INCENDIO A HOLLYWOOD/ Distrutti migliaia di master dei dischi: la storia in fumo

- Paolo Vites

Svelati i retroscena dell’incendio che nel 2008 distrusse i master di migliaia di dischi

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Gli ingressi degli Universal Studios a Hollywood

Non sappiamo se da qualche parte in cima a un grattacielo di Los Angeles c’era un Nerone travestito che suonava la cetra, oppure il suo spirito riapparso dal buio dell’Ade. John Belushi ci sarebbe stato bene con la sua facciona imbambolata vestito da Nerone come nel pigiama party di Animal House. Sta di fatto che negli Universal Studios di Hollywood quel giorno del 2008è andato a fuoco un patrimonio musicale immenso. Lì, nel Building 6197 erano custoditi i master, cioè gli originali di un catalogo di decine di migliaia di dischi. Allora si parlò di gravi danni, ma poi tutto scomparve nel buio. Anche l’anima di Nerone, che non aveva distrutto Los Angeles come aveva fatto con Roma, ma ugualmente qualcosa di incredibilmente prezioso.

Adesso, undici anni dopo, si conoscono i retroscena, Secondo il New York Times sarebbero andati distrutti oltre 100mila master, con la perdita di 500mila dischi. Perché la Universal nel corso degli anni, haa acquisito i cataloghi di tantissime etichette. Parliamo, fra gli altri, di Eagles, Aerosmith, Nirvana, Soundgarden, Guns N’ Roses, Nine Inch Nails, Iggy Pop, Eric Clapton, Police, Tom Petty, Lynyrd Skynyrd, Sonic Youth, No Doubt, Sting, R.E.M., Hole, Elton John e Sheryl Crow. E ancora: Steely Dan, Tupac Shakur, Beck, Louis Armstrong, Duke Ellington, Al Jolson, Bing Crosby, Ella Fitzgerald, Judy Garland, Billie Holiday, Chuck Berry, Aretha Franklin, John Coltrane, Count Basie, Ray Charles, Sammy Davis Jr., Les Paul, Fats Domino, Loretta Lynn, B.B. King, Quincy Jones, Burt Bacharach, Joan Baez, Neil Diamond, Sonny and Cher, The Mamas and the Papas, Joni Mitchell, Cat Stevens, Jimmy Buffett, Don Henley, Barry White. Cioè una buona dose della miglior storia del rock.

La Universal ha insabbiato tutto per anni, fino a quando un ex dirigente, Randy Bronson, ha vuotato il sacco: “L’azienda sapeva bene che sarebbe stato uno shock e che sarebbe scoppiato uno scandalo se la gente avesse scoperto come stavano davvero le cose – ha spiegato – così hanno fatto un lavoro eccezionale per mantenere tutto sotto silenzio. È un segreto del quale mi vergogno di aver fatto parte”. Nel miglior stile dell’Unione Sovietica quando tenne nascosto il disastro di Chernobyl, tanto per stare nella contemporaneità del famoso serial tv. Qua, per fortuna, non ci sono morti, ma solo soldi, tanti soldi e in America, si sa, i soldi valgono le vite umane. Anche gli stessi artisti sono stati gabbati e infine noi poveri ascoltatori che questa industria foraggiamo da decenni. I R.E.M. hanno pubblicato un comunicato su Twitter: “Stiamo ricevendo messaggi da parte di molte persone che sono preoccupate a causa dell’articolo del New York Times sull’incendio di 11 anni fa alla Universal – si legge nel post – stiamo cercando di ottenere maggiori informazioni per scoprire cosa è accaduto e i danni alla musica della nostra band, nel caso in cui ci fossero stati davvero. Vi faremo sapere maggiori dettagli appena possibile”. Krist Novoselic di fronte a questa notizia è apparso piuttosto dispiaciuto com’è normale che sia: “Credo che i master originali di Nevermind siano andati perduti per sempre”, ha scritto su Twitter rispondendo ai fan che gli chiedevano notizie.

Ovviamente i dischi continuano a uscire, ristampati non si sa da dove, spacciati per nuove edizioni deluse rimasterizzate. Curiosamente, nel 2009 andarono a fuoco i siti cinematografici sempre della Universal con la distruzione di set storici e di migliaia di pellicole.

In una epoca storica dove la grande musica rock è terminata da un pezzo, dove non nasce più un talento degno dei nomi passati, dove la discografia con i download, gli streaming e i talent ha dato un colpo mortale alla musica, tutto quanto accaduto quel giorno a Hollywood ha un sapore metaforico mica da poco. La fine di un modo, anzi un suicidio di massa. Peccato, perché a noi “vecchi” la musica rock piaceva. Spesso, ci ha salvato la vita. Chissà se adesso da questa storia qualcuno non ci tiri fuori un film. Siamo a Hollywood d’altro canto, Los Angeles, la “sin city” di cui parlava Gram Parsons. La città del peccato. Il demonio, da qualche parte, ridacchia divertito perché, si sa, il diavolo ha paura della musica. E gioca con il fuoco.

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