SCUOLA/ “Ci interessa Dickens perché parla di noi”: a Firenze si incontra l’Europa

- La Redazione

Più di 900 studenti e prof, provenienti da 40 scuole di tutta Italia, si ritrovano oggi a Firenze per il convegno “Le vie d’Europa” organizzato da Diesse

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Veduta di Firenze, patria della lingua italiana (Imagoeconomica)

Oltre 900 gli studenti e gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado, provenienti da una quarantina di scuole di 30 città di 12 regioni, che hanno lavorato nel primo quadrimestre e hanno risposto all’invito di Diesse. Oggi, 24 marzo, si troveranno al Palazzo dei Congressi a Firenze per vivere una giornata di scuola diversa dalle solite, investiti di un compito che li responsabilizza ed insieme esalta il loro contributo: dopo aver ascoltato relatori qualificati, i giovani studenti presenteranno saggi o racconti in italiano, elaborati artistici, canzoni, ballate, poesie e racconti in lingua inglese, tutti rigorosamente scaturiti dalla loro creatività, guidata dai loro insegnanti, in un lavoro in classe che li ha visti impegnati nel corso dei mesi precedenti. Le produzioni migliori inoltre saranno premiate da tre giurie.
È questo il convegno “Le Vie d’Europa”. Esso è nato nel 2006 a seguito della positiva e consolidata  esperienza dei Colloqui Fiorentini, raccogliendo l’esigenza di docenti di lingua straniera, di italiano, di arte, di musica della scuola secondaria di primo grado, che desideravano affrontare lo studio della materia da loro insegnata a partire da un “particolare” condiviso, come un autore appartenente alla tradizione europea. La genesi di questa iniziativa non è quindi un’idea astratta di didattica, ma un’esigenza nata nell’esperienza quotidiana di scuola al lavoro.
Quest’anno è stato scelto come autore Charles Dickens, i cui capolavori come Oliver Twist, David Copperfield, A Christmas Carol hanno avuto infiniti adattamenti per il teatro, il cinema, la radio e la televisione.Dickens è uno scrittore che vuole bene al mondo e, in particolare, a quello dei suoi personaggi. La sua forza sono un candore e un ottimismo da cui deriva un’inguaribile fiducia nella possibilità di un epilogo positivo di ogni vicenda umana.
A silent look of affection and regard when all other eyes are turned coldly away  recita il sottotitolo del convegno, cioè “un silenzioso sguardo di stima e di affezione quando tutti gli altri sono voltati altrove”. È proprio questo silenzioso sguardo che alcuni protagonisti dei romanzi portano sulla realtà, su se stessi e sugli altri, che permette loro di vivere con dignità e con letizia, nonostante le circostanze difficili e spesso dolorose a cui sono sottoposti.

In questi mesi docenti e studenti sono stati chiamati a rintracciare nei testi dickensiani quello sguardo umano, quel rapporto da uomo a uomo che è per i protagonisti dei romanzi l’ unica possibilità di sostegno, di cambiamento e di riscatto. Dickens ha mostrato che questo sguardo non si può comprare, né può essere reso obbligatorio perfino dai più perfetti sistemi sociali. La sua è infatti una visione antropologica che rintraccia in ogni personaggio quell’umanità che, per quanto rinnegata o sepolta, può sempre essere risvegliato da un bene gratuito che si riceve. Nel leggere Dickens ci scopriamo anche noi bisognosi di quello stesso sguardo di stima e di affetto, perché la corrispondenza con ciò che leggiamo sta nella capacità dell’autore di mostrare la natura del cuore dell’uomo. Come ha sintetizzato una delle studentesse nel commentare il proprio lavoro, “ci interessa Dickens perché parla di noi”.
Il lavorare in gruppo piuttosto che in solitudine, l’ affrontare i testi e lo scoprirsi capaci di leggere un autore in lingua originale, l’immedesimarsi nei personaggi dickensiani ha permesso la realizzazione di tantissimi lavori di grande qualità giunti dalle varie scuole italiane, che fanno la ricchezza di “Le Vie d’Europa” e saranno valorizzati anche con premi.
Proporre e soprattutto aderire ad una iniziativa come questa è innanzitutto una sfida per gli insegnanti. Coglierla significa riconoscere che l’avventura della conoscenza non può dirsi mai conclusa, neppure dopo tanti anni di insegnamento; significa non salire in cattedra a spiegare un autore ai propri studenti, ma mettersi in gioco con loro per incontrare un autore attraverso le sue opere, al di là di quello che tanti giudizi critici e anche tanti pregiudizi del comune sentire mostrano.
Così che, insieme a Chesterton (l’autore a cui è stata dedicata la precedente edizione de “Le Vie d’Europa”) anche noi possiamo dire: “nel leggere questa storia, scorda per un poco i piaceri del pessimismo. Per un solo pazzo momento sogna che l’erba sia verde. Scorda quella sinistra cultura che ritieni tanto chiara, nega quella mortale conoscenza che credi di conoscere.

(Gabriella Torrini)

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