Kaing Guek Eav, morto capo Khmer Rossi/ Supervisionò la morte di 14mila cambogiani

- Davide Giancristofaro Alberti

Kaing Guek Eav è morto quest’oggi in un ospedale all’età di 77 anni. Condannato all’ergastolo per crimini contro l’umanità, viene ritenuto responsabile della morte di almeno 14mila cambogiani

Nuon Chea, Cambogia
Nuon Chea, ex leader Khmer Rossi in Cambogia (Wikipedia, 2018)

Kaing Guek Eav, ex capo dei torturatori del regime Khmer Rossi, originari della Cambogia, è morto nelle scorse ore all’età di 77 anni. Il criminale si trovava ricoverato presso un ospedale di Phnom Penh, la capitale cambogiana, ed era conosciuto anche con il soprannome di “compagno Duch”. Storicamente viene considerato uno dei criminali di guerra più feroci della storia, avendo agito nella prigione di Tuol Sleng, tristemente nota proprio per le indicibili torture a cui venivano sottoposti coloro che lì vi venivano rinchiusi. Negli anni 2000 è stato processato e condannato per crimini contro l’umanità da un tribunale per crimini di guerra sostenuto dalle Nazioni Unite, inizialmente a 30 anni di carcere poi, dopo un secondo “step”, all’ergastolo. Nel “campo della morte” di Pol Pot, dove appunto ha agito Kaing Kuev, vennero uccisi almeno 14mila cambogiana sul finire degli anni ’70, e a comando di questo omicidio di massa, vi era il carnefice spirato in queste ore.

KAING GUEK EAV MORTO A 77 ANNI: IL PROCESSO INIZIATO NEL 2010

Un numero, che seppur impressionante, resta solamente una minima parte del dato reale delle vittime nei campi di stermino, pari ad almeno 1.7 milioni di persone, un genocidio considerato da molti al pari solamente allo sterminio nazista degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Kaing Guek Eav prima di morire era ricoverato presso l’ospedale Khmer Soviet Friendship Hospital, così come ha riferito il portavoce del tribunale dei Khmer Rossi Neth Pheaktra. Nessun altro dettaglio in merito alle cause del decesso di “compagno Duch” è stato fornito, ma la stessa vittima era malata da anni e di conseguenza non è da escludere una complicazione negli ultimi tempi che abbia poi portato alla sua dipartita. La prima condanna era giunta nel 2010, poi nel 2012 l’ergastolo: Kang Guek aveva deciso di ricorrere in appello giustificando il suo operato feroce con le parole «era solo un giovane funzionario a seguito di ordini», ma i giudici del tribunale delle Nazione Unite non gli hanno dato ascolto.

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