La Bella e la Bestia, fiaba/ Storia vera o mito? L’ispirazione a Pedro Gonzales…

- Rossella Pastore

La Bella e la Bestia la storia vera: si ispira direttamente alla trascrizione di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont. Il significato simbolico dell’opera, mito greto o sindrome di Stoccolma?

La Bella e la Bestia del celebre adattamento firmato Disney
La Bella e la Bestia del celebre adattamento firmato Disney

La Bella e la Bestia la storia vera

La Bella e la Bestia delle favole sarebbero esistiti anche nella realtà. Non tutti sanno infatti che i protagonisti del cartone Disney sarebbero ispirati a quelli di una storia vera che si è svolta sul lago di Bolsena, alla corte del principe di Parma. Il nome vero della Bestia, come riporta il portale Supereva, è Pedro Gonzales, uomo vissuto nel Cinquecento, affetto da ipertricosi. Si tratta di una malattia rara che provoca una crescita incontrollata di peli su tutto il corpo, anche sul volto. Una malattia che viene però definita soltanto nell’Ottocento e che al tempo dava invece a chi l’aveva la reputazione di un selvaggio, una vera e propria bestia. Per questo Pedro venne catturato e portato alla corte di re Enrico II, come dono di matrimonio per le nozze con Caterina de’ Medici. Il suo arrivo a corte fece il giro d’Europa e il re decide di educare Pedro, rendendolo un cortigiano perfetto. (Aggiornamento di Anna Montesano)

A cosa si ispira La Bella e la Bestia?

La Bella e la Bestia è una fiaba europea diffusasi nel corso degli anni grazie agli innumerevoli adattamenti e trasposizioni di cui è stata oggetto soprattutto a partire dal 1991, anno di uscita al cinema della versione targata Disney. Quest’ultima, insieme al suo live action, è di gran lunga la più famosa, seguita forse solo dal film del 2014 con Vincent Cassel nel ruolo della Bestia. Quest’ultima s’ispira direttamente alla trascrizione di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, nota ai più come l’autrice della riscrittura ‘migliore dell’opera’. La primogenitura di questa trama – seppur con qualche variante – la si deve in realtà a un’altra donna francese vissuta nel Settecento, Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, che a sua volta potrebbe essersi ispirata alla storia di Amore e Psiche contenuta ne L’asino d’oro di Apuleio. Altre fonti, invece, attribuiscono la ricreazione del racconto originale a Giovanni Francesco Straparola, addirittura nel 1550; in ogni caso, i vari compilatori potrebbero essersi ispirati alle vicende reali di Petrus Gonsalvus, nobile spagnolo affetto da ipertricosi. Nonostante la sua malattia deturpante, Gonsalvus convolò a nozze con Catherine, descritta dalle cronache dell’epoca come una donna di rara bellezza.

La Bella e la Bestia, il significato simbolico dell’opera

Simbolicamente, la fiaba de La Bella e la Bestia rappresenta l’unione raggiungibile tra il modello, l’archetipo maschile, talvolta rozzo e brutale, e quello femminile, con caratteristiche di delicatezza e spiccata sensibilità. Andando più nel profondo, però, c’è da dire che i due personaggi rivedono l’una nell’altro e viceversa qualcosa di se stessi. In altre parole, Bella riconosce in sé la Bestia, cioè il subconscio infernale dell’Essere, quello dominato da passioni basse con cui in qualche modo è chiamata a confrontarsi, ‘amandole’ nel senso di trasformarle ed elevarle (da qui la conseguente trasformazione della Bestia nel Principe). La Bestia, di contro, deve sforzarsi di coltivare il suo lato umano, la sua nobiltà d’animo, con cui ispirare Bella, innamorarsi di lei e farla al tempo stesso innamorare di lui. La bellezza c’è, ma è celata sotto quella corteccia (o pelliccia) che è appunto il corpo. Questo incontro-scontro tra anima (spirituale) e animalità (corporea) porta frutti a entrambi, che riescono così a conciliare le loro essenze e a sublimarsi non solo in quanto ‘puri spiriti’ (Bella) e ‘puri corpi’ (Bestia), ma semplicemente ‘esseri umani’, zoé e psyché insieme. In questa lettura appare più evidente anche il riferimento, l’ispirazione al mito greco di Apuleio, a cui più volte e da più parti è stata paragonata la fiaba. Qualcun altro non ha esitato a darne interpretazioni più irriverenti, come chi ha descritto il rapporto tra Belle e il mostro come quello della prigioniera vittima di abuso psicologico da parte del suo rapitore, verso cui sviluppa sentimenti simili a quelli riscontrati negli ostaggi nei casi di sindrome di Stoccolma.

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