INDAGINE/ Bassanini: i corpi intermedi, risposta ai fallimenti di Stato e mercato

- Gianluigi Da Rold

I corpi intermedi possono essere importanti in questa fase di crisi non solo sanitaria ed economica, ma anche delle istituzioni

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Piazza Montecitorio (Lapresse)

Ha notevole importanza e forse una funzione determinante sull’assetto del Paese la ricerca fatta da Ipsos, per conto della Fondazione per la Sussidiarietà e della Fondazione Astrid. Si tratta di un’ampia indagine sui “corpi intermedi”, in questo momento drammatico della vita italiana, che fotografa, di conseguenza e più in generale, lo stato della vita democratica, sociale, politica italiana. In effetti, i “corpi intermedi”, che sono numerosi e complessi da classificare, hanno un ruolo fondamentale nella società e nella democrazia.

A ben vedere dalla ricerca di Ipsos, in un quadro politico e sociale indubbiamente complicato, i “corpi intermedi” sembrano la speranza, la grande speranza, quelli a cui prima aggrapparsi e poi da valorizzare in un panorama istituzionale complessivo che appare sempre più difficile e che invece occorre rivitalizzare.

La ricerca di Nando Pagnoncelli e di Andrea Scavo, presentata ieri a Roma, nella sede del Cnel e commentata dal presidente Tiziano Treu, fa una fotografia in bianco e nero della situazione. Se la ricerca sembra presentare, per fare un commento sintetico, più ombre che luci, in un’ipotetica somma che certo può essere discutibile, è utile, come ha detto Franco Bassanini, Presidente di Astrid, guardare innanzitutto a queste luci. Lo stesso concetto, sottolineando la situazione difficile, lo ha ricordato il Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini.

Si potrà ragionare più dettagliatamente, con il tempo e con nuove ricerche, ma intanto si può partire da alcuni dati che esprimono il sentimento diffuso di una società in un momento di grande ansia e disagio.

Guardiamo intanto alcuni numeri. Il 70 percento degli italiani considera il ruolo dei corpi intermedi importante per uscire dall’emergenza sanitaria e nella stessa fase di ripartenza del Paese. La fiducia dei cittadini è maggiore nelle associazioni di volontariato (72 per cento), seguite dalle associazioni di tutela dei consumatori (61 per cento) e nelle fondazioni culturali (58 percento). Si fa notare che al quarto posto, a sorpresa, ci sono le amministrazioni pubbliche locali (49 percento) che escono rafforzate dall’emergenza sanitaria. In sintesi, il mondo associativo nella sua pluralità, è considerato un elemento positivo a livello della stessa rappresentatività.

Ma se questo è il dato emergente e positivo, ecco la raffica dei numeri che ti lasciano con un “nodo alla gola” e riguardano soprattutto gli aspetti istituzionali, cioè la sfiducia nelle nostre istituzioni parlamentari repubblicane e nella politica attuale. Se per “corpi intermedi” intendiamo anche sindacati e partiti, dobbiamo scendere agli ultimi posti della graduatoria, ma più in generale diventa inquietante la disaffezione che il 56 percento degli italiani dimostra per la democrazia rappresentativa.

Le persone sono insoddisfatte, non credono, in questa fase storica, che la democrazia rappresentativa possa risolvere i loro problemi e nello stesso tempo, in diversi settori della popolazione italiana, si afferma una speranza e un’adesione acritica nella cosiddetta, ipotetica e vaga, “democrazia diretta”, che viene vista come una serie di referendum e una sequenza di leggi di iniziativa popolare.

In questo caso non si entra neppure nel merito di riforme democratiche all’interno di un sistema razionale, ma su quello di un sistema di comodo, quello della “democrazia diretta”, che è stata sempre un’utopia e che non ha mai raggiunto i suoi scopi. E in taluni casi si è rivelata causa di danni irreparabili.

C’è inoltre da sottolineare, in vasti strati della popolazione, una scarsa conoscenza della stessa impalcatura istituzionale, della tripartizione dei poteri in particolare, cioè sulla distinzione classica tra esecutivo, legislativo e giudiziario, su cui probabilmente la ricerca Ipsos potrebbe soffermarsi ancora in futuro, in quanto la cronaca di questi anni ha segnato una sovrapposizione, se non un’invasione confusa tra i poteri, decretando una grande confusione politica di cui oggi ci si rende conto.

Non c’è dubbio che i dati della ricerca Ipsos, anche se è stata in parte svolta nel 2019, sono il frutto dell’emergenza, delle conseguenze economiche e delle tensioni sociali che una crisi duratura e un aumento della disoccupazione potrebbero aggravare. In effetti, ai corpi intermedi viene richiesta “La capacità di farsi portavoce di bisogni ed esigenze dei cittadini che altrimenti rimarrebbero inascoltate” (35,3 percento) e anche “La capacità di integrare l’azione delle istituzioni o di supplire alle loro carenze, mediante interventi diretti a favore delle famiglie e dei cittadini in difficoltà” (28,3 percento) e “La capacità di mediazione tra le autorità di governo e i cittadini” (22,2 percento).

Certo, gli italiani si aspettano aiuti concreti anche dallo Stato, ma quello che è apparso più chiaro dalla discussione al Cnel sul rapporto Ipsos è la speranza della rivitalizzazione, del ruolo insostituibile dei “corpi intermedi”, che sono il perno di una democrazia quando le istituzioni non danno più sicurezza.

Come insegnava Tocqueville, la democrazia ha un motore formidabile nell’associazionismo dal basso. Il concetto di sussidiarietà, ad esempio, è conosciuto da pochi, ma il Presidente Giorgio Vittadini ha specificato bene: “La parola sussidiarietà è ancora sconosciuta ai più, ma il suo valore non lo è. Infatti dall’indagine emerge che gli italiani sentono il bisogno di una società organizzata che non aspetta solo dallo Stato o dal mercato. I corpi intermedi sono il luogo che meglio valorizza l’iniziativa dei cittadini per il bene comune”.

Vittadini ha ricordato tutto questo facendo anche una breve cronaca dell’attacco proprio alla sussidiarietà e ai corpi intermedi che avveniva una ventina di anni fa, dopo il trauma della denigrazione sistematica alla politica e ai partiti avvenuta dieci anni prima.

La speranza in fondo è che la stessa politica si riprenda dopo che i corpi intermedi ritornino alla loro piena funzione e al loro insostituibile ruolo. Sono la speranza vera, in questo momento drammatico.

Lo ha ricordato ancora il presidente del Cnel Treu: “La grave crisi sanitaria ci ha fatto comprendere che la società non può fare a meno dei corpi intermedi, sindacati, associazioni di categoria, rappresentanza di interessi e soprattutto del ‘terzo settore’ il cui ruolo e funzione escono rafforzati”.

Infine il presidente di Astrid, Franco Bassanini: La pandemia e i suoi effetti mettono ogni Paese di fronte a sfide molto impegnative: è oggi più che mai necessario integrare l’azione delle istituzioni e il contributo dell’iniziativa economica dei privati con l’apporto dei corpi intermedi. Il loro ruolo è decisivo di fronte ai fallimenti dello Stato e a quelli del mercato. E anche per rivitalizzare dal basso il funzionamento di istituzioni democratiche in crisi di legittimità”.

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