ITA-ALITALIA/ Un rilancio più difficile con l’ingresso dei privati

- Alessandro Giustolisi

Dopo pochi mesi di attività, ITA è in difficoltà. L’ingresso di soci privati non sembra poter garantire un vero rilancio della compagnia italiana

Alitalia
Alitalia (LaPresse)

Dopo il mio ultimo articolo del 17 novembre scorso, considerando che le sorti della nuova ITA dipendono molto dagli sviluppi politici, era opportuno attendere l’elezione del presidente della Repubblica. Con la conferma che tutto rimane com’è, ora possiamo meglio delineare il presente e il futuro, a meno che subentrino eventi non previsti, spero migliorativi per la nostra povera Italia.

Credo tutti ormai sappiano che ITA ha dichiarato che si muoverà addirittura più lentamente di quello che aveva promesso visti i suoi numeri a oggi. Tutto questo si deve alle scelte sbagliate sin dall’inizio nel creare un piano industriale con un network senza cargo pressoché nazionale ed europeo in diretta competizione con le decine di compagnie già esistenti sul mercato italiano. Quindi niente lungo raggio eccetto New York e prossimamente solo altre 7 rotte: Boston, Miami, Los Angeles, Washington, Sao Paulo, Buenos Aires e Tokyo. Il lungo raggio e cargo è dove invece si sarebbe potuta avere una certa supremazia, data la nostra posizione e la poca concorrenza, potendo con incentivi interessanti riprendersi il mercato e addirittura ampliarlo. Già da mesi ho descritto questa situazione e nell’articolo dell’11 ottobre ho evidenziato come in piena pandemia le principali linee aeree europee anche meno grosse della nostra ex Alitalia coprono il lungo raggio benissimo. Vi elenco il numero di destinazioni a lungo raggio per compagnia escludendo Nord Africa e Medio Oriente che sono medio raggio: TAP 37, Iberia 32, Air France 88, British Airways 70, Aer Lingus 12, KLM 73, Brussels Airlines 17, Lufthansa 62, Swiss 21, Austrian Airlines 16, S.A.S 10, Icelandair 14, Finnair 31, Aeroflot 28 e Lot 27, quindi ITA con 8 destinazioni è ultima. Questi dati smontano la tesi del piano industriale ITA. Questo andazzo serve solo a fallire e far spendere i fondi statali nuovamente, nella speranza che qualcuno compri ITA.

Rileggendo l’ultimo articolo del Prof. Ugo Arrigo del 26 gennaio scorso si trova conferma purtroppo del disastro annunciato di ITA, quindi non capisco come questo Governo sia sordo e non ascolti. Sui voli nazionali e a corto e medio raggio non stiamo guadagnando niente e addirittura avendo perso pure i voli in continuità territoriale con la Sardegna se non si compie un cambio di rotta subito tutto andrà al vento. 

Ultimamente si parla di un interessamento di Lufthansa e MSC e sembra che lo Stato italiano voglia aprire ad altri possibili partner privati, ma tutto questo non ha senso perché nessuno vorrà investire se non si cambiano certe regole del gioco e non cambia la situazione politica in Italia. E anche se ci fossero i cambiamenti necessari sono convinto che l’Italia abbia bisogno di una rifondazione del trasporto aereo nazionale con un vettore forte che sia inizialmente solo pubblico senza nessun socio privato, fino a quando la nuova compagnia si sia ricomposta e stabilizzata e faccia alleanze solo con principi di reciprocità e con altre compagnie non più grandi, per evitare di essere controllati o tenuti in basso profilo. Da due anni stiamo vivendo in Italia in una situazione inedita dove si è passati da una pandemia sanitaria a una pandemia politica dove ormai il problema virus è usato per poter cambiare la nostra vita di tutti i giorni e il viaggio di piacere e di affari è diventato solo un problema, quindi da evitare. Attualmente assistiamo all’emanazione continua di Dpcm con decreti che limitano i movimenti degli italiani o gli impongono di avere dei pass burocratici che sicuramente li portano a fare meno viaggi. Come si può programmare una compagnia aerea pubblica o soprattutto privata con scopo di profitto in una situazione del genere? Dubito che qualsiasi privato serio possa investire in una nostra compagnia aerea senza che il Governo dia garanzie di riaprire tutto. Credo che una scelta su come gestire il trasporto aereo nazionale dovrebbe prenderla un Governo espressione del popolo, quindi spero in elezioni al più presto per sbloccare questa situazione di stagnazione che aiuta solo le multinazionali e gli interessi stranieri.

Riguardo il caso di un possibile investimento di Lufthansa lo ritengo negativo, perché diventeremo una compagnia subordinata, considerando anche la vicinanza di Swiss e Austrian Airlines che sono nel Lufthansa Group. Rischieremmo, quindi, di avere sempre una compagnia mediocre con ripercussioni anche non prevedibili per il nostro turismo e cargo. Direi lo stesso per qualsiasi grande compagnia o gruppo senza nessun pregiudizio: è solo una questione di rimanere con la sovranità e libertà che ci spetta di poter operare alla pari di qualsiasi altro vettore.

Riguardo MSC, va ricordato che è una compagnia non Ue, poiché ha base in Svizzera, e che se vuole fare cargo aereo non ha bisogno di ITA: può farlo da solo da diverse basi straniere più redditizie con buoni aerei cargo. Probabilmente il suo intento è arginare la diretta concorrente CGM-CMA che sta organizzando una flotta aerea cargo visti i recenti problemi nel cargo marittimo. L’operazione potrebbe avere qualche senso per MSC per le crociere, ma dovrebbe spostare dei voli a lungo raggio su basi che non corrispondono sempre con il traffico passeggeri. Quindi, ci vorrebbe un network diverso e stagionale e a questo punto basterebbe solo un accordo con una compagnia charter e partnership con compagnie di linea. Essendo MSC crociere un operatore turistico, sicuramente ha perso molto in questi ultimi due anni e sa che il recupero del settore non è vicino. Credo veda pertanto in Alitalia un’altra fonte per recuperare quel settore e veicolare i suoi clienti. I o tratterei con loro, ma a condizione che Alitalia/ITA resti in Italia e non abbiano il controllo.

Considerando MSC in parte una compagnia “quasi italiana”, si potrebbe farla entrare in società in seguito ma non con una quota di maggioranza, almeno fino a quando il mercato non si sarà ripreso, e poi si potrebbe aumentare la sua partecipazione, ma sempre in minoranza. Oppure si potrebbero fare ora solo degli accordi tipo joint-venture. In ogni caso ITA dovrebbe fare scelte completamente indipendenti e quindi MSC dovrebbe essere solo un investitore o partner con dei vantaggi, ma non dominanti.

Altre compagnie aeree come investitori in questo momento non credo siano opportune, perché bisogna riprenderci il mercato e ciò è possibile solo senza nessuno che ci condiziona su dove e come operare e una compagnia aerea socia crea questo condizionamento. In Italia attualmente non abbiamo nessuna compagnia aerea di una certa dimensione eccetto Neos, quindi bisogna muoversi.

Da Roma Fiumicino attualmente si raggiungono con il lungo raggio: Montreal, Toronto, Dallas, Philadelphia, Seoul, Hong Kong, Taipei, Atlanta, Dubai, Addis Ababa, Abu Dhabi, Nairobi, Kuwait, Doha, Jeddah, Ryadh, Bangkok, ITA fa solo New York, Neos fa Cancun, La Romana, Mombasa, Nosy Be, Salalah, Zanzibar. Totale: 24 destinazioni.

Da Malpensa attualmente attualmente si raggiungono con il lungo raggio: Beijing, Shanghai, Delhi, Tokyo, Miamil, Hong Kong, Dubai, Addis Ababa, Abu Dhabi, Bahrain, Teheran, Seoul, Kuwait, Sao Paulo, Muscat, Doha, Jeddah, Riyadh, Singapore, Bangkok, Tashkent, Neos fa Boa Vista, Cancun, Dakar, Havana, Holguin, La Romana, Malè, Mombasa, New York, Sal, Nosy Be, Salalah, Varadero, Zanzibar. Totale: 35 destinazioni.

Si può notare da questi dati che Fiumicino paradossalmente raggiunge meno destinazioni di Malpensa e che i mercati tradizionali come il Centro, Sudamerica sono inesistenti a parte un volo Latam a Sao Paulo, l’Africa è quasi inesistente, Estremo e Medio Oriente molto poco, quindi l’unico mercato ben servito è quello del Nord America. ITA fa solo un volo a New York e la Neos almeno 14 destinazioni per lo più stagionali.

In Italia abbiamo bisogno di un Governo che si renda conto che investire in una compagnia aerea nazionale forte è importante e strategico per la nostra economia e così calmerà gli animi di tutti gli ex lavoratori Alitalia che sono attualmente così avvelenati che solo un gesto unilaterale come riconoscergli di entrare come piccoli soci e ridargli un lavoro in una nuova compagnia forte potrà creare quella sinergia di amore per il lavoro per ricominciare da zero creando una grande compagnia aerea italiana che utilizzi tutti i potenziali possibili che abbiamo, che sono tanti, perché il capitale umano è il più grande capitale in una grande compagnia e non si può dilapidarlo. Tutti sappiamo che Alitalia è necessaria, addirittura più grande di quello che era, ed è proprio questo che crea la rabbia dei lavoratori e di molti italiani informati. La mia proposta di nazionalizzare del mio ultimo articolo credo che sia la più fattibile e fino a quando il Governo non deciderà di fare questo passo rimarremo orfani di compagnie aeree. L’Italia per ora è il Paese d’Europa più disastrato in quanto non possiede nessuna compagnia aerea rilevante in comparazione al suo potenziale economico, turistico, commerciale e culturale. Stiamo facendo scappare tutti i nostri lavoratori delle defunte Alitalia, Air Italy e Blue Panorama verso altri Paesi o li stiamo lasciando fare altri lavori con un senso di frustrazione altissimo o nella maggior parte dei casi, anche per via dell’età, li stiamo lasciando disoccupati.

Ribadisco che i nuovi pretendenti per acquisire ITA e Alitalia, se si materializzeranno essendo privati e/o stranieri, non potranno svolgere la funzione che dovrebbero per un trasporto aereo nazionale degno di noi, quindi la nazionalizzazione inizialmente con l’inserimento dei lavoratori è fondamentale per la ricostruzione e auspico che il Governo interpelli tutti noi con idee in questa direzione che è l’unica di salvezza per il trasporto aereo nazionale. Ormai si sta riconoscendo l’importanza del marchio Alitalia, quindi spero nella giusta rivalutazione dello stesso e la cessione di qualsiasi quota di maggioranza a privati oggi sarebbe un tradimento verso gli italiani.

antilleanatlantic@outlook.com

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