JULIAN ASSANGE, CORTE UK: “SÌ ESTRADIZIONE USA”/ Manca solo l’ok della Ministra Patel

- Niccolò Magnani

Corte Uk conferma l’estradizione negli Usa per Julian Assange: manca solo l’ok della Ministra Uk Patel. Rischia fino a 175 anni di carcere, stoppato ultimo appello WikiLeaks

Estradizione Assange
Julian Assange, proteste contro l'estradizione in Usa (LaPresse)

SENTENZA CORTE UK CONTRO ASSANGE: “OK ESTRADIZIONE IN USA”

Come ampiamente previsto e anticipato, la Corte di Londra ha dato il suo parere formale positivo all’estradizione negli Usa per Julian Assange: la “Westminster Magistrates’ Court of London” dunque pone il penultimo tassello per l’invio del fondatore WikiLeaks nelle carceri americane, dopo più di 10 anni di contenzioso.

Salvo ora un ricorso dell’ultimo minuto presso l’Alta Corte, la Ministra degli Interni Patel avrà 28 giorni per firmare quello che tutti ormai danno per scontato nel Governo londinese, ovvero l’atto finale di estradizione. Assange durante la breve udienza mattutina ha assistito impassibile nel suo videocollegamento dalla prigione di Belmarsh non lasciando alcun commento alla sentenza finale. La difesa di Assange ha già annunciato che presenterà ricorso entro i termini stabiliti, ovvero il 18 maggio: l’avvocato di Assange, Mark Summers, ha detto alla Corte Uk che l’intera squadra legale ha ancora «una serie di osservazioni da fare». In un intervento fuori dall’aula, il rappresentante di Amnesty International contesta nettamente la sentenza di estradizione: «La questione ora passa al ministro dell’Interno del Regno Unito: questo è un caso davvero importante per i diritti umani, ha enormi ramificazioni per la libertà di stampa e per il rischio significativo che Julian Assange correrebbe se fosse trasferito negli Stati Uniti».

ESTRADIZIONE JULIAN ASSANGE IN USA: DOMANI LA DECISIONE

Domani 20 aprile 2022 la Ministra dell’Interno Uk Priti Patel darà via libera all’estradizione negli Usa per il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange: non sembrano esserci alternative all’esito della “sentenza politica” attesa al Governo londinese, specie dopo che la giustizia inglese aveva negato il ricorso alla Corte Suprema lo scorso 14 marzo.

L’attivista e giornalista australiano – inseguito da 10 anni dalla giustizia Usa per la diffusione dei file “WikiLeaks” sottratti agli archivi segreti del Pentagono, svelanti prove sui crimini di guerra commessi in Iraq e Afghanistan – rischia 175 anni di carcere negli Stati Uniti come condanna ai reati commessi. Dopo essersi rintanato per 7 anni in asilo presso il consolato dell’Ecuador a Londra, nel 2019 l’arresto della polizia Uk e l’inizio del lungo processo di estradizione richiesto dalla Casa Bianca. Ora si è giunti all’epilogo finale, come anticipa il profilo social di WikiLeaks nelle ultime ore: «20 aprile: il magistrato emette l’ordine di estradare Julian Assange negli Stati Uniti; 3 maggio: Giornata mondiale della libertà di stampa; 5 maggio: elezioni locali nel Regno Unito; 18 maggio: Termine per la presentazione Priti Patel».

COSA SUCCEDERÀ A JULIANE ASSANGE: GLI SCENARI

Per Stefania Maurizi, giornalista de “Il Fatto Quotidiano” che ha collaborato con Wikileaks e File Snowden, la sentenza in arrivo domani dalla Ministra Patel in realtà è già stata di fatto emessa: «domani il giudice ordinerà estradizione di Julian Assange, sarà la sua morte fisica e mentale. Se come giornalista non avessi vissuto in prima persona questo caso, indagandolo a fondo per 13 anni, non avrei creduto in quello che ho visto».

Solo qualche giorno fa anche Amnesty International era intervenuto sulla possibile prossima estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti: «Se fosse estradato o sottoposto a qualsiasi altro trasferimento negli Stati Uniti, la Gran Bretagna violerebbe gli obblighi previsti dal diritto internazionale dei diritti umani». La Corte Suprema del Regno Unito, a cui i suoi avvocati erano stati autorizzati a rivolgersi con un’istanza da “ultima chance” a gennaio 2022, si è rifiutata di riesaminare il caso, definendo come «insussistenti i punti di diritto invocati dalla difesa» per una revisione del verdetto di secondo grado. In quel verdetto i magistrati d’Appello avevano invece ribaltato a dicembre il no all’estradizione opposto in prima istanza dalla giudice Vanessa Baraister sulla base delle condizioni di salute e psichiche di Assange. Il fondatore di WikiLeaks, da tre anni ormai rinchiuso nel carcere di massima sicurezza del Belmarsh, si è di recente sposato con la storica compagna e avvocato Stella Morris: «Se Julian non sarà liberato, neanche voi sarete liberi. Se domani voi venite in possesso di informazioni segrete che rivelano crimini di guerra commessi da un paese della NATO, ricordando Julian vi sentirete costretti a cestinare quelle informazioni e a lasciar impunite le persone implicate. In una parola, vi sentirete costretti ad una vita di complicità. E’ dunque anche per la VOSTRA libertà che vi chiediamo di intervenire a favore della liberazione di Julian Assange», sono le parole rilanciate dalla moglie in vista della sentenza del 20 aprile, un appello a tutti i giornalisti del mondo per denunciare quanto sta per avvenire sull’asse Londra-Washington. L’esecuzione dell’estradizione di Assange, una volta arrivato domani il quasi scontato “placet” politico della Ministra Patel, avverrà entro 28 giorni massimo: scatterà anche qualora gli avvocati difensori provassero un estremo ricorso alla Corte Internazionale. Negli States rischia fino a 175 anni di carcere sia per il reato di complicità nell’hackeraggio dell’archivio del Pentagono, sia per l’inedita accusa di violazione della legge sullo spionaggio (del 1917, ndr).







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