INPS DA PIN A SPID/ Le competenze digitali che servono anche fuori dal lavoro

- Giancamillo Palmerini

Per accedere ai servizi online dell’Inps occorrerà lo SPID. Questo passaggio ricorda l’importanza delle competenze digitali

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La sede dell'Inps (LaPresse)

Nelle ultime settimane si è parlato molto di Inps per le vicende legate all’indennità riconosciuta al suo Presidente e per le difficoltà, e i ritardi, nelle erogazioni delle prestazioni con particolare riferimento alle nuove forme di cassa integrazione per i lavoratori “congelati”. Oggi, però, per il nostro istituto di previdenza è un giorno storico e importante nella prospettiva di innovare e semplificare la Pubblica amministrazione nel tentativo di renderla più vicina ai cittadini/utenti.

L’Istituto non rilascerà, infatti, più PIN come credenziale di accesso ai servizi: il PIN sarà sostituito da SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale che permette di accedere ai servizi online della Pubblica amministrazione. O meglio sarà possibile accedere con il “vecchio” PIN credenziale di accesso solamente ad alcune categorie di utenti e per i soli servizi loro dedicati: i minori di diciotto anni, le persone che non hanno documenti di identità italiana e le persone soggette a tutela, curatela o amministrazione di sostegno.

Gli utenti professionali (professionisti, intermediari, operatori di enti, persone giuridiche, ecc.) manterranno, altresì, tutte le abilitazioni ai servizi online già ottenute, in quanto tali abilitazioni non sono associate alle credenziali ma al codice fiscale di ogni utente, elemento sempre richiesto per autenticarsi.

Per capire la rivoluzione in corso è forse opportuno spiegare però cosa sia lo SPID. Si tratta, in breve, del sistema unico di accesso con identità digitale ai servizi online della Pubblica amministrazione italiana e dei privati aderenti nei rispettivi portali web. Cittadini e imprese possono, insomma, accedere a tali servizi con un’identità digitale unica che ne permette l’ingresso e la fruizione da qualsiasi dispositivo.

Il primo problema è che solamente 10 milioni di cittadini hanno attivato tale strumento, sebbene i dati relativi alla diffusione siano confortanti: sono, infatti, oltre 4,5 milioni gli utenti in più rispetto al 2019. La crescita delle identità digitali va, peraltro, di pari passo con gli accessi ai servizi, tra gennaio e luglio SPID è utilizzato in media 8 milioni di volte al mese per accedere ai servizi online. L’informatizzazione delle pubbliche amministrazioni possiamo, quindi, sostenere proceda con certamente opportunità per modernizzare/semplificare il Paese.

Tuttavia il rischio è che questo sia un beneficio, ad esempio, per i 10 milioni di italiani che hanno già attivato lo SPID, ma un ostacolo per gli altri che non lo hanno ancora fatto per non conoscenza della novità, ma, è facile immaginare, anche per debolezza nelle cosiddette “competenze digitali”. La digitalizzazione della Pa e del Paese tutto, insomma, potrebbe non rappresentare necessariamente un elemento di crescita per ampie fasce della popolazione, specialmente le più deboli.

Nel piano, quindi, di ricostruzione del Paese sembra essere sempre più necessario inserire un programma capillare di “alfabetizzazione” digitale. Essere cittadini “analogici”, infatti, non significherà, sempre più, avere solamente problemi nel mondo del lavoro, ma rischia di diventare un limite invalicabile anche per l’accesso a un’ampia gamma di basilari diritti di cittadinanza, quali quelli legati alla previdenza e all’assistenza sociale.

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