Johnny Rotten “Trump? Sarei cretino a non votarlo”/ Ex Sex Pistols “Biden incapace”

- Paolo Vites

John Lydon, l’ex leader dei Sex Pistols, oggi vive in America e dice che che voterà per Donald Trump

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Johnny Rotten

In fondo furono loro stessi, i Sex Pistols, a autodefinirsi “la grande truffa del rock’n’roll”. Il gruppo che a fine anni 70 mise a soqquadro l’Inghilterra perbenista, arrivando a insultare, cosa che nessun inglese oserebbe mai fare, la regina Elisabetta proprio nell’anno del giubileo con la corrosiva God save the Queen, erano punk per finta. Se si ascolta il loro celebre disco con attenzione, l’unico pubblicato, Never mind the bollocks, altro che punk. E’ suonato e prodotto benissimo, da seri professionisti, mica da quelle specie di scimmie che sputavano sul pubblico che apparivano dal vivo. Altro che punk, è un disco di rock classico come tanti altri. La storia è risaputa: dietro di lire un manager astuto e interessata solo ai soldi, Malcolm McLaren, una specie di Colonnello Parker di Elvis Presley, che li usò come burattini.  Così non c’è da scandalizzarsi più di tanto se oggi si vedono foto di John Lydon alias Johnny Rotten, l’icona del punk e cantante del gruppo, con una t-shirt (incredibilmente ingrassato) a favore di Donald Trump che dichiara di sostenere “perché Joe Biden è un incapace”. «Sostengo Trump per le sue scelte economiche di fronte a Biden. Che considero un incapace. Sarei un cretino a non votarlo» afferma perentorio il 64enne rosso (di capelli) cantante che ora risiede a Venice, Los Angeles e quindi voterà alle prossime elezioni americane, in una intervista pubblicata dall’inglese The Observer.

TRA TRUMP E LA BREXIT

L’ex icona punk, oggi 64 anni, è una persona ben diversa. Vive con la moglie Nora di 74 anni malata di Alzheimer, prendendosi cura totalmente di lei 24 ore al giorno. Nel frattempo ha scritto la sua autobiografia, I Could Be Wrong, I Could Be Right , una raccolta dei suoi pensieri “non censurati”. Non è una novità per lui: quando era ragazzo sua madre era malata e lui si prendeva cura dei fratelli minori quando il padre lavorava. “La lezione principale che ho imparato da mia madre e mio padre non è l’autocommiserazione. L’autocommiserazione era inaccettabile”.  Tuttavia, la sofferenza di Nora lo colpisce profondamente, dice. Nel 2010 la loro figlia Arie è morta di cancro. Nel suo libro non si tira indietro: tra i dettagli domestici (pulire, fare la spesa, dare da mangiare agli scoiattoli), il libro è una palla di fuoco polemica, Brexit, Trump, i reali, il suo odio per il “dogma” (qui, Lydon mette insieme cattolicesimo, islam, comunismo, politica dell’identità e correttezza politica). Dopo aver sostenuto Barack Obama e Hillary Cliton, adesso sostiene Trump. E sostiene anche la Brexit (“L’ha scelta la classe operaia” dice). Lydon sembra aver iniziato a sostenere Trump quando il presidente è stato accusato di razzismo. “Sono stato accusato della stessa cosa, quindi sono offeso per chiunque venga chiamato così”. Ma difende George Floyd: “Non c’è nessuno che conosco da nessuna parte che non direbbe che non fosse orribile. Assolutamente! Non significa che tutta la polizia sia cattiva o che tutti i bianchi siano razzisti. Perché tutte le vite contano”. Quindi l’ex icona del punk è oggi un grasso borghese che sostiene Trump? “Mai rimanere attaccati alla stessa opinione per sempre” commenta in pieno stile punk.

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