Istat: povertà assoluta 1 milione in più nel 2020/ Crisi penalizza famiglie con figli

- Niccolò Magnani

Dati Istat sulla povertà assoluta nel 2020: un milione di individui in più rispetto al 2019, +335mila famiglie in più. La crisi penalizza nuclei con più figli

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Mensa per i poveri (LaPresse)

La povertà non è stata abolita ed è più “viva” che mai: i dati Istat diffusi oggi sull’anno 2020 fotografano una realtà dannatamente segnata in Italia dalla pandemia Covid e dalla crisi economica derivante dalle chiusure e i lockdown operati per salvaguardare la tenuta sanitaria. Nel rapporto Istat vengono inserite sia le stime preliminari sulla povertà assoluta nel 2020 ma anche le stime preliminari delle spese per consumi delle famiglie che costituiscono la base informativa per gli indicatori di povertà assoluta.

Purtroppo il livello di povertà in Italia tocca il record in negativo dal 2005: cresce sia il dato sulle famiglie (da 6,4% del 2019 al 7,7% del scorso anno) con 2 milioni di famiglie italiane sotto il limite accettabile di povertà, sia il dato sugli individui (dal 7,7% al 9,4%) che si attesta addirittura su 5,6 milioni di persone ad oggi considerate in povertà assoluta. Nell’anno della pandemia Covid vengono del tutto azzerati i miglioramenti, lievi, registrati lo scorso anno: «Dopo 4 anni consecutivi di aumento, si erano infatti ridotti in misura significativa il numero e la quota di famiglie (e di individui) in povertà assoluta, pur rimanendo su valori molto superiori a quelli precedenti la crisi del 2008».

I DATI SULLA POVERTÀ: NO, NON È STATA ABOLITA…

In base alle stime preliminari offerte dall’Istat, nel 2020 le famiglie del nostro Paese in povertà assoluta sono +335mila mentre gli individui più poveri sono un milione in più rispetto al 2019. Ad essere più colpite dalla crisi economica sono le famiglie più numerose: «Se, infatti, fino a quattro componenti l’incremento si mantiene sotto i due punti percentuali o poco più (per le famiglie di due persone passa dal 4,3% al 5,7%, per quelle con tre dal 6,1% all’8,6%, per quelle con quattro dal 9,6% all’11,3%), per quelle con almeno cinque persone peggiora di oltre quattro punti, passando dal 16,2% al 20,7%». Dal problema dei congedi alla mancanza stessa di lavoro, la crisi raggiunge picchi purtroppo devastanti solo parzialmente “coperta” dall’ancora in corso blocco dei licenziamenti (in scadenza il 31 marzo prossimo, ndr).

L’incidenza di povertà tra i minori di 18 anni sale di oltre due punti percentuali – da 11,4% a 13,6%, il valore più alto dal 2005 – per un totale di bambini e ragazzi poveri che, nel 2020, raggiunge 1 milione e 346mila, 209mila in più rispetto all’anno scorso. Da ultimo, l’aumento della povertà assoluta si inquadra anche nel contesto di un calo record della spesa per consumi delle famiglie (su cui, va ricordato, si basa l’indicatore di povertà). Stando alle stime, nel 2020 la spesa media mensile torna ai livelli del 2000 (2.328 euro; -9,1% rispetto al 2019). Il lavoro a cui ora è chiamato il Governo Draghi per invertire da subito la rotta, con l’aiuto del Recovery Fund, risulta tutt’altro che semplice.

QUI IL TESTO INTEGRALE DEL RAPPORTO ISTAT SULLA POVERTÀ

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