Invitalia, revisori bocciano Arcuri: bilancio gonfiato?/ Deloitte: “mancano 20,5 mln”

- Niccolò Magnani

I revisori di conti Deloitte bocciano il bilancio 2020 di Invitalia presentato dall’ad Domenico Arcuri: “mancano 20,5 milioni di perdite”. Numeri “gonfiati” o errore?

coronavirus arcuri test sierologici
Domenico Arcuri, commissario straordinario emergenza Coronavirus (LaPresse)

Uscito dalle cronache nazionali dopo esser stato sostituto dal Premier Draghi con l’attuale commissario all’emergenza Covid Figliuolo, Domenico Arcuri era e resta l’amministratore delegato di Invitalia (l’Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa): ora però torna nell’occhio del ciclone dopo che i revisori dei conti di Deloitte hanno mandato un “giudizio con rilievi” sui numeri del bilancio 2020 presentato da Invitalia (e approvato dall’assemblea degli azionisti, compreso il MEF che ne è l’unico vero proprietario).

La partecipata al 100% dal ministero dell’Economia ha archiviato lo scorso anno il bilancio annunciato con 36,9 milioni di utili, invece che i 16,4 mln che risultano dalla revisione dei conti fatta da Deloitte. La notizia data il 21 luglio da “La Stampa” viene poi ripresa anche da altri quotidiani e finora trova come unica smentita il collegio sindacale di Invitalia (che rispedisce al mittente le critiche, ndr).

INVITALIA, I BILANCI CHE NON TORNANO

Per i revisori dunque nel bilancio 2020 mancano 20,5 milioni di perdite: non se ne hanno traccia nel bilancio approvato “senza rilievi” da Arcuri, mentre di “rilievi” ne parla eccome Deloitte presentando le criticità sui conti revisionati. La maxi cifra che “balla” sarebbe legata alle svalutazioni degli immobili che rientrano nel piano di dismissioni di Invitalia: secondo i revisori tali rettifiche «sono state inserite dalla società di Arcuri, volontariamente ed erroneamente, “nel prospetto della redditività complessiva anziché nel conto economico” come previsto dai princìpi «Ifrs» adottati dall’Ue», rivela Il Giornale. Ancora secondo Deloitte (citata da “La Stampa”), si legge «costituisce una deviazione rispetto a tali princìpi, in quanto non ricorrono le circostanze previste per la deroga dalla loro applicazione». Per comprenderlo in parole semplici, Invitalia avrebbe inserito le svalutazioni immobiliari in una riserva di patrimonio netto, quando invece secondo Deloitte avrebbe dovuto riportarle nel conto economico, con un impatto conseguente negativo sul bilancio di 20,5 milioni. Il collegio sindacale di Invitalia si dice però in disaccordo con Deloitte e sottolinea come la valutazione del bilancio sia non corretta: «il bilancio è stato redatto in conformità ai principi contabili internazionali, salvo la deroga prevista dall’articolo 47 del decreto Rilancio del maggio 2020».



© RIPRODUZIONE RISERVATA