Incendio nella casa di Mario Draghi in Umbria/ Fiamme partite da canna fumaria

- Alessandro Nidi

Incendio nella casa di Mario Draghi a Città della Pieve (Umbria): fiamme fino al tetto, rogo partito da canna fumaria. Nessun ferito, secondo i vigili del fuoco

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Mario Draghi (LaPresse)
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Una notizia di cronaca è rimbalzata in queste ore direttamente dall’Umbria, da Città della Pieve, dove, poco prima delle 23 di martedì 7 aprile 2020, è divampato un incendio nella casa di Mario Draghi, ex presidente della Banca Centrale Europea, nota anche con l’acronimo BCE. I vigili del fuoco, intervenuti sul posto, avrebbero riferito ai cronisti locali che non ci sono stati feriti e, stando alle prime ricostruzioni eseguite dagli addetti ai lavori, il rogo sarebbe partito dalla canna fumaria, con le fiamme che avrebbero avvolto celermente l’abitazione, sino ad arrivare a bruciare addirittura una porzione del tetto. Le conferme circa la proprietà dell’edificio non sono giunte però direttamente dalla sala operativa del comando provinciale dei vigili del fuoco, bensì da una dichiarazione rilasciata dal sindaco del paese, Fausto Risini, al “Corriere dell’Umbria”: il primo cittadino sarebbe stato avvertito dell’incendio da una residente di Città della Pieve, la quale gli avrebbe confermato che si tratta proprio della casa di Mario Draghi. Quest’ultimo, stando a quanto riferito da Risini, sarebbe addirittura presente sul posto in queste ore, mentre fanno ancora rumore le sue parole riportate in un suo intervento sulle colonne del “Financial Times”, nel quale l’ex leader della BCE definisce il Coronavirus “una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche”, esortando quindi gli Stati a proteggere, mediante il proprio bilancio, “i cittadini e l’economia dagli shock di cui il settore privato non è responsabile e che non può assorbire”.

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