RIPRESA?/ L’occasione “americana” per le imprese italiane

- Alfonso Ruffo

Vincenzo Boccia è stato ospite d’onore all’annuale Gala della Niaf a Washington. Per le imprese italiane il mercato Usa rappresenta un’importante occasione. ALFONSO RUFFO

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Vincenzo Boccia (Lapresse)

L’occasione era ghiotta e il presidente di Confindustria non se l’è lasciata scappare. A Washington come ospite d’onore all’annuale Gala della Niaf, la più importante organizzazione italo-americana, Vincenzo Boccia ha potuto incontrare presso l’ambasciata italiana l’intera rete consolare negli Stati Uniti per parlare del ruolo fondamentale della diplomazia nell’affermazione del Made in Italy nel mondo.

L’incontro, favorito dall’ambasciatore Armando Varricchio alla presenza del direttore generale del ministero degli Esteri Vincenzo De Luca, è subito scivolato su un binario di apertura e collaborazione perché tutti gli interlocutori hanno avuto abbastanza buon senso per non tentare di vendere l’uno all’altro le mirabolanti attività svolte (di fatto o di fantasia), ma per cercare invece il dialogo e lo scambio di opinioni. Cosa che è riuscita benissimo con soddisfazione generale.

Nonostante l’americano sia un mercato antico e conosciuto promette ancora bene e molto per prodotti di qualità e design come sono quelli italiani. Dunque, c’è uno spazio da occupare. E sarebbe un peccato non tentare di farlo tenendo in debito conto, tra l’altro, il robusto gioco di sponda che possono offrire i nostri connazionali trasferitisi Oltreoceano, dove hanno fatto fortuna diventando di diritto parte non marginale dell’establishment politico, economico e professionale.

Certo, ci sono gli istituti e le agenzie che si occupano professionalmente di questo. E non possiamo dimenticare le Regioni, le Camere di commercio e le Provincie, almeno fino a quando hanno funzionato. Con il risultato, nella generalità dei casi, di suscitare più confusione che affari, nonostante la buona volontà che si è potuta riscontrare più spesso di quanto non si voglia ammettere. Il fatto è che in certe cose occorre meno burocrazia e più feeling. Quello che si è creato nella splendida capitale Usa.

Per fronteggiare un colosso, in tutti i sensi, come quello statunitense occorre esserne all’altezza. All’Italia e a chi a vario titolo la rappresenta, a maggior ragione nel campo dell’impresa, non sfugge che la dimensione del confronto non può essere semplicemente nazionale, ma che occorre giocare a una scala almeno continentale. L’Italia, per la storia dei suoi rapporti, potrebbe rappresentare la piattaforma dell’Europa unita anche considerando l’uscita di scena della Gran Bretagna.

La missione è stata accompagnata anche dal sottosegretario Vincenzo Amendola e il premio internazionale attribuito ogni anno dalla Fondazione è andato al ceo di Leonardo-Finmeccanica Alessandro Profumo per i rapporti tra i due Paesi e il filo degli interessi che si dipana nei settori centrali della difesa, dell’aerospazio e dell’aeronautica. Per agire in una media dimensione bisogna pensare molto in grande, insegnava il presidente americano Donald Trump quand’era ancora solo un tycoon.

Pensare e osare in grande con la consapevolezza di avere i fondamentali a posto per potercela fare. Per poter accogliere o lanciare la sfida di un rapporto diverso, più diretto e immediato. Contando sulla qualità almeno quanto sulla simpatia da trasformare in fattore di seduzione. Bellezza e bontà del prodotto sono caratteristiche che tutti ci riconoscono. Dobbiamo convincercene almeno quanto ne sono convinti gli altri. Trovando la giusta misura, senza strafare né arrendersi alle prime difficoltà.

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