Joseph Ratzinger e Giovanni Paolo II/ La grande amicizia tra i due Papi

- Emanuele Ambrosio

Joseph Ratzinger e Giovanni Paolo II, due Papi legati da una grande amicizia al servizio di Dio: “sin dall’inizio una grande venerazione e una cordiale simpatia”

Joseph Ratzinger e Giovanni Paolo II

Joseph Ratzinger e Giovanni Paolo II sono stati entrambi Papi, ma anche amici al servizio di Dio. Potremo definire così il rapporto tra Papa Benedetto XVI e Papa Wojtyla. Nel 1981 è Giovanni Paolo II scelse come prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede un giovanissimo Joseph Ratzinger chiamato ad occuparsi del Sant’Uffizio conosciuto anche come il dicastero vaticano. Tra i due all’inizio c’è grande stima e rispetto reciproco ma, con il passare degli anni, tra i due nasce una grandissima amicizia. Il primo incontro tra Ratzinger e Karol Wojtyla avvenne durante la conclave che decise con la fumata bianca l’elezione a Papa di Wojtyla, un incontro di cui lo stesso futuro Papa Ratzinger ha raccontato poi così: “ho provato sin dall’inizio una grande venerazione e una cordiale simpatia per il Metropolita di Cracovia. Percepii subito con forza il fascino umano che egli emanava e, da come pregava, avvertii quanto fosse profondamente unito con Dio”.

Joseph Ratzinger e Giovanni Paolo II, due grandi amici

Un rapporto di collaborazione quello tra Joseph Ratzinger e Giovanni Paolo II cresciuto e rafforzatosi nel tempo. Un binomio che dal 1981 è diventato, anno dopo anno, sempre più forte e presente in diversi aspetti del mondo della Chiese. Ratzinger, infatti, è stato durante i tantissimi anni di pontificato di Wojtyla una presenza fissa con cui confrontarsi su diversi aspetti: dalle encicliche fino ai rapporti diplomatici della Santa Sede. UN grande amicizia al punto che circolavano voci in Vaticano che, quando Ratzinger chiedeva a Karol Wojtyla di poter tornare in Germania per potersi dedicare alla scrittura dei suoi libri, il Sommo Pontefice rispondeva con il suo indimenticabile sorriso: “sì, sì, va bene, poi ne parliamo”. Ricordando proprio l’amico Karol Wojtyla, Ratzinger ha scritto in un libro: “Giovanni Paolo II non chiedeva applausi, né si è mai guardato intorno preoccupato di come le sue decisioni sarebbero state accolte. Egli ha agito a partire dalla sua fede e dalle sue convinzioni ed era pronto anche a subire dei colpi. Il coraggio della verità è ai miei occhi un criterio di prim’ordine della santità”. Non solo, Ratzinger e Wojtyla si sono anche uniti per la liberazione dell’uomo “per amore dei poveri e a pro del servizio che va reso loro”. In questo ambito importantissima fu l’esperienza personale di Giovanni Paolo II che aveva vissuto in Polonia la schiavizzazione operata da quella ideologia marxista. La vita in Polonia, infatti, aveva fatto chiaramente vedere a Papa Wojtyla la realtà della cose come spiegato da Ratzinger: “la Chiesa deve veramente agire per la libertà e la liberazione non in modo politico, ma risvegliando negli uomini, attraverso la fede, le forze dell’autentica liberazione. Il Papa ci guidò a trattare entrambi gli aspetti: da un lato a smascherare una falsa idea di liberazione, dall’altro a esporre l’autentica vocazione della Chiesa alla liberazione dell’uomo”.



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