“Inquinamento aria alimenta Covid”/ Oms: “Rischio ambientale per la salute”

- Alessandro Nidi

Inquinamento dell’aria, l’OMS segnala incremento dei valori: in Europa ogni anno il fenomeno provoca 400mila decessi

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Il ruolo dell’inquinamento atmosferico indoor e outdoor rappresenta il principale fattore di rischio ambientale per la salute, a cui si associano, a livello mondiale, circa 7 milioni di morti premature all’anno, di cui circa 400mila in Europa. Lo riferisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che ha pubblicato le nuove linee guida sulla qualità dell’aria in un documento di 300 pagine denominato “WHO global air quality guidelines” (AQGs), per il PM2,5, PM10, NO2, O3, SO2, CO, con l’obiettivo di proteggere la salute delle popolazioni.

Un aggiornamento importante, dal momento che l’ultima revisione di tali norme risaliva addirittura al 2005, quando, per la prima volta, sono stati introdotti i valori guida per il PM10 e PM2,5. Dallo studio eseguito, si evince che negli ultimi 15 anni sono notevolmente cresciuti i lavori scientifici dedicati agli effetti sanitari avversi e all’esposizione della popolazione a determinati livelli di concentrazione di inquinanti e l’aggiornamento delle AQGs è partito dalla revisione sistematica della letteratura prodotta in questi ultimi tre lustri. “Ci sono prove molto forti di una relazione causale fra l’esposizione alle polveri PM2,5 e un aumento della mortalità per tutte le cause e del rischio di sviluppare infezioni respiratorie, malattie polmonari croniche, infarto, cancro del polmone e ictus – si legge nel documento –. Inoltre, un numero crescente di studi indica una relazione con il diabete di tipo 2, la mortalità neonatale, il basso peso alla nascita e i parti pre-termine. L’inquinamento dell’aria potrebbe anche aumentare l’incidenza di un gran numero di altre malattie, fra cui il morbo di Alzheimer e le malattie neurologiche”.

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INQUINAMENTO ATMOSFERICO, VALORI E CONSIDERAZIONI OMS

Come sottolinea l’ISS, il disallineamento tra i valori di legge attualmente vigenti e i livelli AQGs dell’OMS dovranno “stimolare l’identificazione e l’adozione di azioni ambiziose, strutturali, sinergiche, integrate e coerenti nei diversi settori, da quello industriale a quello civile, e a tutti i livelli regionale, nazionale ed europeo per riuscire a traguardare gli obiettivi di riduzione continua in tempi non troppo lontani”.

Per quanto concerne il nostro Paese, il Nord Italia rappresenta la zona a più elevata criticità ma anche altre aree urbane del Centro e Sud evidenziano superamenti. In riferimento al PM10, il precedente valore guida annuale OMS raccomandato di 20 µg/m3 è stato superato nel 65% delle stazioni di rilevazione e anche il valore guida giornaliero di 50 µg/m3 è stato superato nel 54% delle stazioni. Per il PM2,5, il valore limite annuale della normativa di 25 µg/m3 è rispettato nella quasi totalità delle stazioni di misura, e valori più elevati si sono registrati in 3 stazioni. L’Oms, infine, evidenzia che per altri inquinanti, anch’essi con importanti ricadute sulla salute, non è stato possibile procedere a una loro valutazione quantitativa in quanto non vi sono dati sufficienti per fornire raccomandazioni: a questa categoria appartengono il black carbon e l’elemental carbon, le particelle ultrafini e le polveri desertiche.

INQUINAMENTO DELL’ARIA E CORONAVIRUS: LA SCOPERTA DELL’OMS

Infine, secondo quanto accertato dall’Oms, l’inquinamento atmosferico è molto probabilmente un fattore che contribuisce al carico sanitario causato da Covid-19. Tuttavia, durante la pandemia vi è stata, a causa dei vari lockdown, una significativa riduzione delle concentrazioni degli inquinanti atmosferici nelle città, con particolare riferimento agli ossidi di azoto, strettamente connessi al traffico. Addirittura, riferisce l’Oms, i dati europei per alcune città hanno mostrato una riduzione di circa il 50% e, in alcuni casi, fino al 70% dei livelli di NO₂ rispetto ai valori pre-lockdown.

Queste misure di risposta all’emergenza sanitaria, rileva “Quotidiano Sanità”, di fatto hanno mostrato come “le politiche relative ai trasporti e al modo in cui le persone lavorano, studiano e consumano, possono contribuire a una migliore qualità dell’aria, cosa che dovrebbe essere presa in considerazione per le politiche di ripresa post-pandemia su cui molti Paesi stanno già lavorando”.

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