INDUSTRIE BENI DI CONSUMO/ A rischio la tenuta di 33mila imprese, chiesto il taglio dell’Iva

- Chiara Bandini

Tra le misure invocate dall’associazione di settore IBC, anche il calmieramento del costo dell’energia e la stabilizzazione dei prezzi dei carburanti per l’autotrasporto

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Un momento del convegno "Energie e sinergie per la filiera"

Rincari e penuria di materie prime, impennata dei prezzi dell’energia, criticità nella movimentazione delle merci su scala globale mettono a rischio la tenuta delle 33mila imprese che in Italia producono beni alimentari e non food. A lanciare l’allarme è IBC, Associazione Industrie Beni di Consumo, nel corso del convegno “Energie e sinergie per la filiera”, svoltosi oggi a Milano. “Le piccole e medie imprese – ha sottolineato Alessandro d’Este, presidente di IBC e presidente e amministratore delegato di Ferrero Commerciale Italia – rappresentano l’ossatura della struttura industriale del Paese, assicurando occupazione e redistribuzione della ricchezza. La loro situazione di difficoltà dovrebbe rappresentare un campanello di allarme per l’intera collettività. In gioco non c’è infatti solo la competitività dell’industria: tutte le realtà presenti a monte e a valle delle filiere del consumo sono in sofferenza”. 

E tra quelle più esposte, si conta soprattutto la logistica. “Ci troviamo a fronteggiare forti tensioni legate agli aumenti dei costi energetici e di materie prime – ha detto Renzo Sartori, presidente di Number1 Logistics Group – che a marzo 2022 hanno fatto lievitare di circa il 10% i costi totali rispetto allo stesso mese del 2021. E questa pressione rischia di generare un impatto negativo sui livelli di servizio rendendo molto difficile reperire risorse da investire in innovazione e ricerca. Ma non solo. Rischia di mettere fuori mercato tanti operatori di dimensioni più piccole. Un fenomeno che purtroppo sta portando aziende e fondi esteri a fare shopping nel nostro Paese, che corre quindi il pericolo di ritrovarsi senza un sistema logistico nazionale”. 

Lo scenario insomma è complesso e potrebbe perfino essere destinato ad aggravarsi. Se alle criticità già elencate “aggiungiamo la crescita delle ‘spese obbligate’ delle famiglie, che penalizza il potere d’acquisto con conseguenze negative sulla domanda, potremmo andare verso una grave crisi economica e sociale”, ha detto D’Este. 

Da qui l’esigenza di interventi di breve e medio termine. E in questa prospettiva i riflettori dell’industria sono puntati sull’efficienza/efficacia operativa del rapporto con la moderna distribuzione. “Insieme possiamo individuare importanti aree su cui agire, generando riduzioni di costo utili per sostenere i conti di un settore strategico dell’economia italiana”, ha affermato d’Este. Un punto che trova d’accordo anche il retail: “Dobbiamo lavorare su un campo condiviso – ha detto Marco Pedroni, presidente di Adm e Coop Italia – che abbracci la logistica, l’efficienza comune e i vantaggi che si possono costruire insieme. Il tutto, nella consapevolezza che ognuno deve fare i compiti a casa, anche se gravosi”.

Il confronto tra attori della filiera non è tuttavia la sola strada da percorrere. Il presidente di IBC auspica anche un confronto con il Governo per “evidenziare la posta in gioco e individuare azioni di sostegno efficaci e concretizzabili in tempi ragionevoli”. Tra le proposte, condivise con la distribuzione moderna, ci sono il ripensamento delle aliquote Iva sui prodotti di largo consumo, il calmieramento del costo dell’energia e la stabilizzazione dei prezzi dei carburanti per l’autotrasporto. “È indispensabile – ha concluso d’Este -, avviare al più presto un ampio confronto, analizzare le dinamiche in cui operiamo e individuare le soluzioni migliori per affrontare una gravissima emergenza, che può pregiudicare il futuro di componenti fondamentali dell’economia italiana e la competitività del nostro Paese”. 

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