PREMIO ALAMO/ Trasformare le idee degli under 35 in imprese: al via la seconda edizione

- int. Mario Saporiti

“Fondazione Alamo sostiene le iniziative imprenditoriali dei giovani nel campo della manifattura e dei servizi”, dice il presidente MARIO SAPORITI. Contest aperto fino al 31 ottobre

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(LaPresse)

Un popolo di santi, eroi, navigatori e… potenziali imprenditori. Nel cassetto di molti giovani riposano idee d’impresa che fanno fatica – vuoi per mancanza di competenze e know how manageriali, vuoi per penuria di fondi – a vedere la luce. Ma per chi non vuole arrendersi c’è una nuova possibilità. A offrirla è il “Premio Alamo”, giunto alla sua seconda edizione, indetto – con scadenza al 31 ottobre 2018 – dalla Fondazione Alamo (www.fondazionealamo.it), costituita nel 2016 a Milano da un gruppo di amici imprenditori che persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico incoraggiando, sostenendo e realizzando iniziative imprenditoriali.

Il contest Premio Alamo si rivolge a giovani tra i 18 e i 35 anni di età che vogliano sviluppare un’impresa in ambito manifatturiero e fornitura di servizi, in linea con la mission della Fondazione (non si accettano, infatti, progetti strettamente legati all’ambito digitale, come app o software, perché già presidiati da numerosi bandi e premi) ed è finalizzato alla premiazione di tre progetti imprenditoriali, selezionati da un Comitato di valutazione dopo attenta analisi. I primi tre classificati ricevono 10mila, 6mila e 3mila euro, e qualora fosse richiesto dai partecipanti, c’è anche la possibilità di seguire un percorso di accompagnamento all’avvio del progetto. Per partecipare basta inviare sul sito della Fondazione, nella sezione Premio Alamo, dopo aver letto e sottoscritto il Regolamento e il modulo di adesione, il proprio progetto a info@fondazionealamo.it.

“Nella prima edizione del 2017 – spiega Mario Saporiti, presidente della Fondazione Alamo – abbiamo ricevuto numerosi progetti, anche molto diversi tra loro, che spaziavano da soluzioni innovative per problematiche quotidiane ad attività di servizi per la persona, o ancora, alla possibilità di trasformare un lavoro artigianale autonomo in una vera propria impresa, mettendo in connessione persone con differenti competenze. Il Comitato di valutazione, a cui appartengono docenti universitari e manager professionisti, lavorando in autonomia rispetto alla Fondazione, ha assegnato il premio a tre progetti molto diversi tra loro, ma che ben rappresentano il campo di interesse in cui si muove la Fondazione: Solution, volta a fornire alternative interessanti nel settore energetico; Ta Tomato, uno strumento di lavoro innovativo che affonda le sue radici nella tradizione culinaria italiana; MI Garage, un’idea che mette insieme servizi alla persona e valorizzazione dell’attività manuale e artigianale. L’evento di premiazione si è tenuto al Talent Garden di via Calabiana a Milano, il 19 febbraio 2018. E nel corso dei mesi successivi siamo rimasti in contatto con i vincitori, fornendo loro appoggio e soluzioni a problematiche che man mano si presentavano. Non solo: la Fondazione ha incontrato e aiutato successivamente anche alcuni altri candidati al Premio, non tra i vincitori, ma che hanno desiderato chiedere ugualmente un accompagnamento per lo sviluppo della loro idea”.

E con questa seconda edizione quale obiettivo si prefigge la Fondazione? “Ci siamo accorti – risponde Saporiti – che la modalità del contest è sicuramente efficace e raggiunge un maggior numero di giovani imprenditori, grazie alla campagna promozionale e alla comunicazione dell’evento. Se l’anno scorso abbiamo iniziato a farci conoscere, quest’anno ci auguriamo di poter raggiungere il maggior numero possibile di under 35 che hanno una valida e sostenibile idea da raccontarci”.

La Fondazione Alamo, infatti, con l’intento di aiutare le persone a valutare e a pianificare al meglio il loro modello di business, identificando le risorse necessarie e definendo il più efficace processo produttivo e commerciale, mira a favorire il pieno sviluppo della persona, nel suo itinerario formativo di presenza e di espressione nel lavoro, nella società e nel sistema economico, delle piccole e medie imprese, sia profit che non profit, e in genere di qualunque soggetto in azione che valorizzi i giovani, il lavoro, l’inventiva.

Per richiedere un aiuto alla Fondazione Alamo, è necessario inviare – tramite la sezione “la tua idea” presente sul sito istituzionale – il proprio progetto imprenditoriale, compilando un modulo apposito. Se ci sono i presupposti e se la Fondazione ritiene l’idea valutabile e interessante, viene contattato il referente del progetto e si fissa un primo appuntamento.

“Le persone che arrivano da noi – aggiunge Saporiti – nella maggioranza dei casi non necessitano solo di un aiuto economico. Spesso arrivano con un’idea appena abbozzata, o nei casi più evoluti, con un business plan già individuato, ma in base alla nostra esperienza l’esigenza comune è poter essere accompagnati verso l’obiettivo imprenditoriale. Nella maggioranza dei casi i progetti presentati nascono da una passione personale più che dalla possibilità di business. E la Fondazione ha in mente la persona più che il progetto in sé. La domanda che ci viene rivolta più spesso è: perché lo fate? E c’è un’iniziale incredulità rispetto al fatto che possa essere un’iniziativa gratuita e senza secondi fini. Ma a questo, più che le parole, poi rispondono i fatti”.

La conferma a questa posizione, appassionata e gratuita, arriva dal bilancio dei primi due anni di attività. “Oltre alle idee del Premio Alamo – conclude Saporiti -, sono arrivati nel nostro sito altri 65 progetti, tramite la sezione “la tua idea”. Quando ci arriva un progetto viene valutato e, se possibile e opportuno, si fissa un primo appuntamento di conoscenza e approfondimento per capire le necessità ed eventualmente i passi successivi da fare. Si offre, quindi, un vero e proprio tutoraggio e quando ci sono i presupposti viene dato anche un sostegno economico, la cui modalità viene valutata caso per caso. È stato, e continua a essere, un lavoro interessante, a partire proprio dalle persone che si incontrano: un bel ventaglio di esperienze, di passioni e di competenze, di voglia di mettersi in gioco o, in alcuni casi, di desiderio di ricominciare”.

(Marco Biscella)

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