Infettare persone sane per studiare vaccino coronavirus?/ “Così velocizziamo ricerca”

- Silvana Palazzo

Coronavirus, proposta scienziati: infettare persone sane per studiare vaccino. “Così velocizziamo ricerca”, spiega Nir Eyal che ha pubblicato studio con Harvard

Laboratorio Coronavirus
Ricerca contro il Coronavirus (LaPresse, immagine di repertorio)
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Sareste disposti a farvi infettare per partecipare alla sperimentazione di un vaccino per il coronavirus? Questa è una delle tante domande su cui sta dibattendo la comunità scientifica in questi giorni difficili legati all’emergenza Covid-19. E non è neppure un interrogativo trascurabile, visto che la sperimentazione sull’uomo potrebbe dare un’accelerazione importante alla ricerca sui vaccini. Ma questa radicale eventualità pone ovviamente una questione etica che divide, come accade sempre in questi casi. In queste settimane di isolamento per evitare di contrarre il virus, i ricercatori discutono su un approccio “drammatico” per porre fine alla pandemia: infettare un gruppo di persone sane, ovviamente volontarie, per testare rapidamente un vaccino, che per molti scienziati rappresenta l’unica vera soluzione. Il tema è stato affrontato anche da Nature, che parla della proposta pubblicata da Harvard (clicca qui per visualizzarla). L’idea è di somministrare il vaccino sperimentale a circa 100 giovani sani, esporli al Sars-CoV-2 e vedere se possono sfuggire all’infezione Covid-19.

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VACCINO CORONAVIRUS, LA RIVOLUZIONARIA PROPOSTA DEGLI SCIENZIATI

Secondo Nir Eyal, direttore del Center for Population-Level Bioethics della Rutgers University in New Brunswick, New Jersey, e autore principale dello studio, sostiene che questa “sfida umana” potrebbe essere condotta in modo sicuro ed etico. «Il motivo principale è che così potremmo accelerare notevolmente i tempi di approvazione e potenziale utilizzo, perché nella sperimentazione dei vaccini la fase che richiede più tempo è la III, quella che studia la loro efficacia», ha spiegato a Nature. In che modo questi test potrebbero essere resi sicuri, visto che il volontario si esporrebbe al virus? L’idea è di scegliere persone a basso rischio, quindi giovani sani, persone tra 20 e 45 anni, assicurandosi che non siano già infetti. Ad alcuni verrebbero somministrati placebo, ad altri il potenziale vaccino, quindi li si espone al Sars-CoV-2. In caso di infezione, scatterebbe subito l’intervento dei sanitari. «Ci aspettiamo, sulla base di quanto accaduto in Italia e non solo, che ci sarà carenza di risorse per la terapia intensiva». Da qui l’idea di prendere in “contropiede” il nuovo coronavirus.

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INFETTARE PERSONE PER VACCINO CORONAVIRUS? IL NODO ETICO

Un’idea del genere era venuta per il vaccino Zika. In quel caso, però, non si decise di procedere con la sperimentazione umana perché c’erano rischi rilevanti per i partecipanti, i loro partner sessuali, e gli eventuali feti che potevano avere in grembo le donne. Invece isolando i partecipanti dello studio, si può escludere innanzitutto il rischio per chi non partecipa allo studio, evidenzia Nir Eyal ai microfoni di Nature. Tra l’altro sottolinea un altro aspetto della questione per perorare la sua “causa”: gli esseri umani si mettono a rischio quotidianamente, o almeno prima dell’emergenza coronavirus, ma ora potrebbero mettersi a disposizione per qualcosa che potrebbe avere un grande impatto a livello mondiale. Visto che i vaccini potrebbero essere l’unica via d’uscita delle nostre società, che tra l’altro stanno affrontando una mortalità diffusa e pure una crisi economica, oltre che sanitaria, questa potrebbe essere una svolta importante. In quest’ottica, la risposta alla domanda “è etico?” sarebbe forse diversa…

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