Junior Cally: “Io M5s? Li ho votati ma non lo rifarei mai”/ “Sardine tutta la vita”

- Dario D'Angelo

Junior Cally, il rapper più discusso del Festival di Sanremo 2020, si racconta: “Io accusato da tutti per quattro strofe di una canzone di 3 anni fa”.

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Junior Cally, foto da Twitter

La sua partecipazione al Festival di Sanremo 2020 è stata una delle più discusse: qualcuno ne ha chiesto addirittura l’estromissione ma Junior Cally, nome d’arte del rapper Antonio Signore, ha tutta l’intenzione di stupire sul palco dell’Ariston. Intervistato da Leggo, ha sfatato alcuni luoghi comuni sul suo conto: “Io non mi drogo. Non mi sono mai drogato. La droga mi fa schifo. Qualche cannetta da ragazzo. Ma ora nulla. Non ho mai usato droghe pesanti, sono mai stato un tossicodipendente. Perché dicono il contrario? Non lo so perché. Forse per i tatuaggi, forse perché sono un rapper. È un marchio pesante che mi porto da quando sono piccolo. All’epoca i tatuaggi erano cose da carcerati, da poco di buono. Pensa che mio fratello fa pure il tatuatore, è uno bravo, ha lo studio a Garbatella. A Focene ci guardavano come fossimo i figli di Satana (gli scappa un sorriso, ndr). Mi ricordo che un imprenditore vietava al figlio di frequentarmi perché diceva che ero drogato. Oggi io canto e il figlio è tossicodipendente”.

JUNIOR CALLY: “MI DIAGNOSTICARONO LA LEUCEMIA MA NON AVEVO NULLA”

Quella di Junior Cally è stata un’adolescenza segnata da avvenimenti potenzialmente sconvolgenti: “Avevo 14 anni, avevo fatto il provino di calcio per giocare nel Perugia ma alle visite mediche mi diagnosticarono una forma di leucemia. É stato devastante. Ho vissuto quattro anni tra un ricovero e un altro. Ma non avevo nulla. Nulla!”. Ora il 28enne è finito nel mirino per i suoi brani: “Assurdo, per quattro strofe di una canzone di tre anni fa, Strega. Sono scosso. Mi sono svegliato una mattina e mi sono trovato sbattuto in prima pagina con parole come “pedofilo”, “misogino”. Sui social mi hanno massacrato: messaggi come “tua madre dovrebbe vergognarsi di avere partorito un essere diabolico come te”, “ci auguriamo che tua madre venga stuprata”. E potrei continuare. Questi sono i commenti dell’italiano medio, che parla senza sapere, senza conoscere. E il brano che porto in gara a Sanremo è proprio contro l’italiano medio”. Junior Cally ammette che le sue canzoni “possono urtare la sensibilità. Ma non inneggio alla violenza. Non dico di umiliare, di violentare, di ammazzare. Se si legge bene il testo è l’esatto contrario. Uccido il concetto. Non certo la donna. Canto che bisogna farsi rispettare con le parole che sono più forti di ogni cosa”.

JUNIOR CALLY: “HO INDOSSATO LA MASCHERA PER NON SUBIRE IL PREGIUDIZIO”

Nel brano che Junior Cally porterà in gara ci sono anche dei riferimenti politici che è impossibile non cogliere, stoccate rivolte in particolare a Matteo Salvini e Matteo Renzi. Qualcuno ha pensato che il rapper stesse dalla parte del MoVimento 5 Stelle, ma lui nega: “No, nemmeno con loro”. Poi la parziale ammissione con tanto di rivelazione: “Ok. Ho votato per i cinque Stelle, ma non lo rifarei mai. Sardine tutta la vita”. Molto significativo l’aneddoto riguardante le motivazioni che lo hanno portato ad indossare la maschera che lo contraddistingue: “Per poter vivere la mia vita da rapper senza, almeno all’inizio, dover subire il pregiudizio. A Focene, frazione di Fiumicino con quattro case e qualche migliaio di abitanti, ero visto come lo sfigato, mi prendevano in giro: “Tuo padre lava le vetrine dei negozi e tuo vuoi fare il rapper?”. Con la maschera li ho fregati. È stato divertente vedere chi mi derideva, ascoltare Junior Cally in macchina senza sapere che era Antonio Signore”.



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