Jacopo Fo “Papà Dario sapeva che stava morendo”/ Sul rapimento di Franca Rame…

- Adriana Lavecchia

Jacopo Fo ha voluto ricordare la sua famiglia a quasi cinque anni di distanza dalla morte del padre, avvenuta il 13 ottobre 2016 “voleva dipingere le pareti della stanza d’ospedale”

Jacopo Fo
Dario Fo, in uno scatto d'epoca (Wikipedia)

Jacopo Fo in una lunga intervista a Il Fatto Quotidiano ha parlato della sua infanzia, della sua famiglia e della morte di suo padre avvenuta il 13 ottobre di cinque anni fa: “Ha affrontato la morte in maniera consapevole, ma fingendo di niente: voleva dipingere le pareti della stanza per materializzare le allucinazioni che viveva a causa delle medicine […] mi parlava di progetti, di idee, di spettacoli da realizzare, è stato un bel modo per affrontare gli ultimi giorni”.

Jacopo ha anche parlato di sua mamma, Franca Rame e del suo modo di gestire le emozioni: “Lei urlava, piangeva, emetteva emozioni, però all’atto pratico era un carro armato, non in grado di deviare dalle sue azioni; azioni gestite in chiave fisiologica, quasi animalesca […] Ricordo mamma dopo il rapimento: era in casa, distrutta, piena di bruciature, sangue, tagli. Qualcosa di incredibile. Eppure, non volle andare in ospedale, è toccato a me medicarla. Io e lei soli” mentre suo padre era più restio a mostrare le sue emozioni: “Mio papà aveva dei problemi con la parte emotiva: non riusciva ad esprimerla […] L’ho abbracciato, quasi con rabbia, come per spronarlo a parlare. A chiedermi qualcosa”.

Jacopo Fo, la sua infanzia in una famiglia speciale

Jacopo Fo ha ammesso di aver capito che la sua era una famiglia speciale solo in età avanzata: “Da piccolo non avevo metri di paragone, solo alle medie ho intuito che provenivo da “marziani”, non capivo di calcio, di musica di auto. Capivo la storia del Vietnam, la rivoluzione cinese Barbarossa contro i milanesi o Prevert. […] al liceo c’era poca gente con la quale potevo confrontarmi, e l’altro dramma è che non riuscivo a scindere la comunicazione verbale dall’attrazione sessuale”.

Per concludere la prima parte dell’ ’intervista Jacopo Fo ha voluto ricordare il padre come imprevedibile nella vita ma organizzato nel lavoro: “Viveva per il teatro. Quando iniziava a scrivere un testo entrava in uno stato estatico e quello stato durava giorno e notte; di notte mia madre si svegliava e lo implorava “smettila di pensare non riesco a dormire”. Perché papa e io uguale, quando rifletteva schioccava l’alluce contro il medio e il rumore non era forte, ma dopo un’ora e mezza l’irritazione altrui è giustificata”.



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