Inail, cos’è/ Un obbligo per i datori di lavoro, una tutela per i dipendenti

- Ilaria Macchi

Versare i contributi per l’assicurazione INAIL è obbligatorio per ogni imprenditore, esonerato dalla responsabilità per ogni infortunio a un suo dipendente, che si sente così tutelato.

Lavoratore (Foto: PIxabay)
Lavoratore (Foto: PIxabay)

Essere un lavoratore dipendente comporta degli obblighi, ma allo stesso tempo anche importanti diritti. A tutelarlo ci pensa l’INAIL, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, i cui contributi essenziali devono essere versati dal datore di lavoro. Qualora dovesse quindi verificarsi un incidente sul posto di lavoro, ogni persona ha quindi modo di ricevere un’indennità per tutto il periodo in cui dovesse risultare assente. Questa rappresenta una protezione anche per l’imprenditore, che è esonerato da ogni tipo di responsabilità civile per i danni subiti.

La cifra che ogni lavoratore cifre non riguarda esclusivamente gli infortuni sul lavoro, ma anche malattie professionali e invalidità a fronte delle quali riconosce prestazioni di diversa natura, economiche, sanitarie, integrative. A partire dal 2010, il ruolo dell’INAIL è diventato più ampio: in seguito all’entrata in vigore della legge n.122, svolge le funzioni dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (Ispesl). Questo permette così di effettuare ricerche sulla salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro e di agire così anche in via preventiva.

Perché è importante l’INAIL e quali sono i suoi compiti

È stato il Decreto n. 1124 del 30 giugno 1965 a stabilire per ogni imprenditore l’obbligo di versare i contributi INAIL per i suoi dipendenti. Tutto questo viene regolato anche dall’articolo 38 della Costituzione, dove si sottolinea che ai lavoratori debbano essere garantiti, in caso di infortunio, malattia professionale o invalidità, i mezzi adeguati alle proprie esigenze di vita. Adesione e pagamento sono validi non solo per le mprese con dipendenti, ma anche per gli artigiani che non hanno dipendenti e per i lavoratori autonomi dell’agricoltura. L’entità della cifra da versare varia in base al grado di rischio dell’attività lavorativa.

Ma cosa si intende per “infortunio sul lavoro“? Con questo termine si indica ogni lesione originata, in occasione di lavoro, da causa violenta che determini la morte della persona o ne menomi parzialmente o totalmente la capacità lavorativa. È necessario inoltre che ci sia un nesso causale tra il lavoro e il verificarsi del rischio cui può conseguire l’infortunio. Il rischio è determinato dalla ragione del lavoro. È però indispensabile che sussistano alcune situazioni ben precise: una causa violenta (l’episodio deve essere avvenuto in modo brusco e repentino), nel corso dello svolgimento della propriattività lavorativa; se quanto è accaduto impedisce al lavoratore di svolgere la sua attività per più di tre giorni. In questa categoria rientrano anche quelli che vengono definiti “infortuni in itinere“, ovvero quelli che si verificano nel tragitto compiuto per recarsi o tornare dal luogo di lavoro a casa. Sono considerati infortuni sul lavoro anche quelli dovuti a colpa del lavoratore stesso.





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