SPILLO/ 2. L’investimento di Grimaldi e lo sciopero sospetto al Porto di Salerno

- Zaccheo

Grimaldi ha annunciato un forte investimento nelle attività al Porto di Salerno. E poco dopo è stato proclamato uno sciopero di 5 giorni dalla Fai. Un’agitazione sospetta, spiega ZACCHEO

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(LaPresse)

Delitto e castigo. Grimaldi Group annuncia un forte, nuovo investimento sulle proprie attività marittime basate nel Porto di Salerno e la Fai – Federazione autotrasportatori italiani – pochi giorni dopo proclama cinque giorni di “sciopero” (anche se quando un’astensione dal lavoro viene indetta da un’associazione di imprese si dovrebbe chiamare, piuttosto, “serrata”) proprio al Porto di Salerno. Una coincidenza? Tutt’altro, secondo l’esposto – un atto formale, non un comunicato stampa – inviato da Grimaldi Group all’Antitrust, al ministero dei Trasporti e per conoscenza alla Regione Campania e all’Autorità di Sistema Portuale del Mare Tirreno Centrale.

Nell’esposto, Grimaldi rileva, all’origine di questa decisione della Fai, alcuni “gravissimi fatti” che considera anticoncorrenziali ai propri danni. Ai danni, cioè, di un gruppo che impiega 13 mila dipendenti nel mondo, di cui 5000 in Italia, su 120 navi ed è leader nel trasporto internazionale di autoveicoli oltre a essere entrato con decisione e ottimi risultati commerciali, da un paio d’anni, anche nei traghetti per le grandi isole del Tirreno. Grimaldi scrive che quei cinque giorni di serrata deriverebbero “dall’attuazione di condotte palesemente riconducibili ad un disegno concorrenziale imputabile a Compagnia italiana di navigazione (Cin)”. Cioè all’armatore Vincenzo Onorato, padrone di Moby Lines e della Tirrenia, l’ex “Alitalia del mare”, rilevata dopo anni di commissariamento e finora pagata per una parte minoritaria del prezzo pattuito. “Ci si riferisce al fatto – scrive Grimaldi nell’esposto – che la Fai, presieduta da Fabrizio Palenzona (membro del consiglio d’amministrazione di Cin) ha recentemente proclamato uno sciopero (in realtà una vera e propria serrata) di 5 giorni a partire dal 21 giugno presso il porto di Salerno, invocando quale pretesto la congestione del traffico dello stesso Porto. Tale iniziativa è avvenuta nel momento esatto in cui Cin ha avviato le due nuove linee Napoli-Catania e Napoli-Malta, una delle quali in diretta concorrenza con la linea per Catania che la Grimaldi opera da Salerno”.

In sostanza: Grimaldi non usa il porto di Napoli, ancor più congestionato di quello di Salerno (basta rileggersi l’incipit di “Gomorra” per capire cos’è oggi, purtroppo, lo scalo napoletano) e ha appunto optato da anni per quello che, 50 chilometri più a Sud, funziona decisamente meglio, e ha infatti assorbito moltissimi traffici; mentre Cin opera ancora da Napoli. E l’accusa di comportamento anticoncorrenziale dei Grimaldi a Onorato ricollega la protesta della Fai al potere di Palenzona, amico e consigliere d’amministrazione di Onorato, che è stato per 16 anni presidente nazionale della Fai (formalmente oggi non lo è), vi ha “insediato” poi il suo amico Paolo Uggè, ex sottosegretario ai trasporti del governo Berlusconi, e ha il suo braccio destro Roberto Mercuri al vertice della cooperative Fai Service (emanazione indiretta della Fai). Un’accusa pesantissima, che si iscrive nella polemica incessante scatenata da Onorato contro il gruppo Grimaldi un paio d’anni fa, cioè subito dopo la decisione di quest’ultimo di avviare le attività nel Tirreno, in concorrenza appunto con Onorato.

La replica della Fai regionale, nella persona del segretario Angelo Punzi, è stata puntuta: sostiene che al porto di Salerno “le condizioni di viabilità non sono idonee a garantire la sicurezza del personale viaggiante; il parcheggio selvaggio lungo la tangenziale interna al porto ostacola il normale flusso dei mezzi pesanti, sia in entrata che in uscita; la lentezza delle operazioni terminalistiche relative all’import e all’export rendono impossibile il rispetto delle norme europee”, eccetera. La Fai naturalmente sottolinea che Palenzona non è più formalmente il capo della Fai, e in questo ha ragione, sorvolando sul fatto che però comanda ancora lui…

Cos’accadrà? Onorato non è nuovo a comportamenti anticoncorrenziali. S’è già beccato, due mesi fa, un’ammenda da 29 milioni di euro per aver “abusato della propria posizione dominante in tre direttrici di trasporto marittimo di merci tra la Sardegna e l’Italia continentale in violazione dell’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Ue” perché “l’Autorità ha accertato che Moby e Cin hanno posto in essere una composita e aggressiva condotta anticoncorrenziale volta a ostacolare la crescita dei propri concorrenti”. Si è anche beccato una gragnuola di polemiche contro la sua campagna sull’italianità dei propri equipaggi, che rasenta la xenofobia, e che l’armatore conduce a suon di paginate pubblicitarie per porsi come il paladino dei lavoratori marittimi e attaccare per converso gli operatori internazionali come Grimaldi che si possono avvalere delle regole del Registro internazionale che autorizzano l’impiego di personale extracomunitario a bordo nelle tratte che toccano porti stranieri. Ha finanziato la fondazione Open di Matteo Renzi e ha partecipato a sei Leopolde per ottenere dal governo dell’ex segretario Pd un decreto, effettivamente promulgato e oggi fermo al vaglio europeo, per condizionare gli sgravi fiscali di cui godono gli armatori all’impiego esclusivo di personale navigante europeo a maggior costo del lavoro, poi caduto Renzi ha flirtato con Berlusconi e con Grillo. Nel frattempo il suo gruppo, che fattura un sesto di Grimaldi e ha chiuso l’anno in lieve attivo solo grazie ad alcune poste straordinarie di bilancio, ha dovuto rinegoziare il debito con le banche, principalmente Unicredit, dove Palenzona era potentissimo fino a pochi mesi fa…

Però Onorato è un irriducibile. Applica la sua tenacia agonistica, messa in campo ad altissimo livello nella vela, anche al business. È furbo e dialetticamente ferrato. Certamente non mollerà. La sua è una battaglia personale sicuramente comprensibile in sé, ma non per questo giusta, soprattutto perché l’ha impacchettata in una questione di principio. Cavalca interessi generali veri o anche presunti per fare i propri. Un vecchio “format” della commistione italica tra business e politica. Uno spettacolo stantio, che però sicuramente genererà nuovi sequel…

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