IVA/ Se il Covid fa bene alle entrate dello Stato

- Stefano Masa

I ricercatori della Banca d’Italia hanno evidenziato come il gettito Iva sia cresciuto inaspettatamente subito dopo l’inizio della pandemia

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La sede di Banca d'Italia (LaPresse)

Cerchiamo di sforzarci lasciando alle spalle – per un solo momento – la tristezza di questo perdurare della pandemia e, per pochi istanti, davvero, guardiamo a un fattore che, nonostante questo tragico momento storico, ha comunque avuto un risvolto positivo per le casse dello Stato italiano e indirettamente le avrà – anche – nelle nostre tasche. Siamo consapevoli che lo sforzo richiesto è davvero arduo, ma, allo stesso tempo, bisogna guardare al presente e agli obiettivi futuri. 

La recente nota “L’impatto (inatteso) del Covid-19 sul gettito IVA” curata dai ricercatori della Banca d’Italia potrebbe esser passata inosservata nel susseguirsi delle moltissime notizie di natura economica e finanziaria, ma dall’approfondimento diffuso dall’Istituto di palazzo Koch emerge un fattore (definito «inatteso») riconducibile al gettito della tanto citata IVA. La sintesi che si può leggere a capo del documento è alquanto esaustiva: «In tempi di crisi il gettito dell’IVA tende a ridursi di più, o a crescere di meno, rispetto ai consumi. Aumentano infatti i comportamenti volti all’evasione fiscale e i consumatori riducono la quota di spesa destinata ai beni durevoli, caratterizzati da aliquota più elevata. In Italia, nel periodo successivo all’inizio della pandemia, la dinamica dell’IVA è stata invece nettamente più sostenuta di quella dei consumi. Si tratta di un risultato strettamente connesso con le peculiarità della crisi economico-sanitaria legata al Covid-19: le misure di contenimento e la paura del contagio hanno determinato un drastico calo della quota di spesa per servizi, caratterizzata da aliquote più basse e da una maggiore propensione all’evasione; il consumo di beni durevoli, contrariamente alle precedenti recessioni, è tornato ai livelli pre-crisi dopo un solo trimestre; sono inoltre aumentate, in parte attraverso canali digitali, le transazioni elettroniche. Quest’ultimo cambiamento, che ha influito positivamente sulla compliance, potrebbe fornire un contributo permanente ai conti pubblici».

Da quanto riportato si evince come, grazie alla ricomposizione del paniere di spesa, il gettito dell’IVA ne potrà trarre beneficio poiché correlato con il ciclo economico poiché «le componenti di spesa ad aliquota più elevata sono più sensibili alla congiuntura, mentre la spesa per beni ad aliquota ridotta (ad esempio beni alimentari) tende a essere sostanzialmente aciclica». In cosiddetti soldoni ed estremizzandone il concetto, le casse dello Stato potrebbero godere di maggiori entrate (IVA) prescindendo da fattori esogeni come nel caso della recente pandemia. 

Si tratta di una buona notizia – l’ennesima – che caratterizza la continua ricerca di un ben lieto e ritrovato (con fatica) benessere finanziario del Paese Italia. Allo stesso tempo, però, viene comunque sottolineato il costante pericolo che contraddistingue questa delicata imposta ovvero l’elevata evasione della stessa. 

Su quest’ultimo punto, ma a più ampio raggio (l’evasione generale), a far ben sperare per il futuro, ci sono altri due elementi che – certamente – agevoleranno un’efficace azione di prevenzione. Il primo: il nuovo anno vedrà l’applicazione della normativa che limita ulteriormente l’utilizzo del contante; si passerà dai 1.999,99 euro ai 999,99 per qualsiasi tipo di pagamento cioè di passaggio di denaro tra persone fisiche o giuridiche. Pertanto, a partire dai 1.000 euro, si dovrà operare mediante pagamento tracciabile poiché, in caso diverso, si potrà incappare in sanzioni. 

Il secondo fattore a caratterizzare questo “nuovo corso” in sede preventiva giunge sempre dalla stessa Banca d’Italia, ma insieme alla Guardia di Finanza. Ieri, di fatto, è stato firmato il protocollo d’intesa che aggiorna e sostituisce quello del 25 luglio 2007. Tale accordo «intende rafforzare i rapporti di collaborazione al fine di rendere più incisive la vigilanza e la prevenzione delle violazioni normative in materia di intermediazione bancaria e finanziaria e antiriciclaggio». Nel documento sottoscritto tra le parti emerge chiaramente (rif. Articolo 5 punto 2.) la particolare attenzione alla dolorosa IVA: «Per l’espletamento dei controlli nei confronti dei gestori del contante, la Banca d’Italia può avvalersi della collaborazione della Guardia di Finanza, che esegue gli accertamenti richiesti con i poteri attribuiti per l’accertamento dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte sui redditi». 

Alla base di questo nostro elementare esercizio di rimando a quanto recentemente diffuso, l’intento dello Stato è molto chiaro e deciso: cambiare marcia sul versante della lotta all’evasione. Il perimetro d’azione appare ben definitivo e il campo di applicazione è ancor più specifico: l’IVA, da tanto temuta perché tanto evasa, potrebbe essere la nuova alleata dello Stato italiano. 

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