INFLAZIONE UE/ Lo scontro con la Bundesbank manda in crisi euro e Bce

- Giovanni Ricci

La comparsa dell’inflazione, considerata non a caso transitoria, mette in forte crisi la Bce e rafforza la posizione della Bundesbank

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Christine Lagarde, presidente della Bce (LaPresse)

La Bce nasce insieme alla moneta unica, cioè l’euro, nel 1999, stante il progetto di convergenza monetaria dal 1988 in avanti fino alla pietra miliare della ratifica del Trattato di Maastricht nel 1992. L’euro entra poi nel pieno della circolazione monetaria nel 2002, il 1° di gennaio, e quella data può essere considerata quella di sostituzione delle monete nazionali, come la nostra lira, nell’uso quotidiano dei Paesi europei facenti parte della moneta unica. Proprio in questo gennaio 2022, quindi, ricorrono 20 anni dall’adozione come contante dell’euro.

Come già accennato l’istituto che ne regola circolazione e emissione è la Banca centrale europea che si avvale, per la gestione operativa e per la conduzione di specifiche attività a livello di singola nazione, del ruolo delle banche centrali dei vari Stati, che per noi è la Banca d’Italia.

La conduzione della politica monetaria complessiva dell’area euro è affidata al Sebc o Eurosistema, e cioè l’organismo formato dalla Bce e dalle singole banche centrali che cura l’ordito base della politica monetaria dell’euro, a dirsi emissioni e tassi di interesse con la missione specifica, unica e principale della stabilità dei prezzi.

L’organo tecnico è il comitato dei governatori, in seno al quale esiste un direttorio che ha come presidente il titolare della carica di governatore della Bce.

È organo esterno all’euro, ma a esso non estraneo il consiglio dei governatori delle banche centrali dell’Unione europea, che quindi raggruppa i governatori già membri del Sebc perché le loro nazioni adottano l’euro, con l’aggiunta dei governatori delle banche centrali di quei paesi dell’Unione europea che non adottano l’euro, vuoi per scelta loro come Danimarca e Svezia, vuoi perché ancora non hanno completato il percorso di rispondenza ai criteri di entrata, cioè, ad esempio, Polonia, Romania, Bulgaria, ecc.

In tema di diritto complessivo dell’Unione europea, l’euro è un esempio di cooperazione rafforzata. L’architettura della moneta unica così come presentata in estrema sintesi ci aiuta però anche a far capire il funzionamento e le prospettive della Bce e dell’Eurosistema; in sostanza, noi abbiamo con l’euro una moneta unica utilizzata in Stati sovrani e indipendenti tra di essi, ma legati dai Trattati dell’Unione europea in cooperazioni e accordi in svariatissimi e indefiniti campi della politica statuale e nazionale, tali da dare il sentore di un humus prossimo a una maturazione politica totale e definitiva, come ad esempio gli Stati Uniti d’America

Abbiamo così tantissime cooperazioni rafforzate, dalla cittadinanza europea, al pilastro delle politiche di polizia e giudiziarie, fino ad arrivare a un Alto rappresentante dell’Unione europea, e così via, dal settore alimentare, alla circolazione dei lavoratori, ai visti: insomma, è inutile elencare la presenza delle regole e delle istituzioni europee nella vita quotidiana di noi singoli cittadini. Però, resta un però, e questo inciso è la mancanza di una vera e definitiva unità politica, e per quello che interessa nell’economia di questo intervento, tale mancanza ha riflessi strutturali e fondamentali sull’euro.

Per dare infatti il colore di fondo a questa sottolineatura, quel che si vuole affermare è che l’euro non può essere destinato a durare sine die come la moneta unica di Stati tra loro diversi, ma o evolve nella moneta di una vera e diversa unità statuale su gran parte del continente europeo, oppure più passa il tempo e più è destinato a indebolirsi, perché al di là dei canti di lode riservati alla moneta unica e alla Bce, in questo momento storico stiamo parlando di un’unione monetaria, di un’area monetaria ma non di più.

Ora, nel corso della storia tutto si è modificato ed evoluto, si pensi solo allo scorrere e alla trasformazione di nazioni, Stati, regni che ben più robusti sono di accordi tra Stati, benché efficaci e efficienti come l’euro; in più chiare lettere, senza prospettive politiche di una vera e sana unione europea, l’euro ha prospettive molto volatili e anche incerte, e con esso l’oggetto di questo intervento e cioè la Bce.

Infatti, se si osserva la dinamica delle cose si può facilmente arguire che la Bce è un’istituzione solida in presenza di tempi stabili e scenari internazionali privi di turbolenze che non siano macroeconomiche e finanziarie; se però, come dall’emersione due anni fa del Covid-19, si liberano dinamiche internazionali che sembravano scomparse dalla caduta del Muro di Berlino, la Bce va in crisi profonda.

Perché questo risultato si impone e in maniera drammatica? Perché la Bce e l’euro si poggiano sull’assenza di frizioni strutturali tra gli Stati dell’Unione europea, condizione che dalla caduta del Muro di Berlino al ritiro americano dall’Afghanistan è stata sostanzialmente rispettata, in quanto in un mondo a guida e a influenza statunitense le uniche problematiche da affrontare erano questioni anche di crisi legate alla dimensione del mercato globalizzato, economico e finanziario; in tale ottica, la crisi Lehman Brothers è endogena al sistema globalizzato e perciò affrontabile e gestibile dalle Istituzioni finanziarie a ciò preposte, e qui parliamo in particolare della Fed e della Bce. Ma più in particolare per noi europei e italiani parliamo dell’azione del Governatore Draghi che con i suoi Quantitative easing a oltranza ha difeso a spada tratta l’euro permettendone la permanenza nel breve medio periodo, ma con aspetti insoluti di lungo periodo che ora si stanno iniziando ad affacciare in maniera spiazzante e scomposta.

Parliamo dei convitati di pietra da 10 anni a questa parte: i debiti pubblici mostruosi e la comparsa dell’inflazione. Già in interventi precedenti ho riportato il temibile incipit di Ricardo che qui ricordiamo di nuovo: “O la Nazione uccide il debito pubblico, oppure il debito pubblico uccide la Nazione”. A questo aspetto di forte preoccupazione c’è da aggiungere l’odierna inflazione, che se non controllata è in grado di portare a risultati di ogni sorta: forte diminuzione dei debiti pubblici, ma facilmente accompagnati dalla fine dell’euro e da un ritorno all’Europa di tante zone, di tanti Stati, di tante guerre commerciali e finanziarie.

E l’immagine forte e nitida di questo scenario è lo scontro sempre latente tra Bundesbank e Bce, scontro che in questi mesi sta via via diventando meno latente e più acceso, per via ovviamente dell’inflazione.

Si capisce perché a Francoforte e cioè alla Bce siano negazionisti nei confronti di una forte inflazione prossima e ventura, che tra le altre cose essendo già presente svela in modo sinistro di come siano in un mondo fantastico – da loro soli veduto – i funzionari della Bce, e parliamo cioè della governatrice Lagarde e soci. In parole semplici, inflazione moderata/alta e persistente nell’area euro toglie qualsiasi efficacia reale a qualsivoglia politica monetaria della Bce e per tale strada ovviamente si arriva alla fine dell’euro; è per tale motivo che probabilmente la persona stessa di Lagarde va rimossa dallo scranno che occupa, chiamando al suo posto un macroeconomista di chiara fama e scienza quantitativa. Quando il mare diventa tempestoso e il vascello è anche perso nelle latitudini sterminate degli oceani, non bastano più i secondi e gli ufficiali subalterni, va svegliato il capitano dal suo pur breve riposo.

Con fattori di offerta esogeni fuori giri che scatenano dinamiche rialziste sui prezzi, gli Stati dell’Unione europea rispondono in modo appariscente con l’euro, ma in maniera profonda e differenziata rispondono con i loro sistemi industriali; è per l’appunto questo il messaggio che la Bundesbank sta inviando in maniera sempre più forte e contrapposta alla Bce: la Bundesbank ha il compito primario di difendere il sistema industriale tedesco, e lo fa abbattendo la corsa dei prezzi in modo anche energico quando necessario; ora prendete il direttorio Bce: una francese, uno spagnolo, forse un italiano come terzo, un quarto che non ricordo, non facciamo nemmeno odiose considerazioni di chiara scienza economica personale dei citati, et voilà, in stile leggero la frittata velenosa è servita.

Qualcuno, come i Vigili del fuoco, presumo che alla fine riusciranno ad avvertire i membri alti dell’Eurotower che c’è un enorme incendio in corso.

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