ARTIGIANO IN FIERA 2018/ Giulia e quei gioielli fatti a mano che arrivano al cuore con una cartolina

Per Giulia Tamburini il suo mestiere “è nato come un sogno: mi sono laureata in lettere moderne, ma ho sempre avuto una passione per l’artigianato”

04.12.2018 - La Redazione
Un tessuto lavorato da un artigiano

Nella home page del sito di Giulia Tamburini c’è molto del suo stile di orafa artigiana. Un disegno fatto da lei a mano, come i progetti dei suoi gioielli e le cartoline che li accompagnano, che raffigura un’isola con il suo nome e pietre al posto delle località: ossidiana, opale, quarzo; e sotto, nel mare, una balena in perenne movimento. Una fantasiosa isola che non c’era, la raffigurazione colorata di un sogno che si è realizzato. «In effetti il mio mestiere è nato come un sogno – racconta Giulia –, mi sono laureata in lettere moderne, ma ho sempre avuto una passione per l’artigianato, oltre che per le balene».

Così dal 2008 al 2010 segue il corso di oreficeria alla scuola di arti orafe a Firenze, dove si diploma anche in incisione dei metalli e incastonatura. «Firenze è la culla dell’oreficeria classica artigianale italiana – sottolinea -, mentre altri centri importanti come Milano e Valenza oggi sono meno legati alla dimensione artigianale. Così a Firenze trovi ancora artigiani vecchio stampo che altrove si sono persi».

Dopo aver lavorato come orafa per Anaconda Gioielli, dal 2010 è titolare del marchio Giulia Tamburini. «Ho un piccolo laboratorio in cui progetto e realizzo i gioielli – spiega -. Seguo personalmente l’intero spettro della produzione, dalla progettazione alla realizzazione manuale».

Una scelta controcorrente, in un periodo nel quale il gioiello è sempre più tecnologico e industriale. «La maggior parte è disegnata con il Cad (Computer aided design, ndr) – sottolinea – e per la produzione sono sempre più utilizzate le stampanti 3D. In questo modo non serve un orafo, basta un designer».

Perché allora Giulia e pochi altri orafi si ostinano a fare tutto a mano? «Perché c’è differenza tra un gioiello progettato con il Cad e realizzato da una macchina, e uno disegnato e fatto a mano al banchino per orafo – ribatte –: il primo non ha un’impronta manuale, è più preciso, ma più asettico e industriale, lo si vede immediatamente. Un gioiello fatto a mano ha la sua storia che si percepisce, è un oggetto vivo che esprime tutta la forza di una creazione artigianale. Con un gioiello che si indossa si crea un rapporto personale, un legame affettivo; per questo vale la pena farli manualmente, anche se è più lungo e costoso».

Dalla consapevolezza di questa differenza è nato il progetto di Giulia: «Rispettando le tradizioni studiate a Firenze realizzo i gioielli completamente a mano, riponendo la massima attenzione nella precisione tecnica e nella scelta dei materiali, e facendo ricerca sulle tecniche più innovative e sperimentali». Sono rimasti in pochi a lavorare così: «È un peccato, si perdono tecniche che permettono quella personalizzazione molto richiesta che le grandi aziende non sono in grado di fornire» dice Giulia, che invece abbina ai suoi gioielli cartoline disegnate da lei che li raccontano: perla, stella, collana scaccialacrime…

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