ITALIA STREMATA/ Intiglietta (AF): la mia risposta di popolo al Governo del nulla

- int. Antonio Intiglietta

L’ultimo Dpcm non consente di realizzare fisicamente l’Artigiano in Fiera, che diventa un evento live. Una risposta concreta per aiutare gli artigiani, ormai allo stremo

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Artigiano al lavoro (LaPresse)

“Gli artigiani, anche se sono letteralmente allo stremo, non si arrendono, anzi vanno al contrattacco. E con loro l’Artigiano in Fiera: chiediamo agli italiani di condividere la loro resistenza e di sostenerli. Attraverso una modalità molto concreta: conoscendo le loro storie, apprezzando il loro patrimonio di bellezza, creatività e bontà e acquistando i loro migliori prodotti. Ge.Fi non vuole stare dalla parte della depressione e del lamento, ma della costruzione. Almeno ci proviamo”. Così Antonio Intiglietta, presidente di Ge.Fi, introduce la novità del 2020: la venticinquesima edizione di Artigiano in Fiera diventa digitale, così che con Artigiano in Fiera Live, dal 28 novembre al 20 dicembre, sarà possibile scoprire gli artigiani italiani, apprezzarne il lavoro e acquistarne i prodotti. “L’ultimo Dpcm del governo Conte – spiega infatti Intiglietta – ci mette di fatto nella condizione di dover affrontare una situazione all’interno di una contrazione della manovra di azione che non avremmo voluto vedere”.

In effetti la domanda che si pongono tutti è: perché siamo tornati in questa situazione di emergenza? Lei che risposta si dà?

Non posso non considerare due dati oggettivi, evidenti nella loro drammaticità. Il primo: di fronte a un popolo fortemente responsabile, una minoranza di questo paese, affermando il proprio istintivo egoismo nichilista, si è totalmente disinteressato del bene comune. Il secondo: chi ci governa ha dimostrato e continua a dimostrare un’assoluta incompetenza e irresponsabilità. Se avessero un minimo di coscienza di sé, dovrebbero presentarsi davanti al Presidente della Repubblica, rassegnare le dimissioni e chiedere scusa al paese. Nel mondo per molto meno ci si dimette.

Preso atto di questi due dati, però, non ci si può rassegnare all’immobilità e al rancore, non crede?

Nella vita, anche davanti a fatti gravi, non si può rimanere nella depressione per un’incombenza non voluta o nella reazione rabbiosa per uno stato d’impotenza di fronte all’irresponsabilità di altri. Bisogna costruire, creare, muoversi per un bene comune.

E lei che impegno ha preso su questo fronte?

Abbiamo immaginato durante il lockdown, e lo abbiamo poi messo in cantiere fin dallo scorso maggio, il progetto di un Artigiano in Fiera 2020 in una veste inedita e innovativa. Dovendo rispondere all’urgenza di bisogno di promozione dei nostri artigiani, la venticinquesima edizione della nostra manifestazione, che è la più grande fiera internazionale dell’artigianato, avrebbe dovuto seguire due direzioni, tra loro sussidiarie, correlate e non contrapposte: una fisica e una digitale. E avremmo voluto che quella digitale diventasse fortemente complementare con quella fisica.

Poi cosa è successo?

Per effetto delle disposizioni anti-Covid contenute nell’ultimo Dpcm, Ge.Fi. si è trovata nella condizione, subita e non voluta, di rinunciare a realizzare il nostro evento nei padiglioni di Fieramilano. Ma non ci arrendiamo. Come diceva Giambattista Vico, “paion problemi ma sono opportunità”.

In concreto?

Vogliamo dare una risposta non frustrata, ma costruttiva e propositiva, a sostegno dei nostri artigiani e a difesa della cultura del lavoro del nostro paese. Abbiamo pensato, cioè, a una piattaforma digitale che possa offrire la possibilità a numerose microimprese italiane di mantenere e sviluppare il contatto con il pubblico creato negli anni precedenti, grazie al network di vendita Artigiano in Fiera che ha sempre rappresentato un momento importante e strategico per la visibilità della loro attività, a livello nazionale e internazionale. Non solo: la nostra sfida è quella di voler chiedere una compartecipazione del popolo italiano, a partire da tutti coloro che seguono l’Artigiano in Fiera, interagendo con noi. E parliamo di 11 milioni di persone, tra cui un milione di visitatori abituali. Tutto questo perché la piattaforma ha tre grandi spunti, che paradossalmente valorizzano la Fiera.

Quali sono?

Primo: non esiste oggi al mondo una piattaforma che racconta centinaia di storie che testimoniano plasticamente come e dove nascono la genialità e l’intelligenza di un’arte che si declina in diversi mestieri del nostro popolo. È un patrimonio di esperienza, di ingegno, di resilienza. Abbiamo l’occasione come non mai di renderci conto di questa ricchezza del made in Italy, che non è un concetto, ma sono storie di umanità in azione.

La seconda opportunità?

È la formidabile occasione, unica nel suo genere, di poter entrare in casa loro, nei loro laboratori, per veder nascere in diretta le bellezze, le bontà e le cose utili che poi si vedono in Fiera. Così rendiamo protagonisti gli stessi espositori.

E l’ultimo spunto costruttivo?

La piattaforma live consentirà agli artigiani di presentare i loro migliori prodotti e di rivenderli, per un periodo più lungo di quello della fiera tradizionale. E al popolo verrà data la possibilità di tornare più volte, 24 ore su 24, così da poter scoprire, apprezzare e acquistare ogni volta qualcosa di nuovo. E noi come Ge.Fi, dal 28 novembre al 20 dicembre, ci accolleremo le spese di spedizione. Tentiamo così di dare una risposta concreta al bisogno di resistenza per poter continuare a far esistere questo grande patrimonio che tutto il mondo ci riconosce e ci invidia.

Come hanno risposto gli artigiani a questa proposta di vetrina digitale?

Testimoniando un’immensa gratitudine e solidarietà reciproca, perché capiscono bene che remiamo tutti insieme nella stessa direzione. Abbiamo bisogno a vicenda, come mai prima, di questa prova. Cito un esempio: avevamo preso l’impegno di restituire l’anticipo per partecipare alla fiera, ma un artigiano che già ci aveva mandato i soldi ci ha detto: no, teneteli voi, in questi anni vi sono grato perché grazie a voi esisto. Ma anche l’aiuto delle istituzioni è essenziale in questo frangente, perché gli artigiani sono letteralmente allo stremo. Al di là delle chiacchiere, però, nessuno dà loro una mano.

Non a caso, proprio un sondaggio da voi condotto tra gli espositori di Artigiano in Fiera evidenziava l’insoddisfazione verso Stato e Regioni per l’esiguità degli aiuti e per l’eccesso di burocrazia per ottenerli. Di cosa avranno bisogno da qui in avanti gli artigiani italiani?

Lo dico da tempo, davanti all’ignavia di chi ci governa gli artigiani hanno bisogno di poche semplici misure. Innanzitutto, un credito a medio-lungo termine per aiutarli a ristrutturarsi così da poter continuare a esistere e a lavorare. In secondo luogo, un sostegno a eventi come Artigiano in Fiera e altre manifestazioni per tutto il 2021, così da consentire loro di riprendersi, presentando a una platea ampia i loro prodotti. Ma soprattutto, un abbattimento radicale di tutta la burocrazia, perché non è vero – e lo voglio scandire a gran voce: non è vero! – che si sta combattendo la burocrazia. Anzi, il lockdown ha appesantito tragicamente tutte le procedure, sempre più demenziali: solo tasse, permessi, pagamenti e lungaggini. Quindi, non solo non si sono sostenuti gli artigiani, non solo non si sono garantite loro delle prospettive, ma le si aggravano.

Che cosa si aspetta dall’Artigiano in fiera live?

Da un lato, vogliamo far fare al mondo dell’artigianato un salto tecnologico ormai ineludibile: il digitale è il futuro, che non significa però utilizzarlo per sostituire le relazioni. Dall’altro, mi aspetto che il nostro invito incontri una risposta di popolo, capace di passare dalla reazione alla costruzione. E il binomio evento fisico-evento digitale live sarà la formula dell’Artigiano in Fiera 2021.

(Marco Biscella)

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