PREMIO ALAMO/ C’è qualcosa che può tenere insieme scarti organici, batteri e lampadine?

Oggi a Milano verranno premiate tre iniziative nel campo dell’energia, dell’alimentare e del fai-da-te. “Il nostro compito – dice il presidente MARIO SAPORITI – è accompagnarli”

19.02.2018 - int. Mario Saporiti
giovane_pc_telefono_pixabay
Pixabay

C’è qualcosa che può tenere insieme scarti organici, batteri e lampadine? Si può realizzare un dispositivo elettromeccanico in grado di produrre, selezionare e spillare la passata di pomodoro? Falegnami, piccoli manutentori e appassionati di fai-da-te possono condividere strumenti e spazi di lavoro? Queste tre domande, all’apparenza slegate tra loro, in realtà sono tenute insieme da un filo rosso: sono tre idee che possono diventare un’impresa.

Possibile che, per quanto possano apparire progetti bizzarri o geniali (ma un imprenditore ha sempre una buona dose di sana bizzarria o di spiccata genialità, ingredienti indispensabili per dare risposte nuove a nuovi bisogni dei consumatori), esista in Italia un luogo che si prende cura della loro fattibilità, intesa innanzitutto come capacità manifatturiera, manuale? Questa casa per valutare la validità, sostenibilità e possibilità di riuscita di un progetto si trova a Milano. È la Fondazione Alamo, la cui mission, dal 2016, è proprio quella di aiutare le persone a verificare, comprendere meglio e pianificare il proprio modello di business, identificando risorse necessarie, processi produttivi e dinamiche commerciali.

Proprio oggi a Milano, presso la sede di The Talent Garden, dalle 16.30 alle 19 le tre idee di cui si parlava all’inizio riceveranno il Premio Alamo: si tratta di Solution (progetto di start up ideata da due laureati a Trento e Milano e da uno studente trentino per la produzione di energia elettrica a impatto ambientale zero, sfruttando l’attività metabolica dei batteri), Ta Tomato (a ideare il dispositivo per semplificare il processo di produzione della passata di pomodoro sono stati tre giovani ingegneri calabresi) e MiGarage (un’alternativa, pensata da due giovani milanesi, per chi ama il fai-da-te, avendo a disposizione una postazione di lavoro professionale, lavorando in orari flessibili e in spazi dedicati, condividendo i propri progetti con altri artigiani).

“Con il Premio Alamo – racconta il presidente di Fondazione Alamo, Mario Saporiti – in meno di un anno abbiamo valutato più di 40 candidature. Dopo un attento esame da parte del Comitato di valutazione siamo arrivati a una prima scrematura, poi abbiamo selezionato i sette progetti finalisti. A quel punto, dopo un secondo giro di valutazione da parte del Comitato del premio, formato da docenti universitari e manager professionisti, abbiamo scelto le tre idee che verranno premiate oggi”.

Fondazione Alamo, i cui 15 soci sono tutti imprenditori e manager ancora in piena attività, dispone infatti di un fondo di gestione, che può essere utilizzato “per aiutare persone che vogliono costruire qualcosa: un prodotto, un’idea, un servizio. Persone che si trovano a un bivio: capire se la loro intuizione è fattibile oppure è destinata a restare un sogno nel cassetto”. La Fondazione non è una società di venture capital né un ente finanziatore di start up, non si rivolge a target particolari e non privilegia esclusivamente le idee imprenditoriali legate all’innovazione digitale. Piuttosto si propone come servizio di tutoraggio, per accompagnare e indirizzare al meglio chi vuole fare qualcosa legato al manifatturiero.

E chi è interessato a proporre la fattibilità di un’idea imprenditoriale che cosa deve fare? “La prima modalità – risponde Saporiti – è proporre il proprio progetto scrivendo a ‘La tua idea’: una casella mail sempre aperta, dove è possibile compilare un form con campi obbligatori, in cui chi si candida descrive la propria idea imprenditoriale. In un anno abbiamo già valutato più di 60 progetti. Quando ci sono i presupposti viene fornito anche un sostegno economico, la cui modalità viene valutata caso per caso. Il passo successivo, poi, è trovarsi insieme per redigere il business plan”.

Finora Fondazione Alamo ha “aiutato” o sta aiutando una decina di start up e per i dieci progetti finalisti del Premio Alamo si può aprire la possibilità di un incontro e di una verifica di fattibilità.

Ora, dopo un anno e mezzo di attività, Fondazione Alamo – che ha da poco siglato un accordo di collaborazione con Fondazione Welfare Ambrosiano per il sostegno alla neo-imprenditorialità nel territorio milanese (FWA metterà a disposizione la sua rete di mentor) – è pronta a rilanciare: “In questo 2018 – spiega Saporiti –, oltre ovviamente a tenere sempre aperta la mail ‘La tua idea’, abbiamo intenzione di riproporre il premio, rivolto a candidature di idee imprenditoriali nuove, pensate da giovani tra i 18 e i 35 anni. Il bando dovrebbe partire a fine maggio-metà giugno. In secondo luogo, vorremmo mettere a concorso, attraverso un piccolo fondo ad hoc, borse di studio per master di specializzazione o dottorati post-laurea. Infine, intendiamo lanciare una piccola campagna per sollecitare a partecipare al Fondo di gestione della Fondazione attraverso l’erogazione di contributi liberali per poter svolgere al meglio il lavoro di accompagnamento delle giovani start up”.

(Marco Biscella)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori