IMPRESE, AIUTI DA RESTITUIRE/ Dal Governo una spinta al Paese verso la chiusura

- Sergio Luciano

Il Presidente di Confindustria segnala un grosso problema riguardante gli aiuti alle imprese su cui il Governo ha taciuto

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Carlo Bonomi (Confindustria) con il Premier Giuseppe Conte - LaPresse 2020

Ma cosa vorrà mai questo Bonomi, il Presidente della Confindustria, da quei brav’uomini del nostro Governo? Sentite qua: “A giugno è stata fatta una circolare, tenuta in un cassetto, e pubblicata alla chetichella due giorni fa sul sito del ministero politiche Comunitarie”: fa scattare un tetto di “massimo 800mila euro per gruppo di impresa e non per singole imprese” sugli aiuti percepibili dal Governo. Il che significa che molte aziende dovranno dare indietro buona parte dei sussidi intascati.

Ebbene, che c’è di strano? Un Governo alla chetichella, si comporta alla chetichella. Tutto torna, non lo sapeva Bonomi? Certo, non torna l’etimologia: “chetichella” è un toscanismo che indica il comportamento di chi è “cheto”, quieto, taciturno, incline a non farsi notare. Tutto il contrario di quest’esecutivo ipercomunicatore. Ma ecco: di fronte ai guai seri che non ha mai avuto il coraggio di denunciare, il Governo rivela la sua natura laconica. Il Governo non ha soldi. Non ha soldi. Non ha soldi. È gravissimo, certo: ma non è colpa sua. Sua è la colpa di non volerlo ammettere davanti ai cittadini per non dover poi fare le scelte conseguenti, chiedere il Mes innanzitutto. E, insieme, il Governo non ha competenze: probabilmente la legge generale europea che fissa il tetto di 800 mila euro per i sussidi erogabili ai gruppi industriali che si possono considerare leciti e non incorrono nei divieti contro gli aiuti di Stato era ignota ai più. Come ignoto doveva essere che quegli aiuti speciali non erano stati sottratti, dalle norme europee, alle regole dei massimi importi erogabili.

Rileggiamo l’accusa di Bonomi: “Oggi scopriamo che tutti i contributi ricevuti sono soggetti al framework europeo degli aiuti di Stato e le imprese dovranno restituire quelli oltre soglia entro novembre”. “È una cosa che ci ha stupito in maniera davvero impressionante. Non è questo il metodo di lavoro. Non è questo il comportamento che io mi aspetto dal mio Governo e dal mio Stato. Se hanno una difficoltà, lavoriamo insieme, noi siamo a disposizione, Ho dato disponibilità da quando sono Presidente”.

Ecco, il punto è questo. La politica è in stato confusionale. Come potrebbe mai ascoltare e dialogare con qualcuno concreto, come un imprenditore, un tipo che a fine mese deve quadrare i conti, che ha dei concorrenti?

E del resto gli elettori, ancora più confusi, si sono forse comportati meglio? Anche loro, in fondo alla chetichella, hanno affidato il Paese a un branco di sciamannati – ci scusino i numerosi grillini per bene e in buona fede, ma l’insieme non può esser descritto meglio – che attualmente esprimono ai vertici delle istituzioni un programma senza senso e una nomenclatura senza competenze. Unito ai grillini soltanto dal panico di una vittoria della destra salviniana, un partito al minimo storico della credibilità e della coerenza – il Pd – si presta a far da stampella, mentre il presidente della Repubblica, un galantuomo specchiato, accetta addirittura di permettere che un ignorante disoccupato rappresenti il Paese nel mondo come ministro degli Esteri.

Siamo nei superguai. Se non cambia strada – ma ci vorrebbe un’illuminazione miracolosa dall’alto – un Governo così, una politica così, non riuscirà mai a tirar fuori il Paese dal baratro dove la pandemia lo sta ficcando. E finirà solo per fomentare la rabbia e l’esasperazione che sta serpeggiando nel Paese.

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