ultimo.

Garanzie reali o personali. Se invece un imprenditore ha necessità di gestire la propria cassa in maniera più fluida e con capitale continuamente circolante chiederà un’apertura di credito in conto corrente che se da un lato permetterà di far fronte alle temporanee mancanze di cassa dall’altro si sconterà con tassi di interesse piuttosto elevati. La buona notizia è che fra le varie tipologie di finanziamenti a breve termine, quelle maggiormente utilizzate dagli istituti di credito sono proprio le aperture delle linee di credito su conto corrente. In questo caso la banca per concedere il finanziamento chiederà e passerà al setaccio le garanzie offerte che potranno essere reali o personali (in base ai desiderata della banca che variano, per esempio, a seconda delle dimensioni dell’impresa e delle dimensioni del finanziamento). Ma attenzione: la garanzia durerà finché il contratto di apertura di credito e dunque il debito sarà estinto, se la garanzia prestata originariamente al momento della stipula non risultasse più sufficiente, la banca può richiedere ulteriori garanzie o la sostituzione del garante.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori