Jerry Calà/ “Con I gatti di vicolo Miracoli abbiamo fatto la fame”

- Mirko Bompiani

L’artista Jerry Calà a Oggi è un altro giorno: “I gatti di vicolo Miracoli? Ci univa una grande amicizia, nata sui banchi del liceo”

jerry calà
(Oggi è un altro giorno)

«Io cerco sempre di dire che ho messo la testa a posto, ma non so in che posto l’ho messa (ride, ndr)»: così inizia l’intervista di Jerry Calà a Oggi è un altro giorno. Il celebre artista ha ripercorso la sua carriera, iniziata nel 1971 con “I gatti di vicolo Miracoli” e proseguita un anno dopo con il battesimo in tv con Corrado: «Mamma mia che emozione, noi eravamo degli sbarbati appena arrivati dalla provincia. Che belle cose che facevamo, eravamo molto impegnati come discorso artistico».

Jerry Calà si è poi soffermato sul celebre gruppo composto insieme a Umberto Smaila, Nini Salerno e Franco Oppini: «Ci univa una grande amicizia, nata sui banchi del liceo: abbiamo imparato l’arte in un teatrino di liceo. Abbiamo fatto la fame, a Oppini, che era magrissimo, davamo le Golia. E ci univa lo stesso senso di humour, nessuno si offendeva per le prese in giro».

JERRY CALÀ A OGGI È UN ALTRO GIORNO

Dopo una breve battuta sulle sue origini meridionali – «Non è stato facile da ragazzo. C’era ancora scritto “non si affitta ai meridionali”. A scuola mi nascondevo, non avevo il coraggio di alzarmi in piedi quando c’era l’appello e dicevano “Calà Calogero”»Jerry Calà ha parlato dell’articolato percorso scolastico, con diverse bocciature: «Io facevo il Classico e avevo 8 in greco e latino, ma mi bocciavano lo stesso per la geografia e la storia». Jerry Calà si è poi soffermato sul rapporto con i genitori: «Loro si erano separati, ma secondo me era rimasto un filo. Tant’è vero che sono saliti in cielo lo stesso giorno, uno l’anno dopo l’altro. Questa cosa ci ha fatto pensare, forse in fondo loro si amavano. Mio padre era un po’ birichino, partiva per i Paesi dell’Est (ride, ndr). Io sono stato birichino, quando ero ragazzo ho fatto la mia vita da ragazzo e mi sono divertito. Noi avevamo la voglia di andare via di casa, cosa che oggi non c’è tanto, per colpa di una generazione di genitori che tende a proteggerli molto. Se a scuola avevo un problema, mio padre mi menava, mentre oggi vanno a menare i professori».



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