JACKPOT SUPERENALOTTO/ Lasciamo stare le slot, facciamo come Giobà di Guareschi…

- Maurizio Vitali

Il jackpot del Superenalotto è stata azzeccata in un bar di Lodi. È il record assoluto: 209 milioni. Come spenderli? Lo sapeva Guareschi

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Estrazioni Lotto e Superenalotto (LaPresse)

E adesso portatecelo via a noi italiani il primato mondiale di tutti i tempi. Il record assoluto, dico, delle vincite in tutta la storia delle lotterie dei cinque continenti. Trattasi di 209 milioni di euro e spiccioli, che fanno di Lodi la caput mundi, dato che la sestina miracolosa è stata azzeccata da ignoto avventore nel noto bar tabacchi Marino di via Cavour 46, a due passi dal duomo della cittadina padana. Ne tengano conto tutti. A cominciare dalla Commissione europea sempre pronta a farci le pulci sui numerini della manovra economica. Te li qui i numerini: 7-32-41-59-75-76. Numero jolly: 21. Numero Superstar: 1. L’Italia è salva, i conti sono a posto, la manovra in sicurezza. Salvini dopo quota 100 sta inventando quota 90 (ignorando che il copyright è di Mussolini). Di Maio pensa di introdurre un reddito di jackpottanza, che ridistribuisce ai poveri Isee quanto sottratto ai poveri Isee e non Isee. Sciambola.

È per l’ignoto avventore che cominciano i grattacapi. Mi metto nei suoi panni: oh, adesso si spende. Dunque: bella casa nuova, più una al mare, più una in montagna: 5 milioni. Vacanze esotiche per dieci anni: 2 milioni. Suvone, Ferrari, kawasaki: 1 milione. Appartamenti per i tre figli così non hanno il mutuo: 3 milioni. Ah. Scuole private per i cinque nipotini per 13 anni: 500mila. Ristoranti, barca, escort, varie: boh. Facciamo un tot. Poi la beneficenza: adozioni a distanza, più 9 euro al mese per la lotta ai tumori, più contributi una tantum locale squadra di calcio: poca roba, tutta nella voce “varie e solidarietà”. Restano 190 milioni.  Cavoli com’è difficile spendere. E adesso dove li metto? Metà nei paradisi fiscali, non di più perché non sono pratico. Non ho mai fatto l’evasore. Mica facile. Bisogna nascere disonesti. E io non lo nacqui. Metà nel materasso. Sai quanti grossi vincitori si sono mangiati fuori tutto, soldi, casa, moglie, amanti. Oh, materasso Memory, prima di dimenticarseli. E anche il tenore di vita: non ostentare lo status. Low profile, sennò arrivano quelli che ti rifilano la dritta per farti investire e ti ciulano tutto. Alla fin fine uno si fa furbo: fa una vita da povero per morire ricco.

A costoro si consiglia di tenere sul comodino (quello di design, nuovo, in platino, foderato kashmir, e per pomoli solitari grandi come noci), i racconti del Mondo Piccolo di Guareschi, segnalibro alla pagina di Giobà, il sempliciotto del paese che va a comprare la Gazzetta in città perché è “tutta un’altra roba”, e che sa tutto di ciclismo. Davanti alla tv all’osteria risponde da remoto alle domande di “Lascia o raddoppia?”, mentre il concorrente in studio fallisce. Ma non c’è verso di convincerlo a iscriversi al “gioco degli indovinelli”. Il pressing è bi-partisan, parroco e sindaco comunista. Niente da fare. Ma perché? “Perché ho la mia dignità”.

Esagerato? Giobà è Giobà, e non capisce di jackpot e quick pick. Però, per un italiano che stravince, migliaia e migliaia passano ore e ore a rimpinzare di euri le slot machine o a scrutare mezzo inebetiti gli schermi che sciorinano i numeri estratti.  Qualcuno si rovina, un euro alla volta, tutti inseguono un obiettivo che ha una possibilità su 650 milioni di essere centrato. Fanno una vita da poveri per morire da più poveri. Che Giobà non sia così scemo?

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