IL CASO/ I “segreti” dell’innovazione sul lavoro e nelle imprese

Alcuni giorni fa, in un workshop, è stato messo a fuoco un punto fondamentale per riuscire a creare innovazione sul lavoro e nelle aziende. Ne parla GIULIANO GESSI

22.02.2018 - La Redazione
lavoro_giovane_scaffale_lapresse
Lavorare di notte fa male alla salute?

Alcuni giorni fa, in un luogo simbolo della tecnologia e della ricerca italiana, quale è il Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso, ben visibile a chi percorre l’autostrada Milano-Bergamo, si è svolto il workshop “Innovazione: chiave per lo sviluppo e la crescita del lavoro”, promosso da vari soggetti interessati alla comprensione del rapporto tra tecnologie e lavoro, quali, tra gli altri, l’Università degli Studi di Bergamo, la Fondazione per la Sussidiarietà e Retemanager. L’esperienza dei tre relatori, Roberto Vavassori (direttore sviluppo Brembo), Alberto Daprà (ex manager TXT e ora Università Bicocca) e Romano Ambrogi (presidente Aldai), è stata “interrogata” dal moderatore Tommaso Minola, professore dell’Università degli Studi di Bergamo, per far emergere le caratteristiche essenziali del fenomeno innovazione, le sue conseguenze e i suoi impatti sul mondo del lavoro, nonché le sue condizioni di sviluppo. Il workshop si è dunque realizzato seguendo il percorso di storie concrete di persone – che hanno operato in grandi e affermate multinazionali (Brembo), che all’inizio hanno dovuto faticare e non poco per far riconoscere la propria diversità e peculiarità, così come nell’ambito di medie imprese tecnologiche (TXT) sempre alla ricerca di rinnovamento delle intuizioni iniziali e anche all’interno dell’associazionismo sindacale (Aldai) nel tentativo di avviare modalità più attente e rispondenti alla grave crisi della categoria dirigenziale lombarda – e con riferimenti continui al mondo delle grandi e nuove imprese tecnologiche, dei loro leader e della ricerca scientifica di management.

Molto in sintesi si può affermare che l’innovazione è un fenomeno che tocca da vicino e in positivo – nonostante una diffusa e spesso poco motivata visione “apocalittica” del suo impatto sul lavoro – l’esperienza concreta delle persone, sia come utilizzatori che come lavoratori. È l’innovazione che permette alle imprese di prosperare, è l’innovazione che permette alle comunità locali e nazionali di creare sviluppo e benessere, è l’innovazione che consente, grazie ora alla digitalizzazione e ai “big data” disponibili, di individuare soluzioni e/o correzioni di processo prima impensabili. Se dunque l’innovazione è tanto fondamentale, quali ne sono le condizioni di sviluppo?

L’innovazione vede al suo centro la persona, è “qualcosa che riguarda le persone”, secondo l’affermazione di Steve Jobs “Innovation has nothing to do with how many R&D dollars you have. it’s about people, how you’re led, and how much you get it”, e dunque nasce e si sviluppa se ci sono persone “vive” che di fronte ai problemi e alle difficoltà non si abbattono (resilienza), anzi ne prendono spunto per trovare nuove soluzioni o risposte a nuove esigenze. Ma anche qui, e al contrario di una certa immagine romantica che vede l’invenzione o l’innovazione frutto esclusivo del genio individuale, esaminando bene le storie, ci si può accorgere che anche altri soggetti entrano e collaborano per tradurre l’idea in esperienza realmente fruibile sul piano sociale (Peter Drucker). La persona che genera l’innovazione è pertanto tutto il contrario di una monade isolata, anzi vive e si alimenta in un tessuto di relazioni, aperture e “contaminazione” con altri soggetti, tanto che si può arrivare ad affermare che questa persona generatrice di innovazione è quella aperta all’altro e che vive in un “team” di relazioni.

Questa centralità della persona nelle sue relazioni come soggetto creativo di innovazione conduce subito al tema del contesto organizzativo, che come tale può o favorire il processo stesso di generazione innovativa o frenarlo o persino soffocarlo del tutto. Le organizzazioni interessate dunque a cogliere i vantaggi competitivi esponenziali dell’innovazione dovranno prestare la massima attenzione a creare ambienti di lavoro in cui l’apertura mentale, la tolleranza dell’errore, l’iniziativa e la libertà di azione siano salvaguardate, anche superando i tradizionali sistemi gerarchici e di controllo. Sembra paradossale, ma il grande ordine-“cosmo” che vediamo prodursi in ogni ambito della vita e del business grazie alle innovazioni tecnologiche è il frutto della libertà e della fiducia data al fattore umano.

Infine non si può tacere, come incubatore del processo di innovazione, il fecondo rapporto, almeno a livello potenziale, tra impresa, ricerca e mondo accademico, oggi ancora purtroppo non molto perseguito a livello di “sistema Italia” complessivo per il permanere di residui e reciproci pregiudizi tra i soggetti istituzionali interessati.

L’ultimo atteso incontro del ciclo si terrà a Milano, mercoledì 7 marzo, alle ore 18, presso l’Auditorium del Centro Culturale di Milano in Largo Corsia dei Servi 4, sul tema “Valore per l’impresa, bene comune e responsabilità sociale” che vedrà coinvolti: Francesca Manili Pessina, Executive Vice President Human Resources et Facility Management Sky Italia, Raoul Romoli Venturi, Direttore Comunicazione e Pubbliche Relazioni di Ferrero Italia e Ferdinando Uliano, Segretario Nazionale Fim-Cisl, Responsabile settore Automotive e Politiche Industriali, in un dialogo moderato da Alberto Sportoletti, Presidente Retemanager e AD Sernet SpA. 

(Giuliano Gessi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori