CRISI O RIPRESA?/ Italia, la spinta sprecata dal Governo

Arrivano segnali incoraggianti sulla salute dell’economia europea, e anche italiana, dice UGO BERTONE. Almeno per quelle imprese che sono riuscite a non cedere negli anni più bui

27.03.2017 - Ugo Bertone
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Lapresse

L’ultimo segnale in ordine di tempo è arrivato dai dati Pmi, che indicano l’andamento dell’attività manifatturiera. A marzo il settore privato della zona euro è cresciuto ai massimi da sei anni a marzo per soddisfare una domanda promettente nonostante la risalita dei prezzi. L’indice composito – sintesi di manifattura e servizi – è salito a 56,7 da 56 di febbraio, segnando la lettura più elevata da aprile 2011. Oltre la soglia 50, il Pmi segnala espansione dell’attività. Non è la sola prova della ripresa in atto nell’eurozona, sotto la spinta delle “medicine” di Mario Draghi.  Sui mercati, infatti, l’Europa sta rimontando gli Stati Uniti. Le prime difficoltà di Trump nell’azione di governo hanno rallentato la corsa di Wall Street, dall’altra parte dell’Oceano, invece, l’esito delle elezioni in Olanda ha contribuito alla discesa del rischio politico. Il cambio di tono si concretizza nel forte deflusso di denaro dagli Stati Uniti, -9 miliardi di dollari, la variazione negativa più ampia dallo scorso giugno.

In più, le banche della zona euro hanno approfittato dell’ultima erogazione a basso costo della Bce per riempire i forzieri: i 233 miliardi di euro rilasciati dovrebbero allontanare problemi di liquidità. In particolare per le banche italiane che ne hanno chiesti e ottenuti 54 miliardi. Sottovoce, ma non troppo, il ministro Pier Carlo Padoan può affermare che il quadro macroeconomico italiano “migliorerà in termini di Pil e di inflazione”. Ma non ci sono solo segnali macro a giudicare dal successo della Star Conference che si è tenuta in settimana presso Piazza Affari. 

La Star conference è la passerella delle aziende quotate che s’impegnano a rispettare parametri finanziari più rigorosi di quelli chiesti dalla legge: l’obbligo di pubblicare la trimestrale, più consiglieri indipendenti nel cda e un flottante pari a un terzo del capitale. Una formula che funziona, a giudicare dalle performance: quasi il 30% di guadagno negli ultimi dodici mesi, addirittura il 211% dalla nascita nel 2003 di questo segmento che raccoglie società che capitalizzano tra i 40 milioni e un miliardo di euro per un totale di 38 miliardi circa, per lo più nelle mani di gestori internazionali che controllano il 90% del flottante. In tutto una settantina di società che hanno meritato la visita di 177 investitori, per due terzi stranieri, in arrivo sia dall’Eurozona che dal mondo scandinavo, dagli Usa ai Paesi del Golfo. Sono stati loro i protagonisti dei meeting one-to-one che hanno riempito palazzo Mezzanotte: 2.400 in tutto, forse 2.500. Un record assoluto. 

Ma accanto agli stranieri si rivedono i gestori italiani per merito dei nuovi Pir (i Piani individuali di risparmio) che promettono vantaggi fiscali ai risparmiatori. Tutti a caccia di Star che non mancano, a dimostrazione del lungo lavoro di ristrutturazione compiuto in questi anni dalle aziende che ce l’hanno fatta, quando ce l’hanno fatta. Ultimo esempio Alpitour, superstite del settore turismo e viaggi, spazzato via dalla concorrenza di Internet e dall’emergenza terrorismo che ha investito molte mete tradizionali. Nel suo capitale è appena entrata Tip, il private equity delle medium cap italiane già protagonista di numerose operazioni di successo. Ma l’elenco è lungo. C’è Piaggio che si accinge a lanciare la vespa elettrica nel primo semestre 2018. Per restare all’avanguardia nella tecnologia, Piaggio ha inoltre lanciato un’antenna tecnologica negli Stati Uniti. A Boston, all’interno del Mit, vengono sviluppate idee e prodotti particolarmente innovativi per la mobilità. Ma è anche il caso di Gefran, leader nell’automazione dei processi industriali, che nell’ultimo anno ha messo a segno un guadagno in Borsa superiore al 180%. Eppure, l’azienda bresciana ha rischiato per due volte di finir nella polvere: poco dopo il 2000, sotto la pressione della concorrenza cinese, e più avanti, investita dalla crisi del fotovoltaico. Gefran ce l’ha fatta, un po’ per la rete di collaborazioni internazionali create nel corso degli anni, un po’ con i sacrifici (è stato fatto ricorso alla mobilità). Ancor più impressionante il rally della fiorentina El.En, multinazionale dei laser per uso industriale e medicale: da 9 a 27 euro, sulla scia di una fortunata operazione in Usa, l’acquisto e la valorizzazione di Cynosure. E così via.

Il rilancio dell’economia italiana che ce l’ha fatta poggia su basi solide che hanno retto perfino all’anno perduto dietro il referendum che è costato molto caro alle imprese venete e toscane. Merito anche dell’Europa, come è bene ricordare ai populismi di vario genere che ci assediano. Ma che rimpianto a pensare all’incapacità del governo a tradurre questa spinta in investimenti, invece che in sciocchezze che dovrebbero far vincere le elezioni.

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