LA FAMIGLIA AL TEMPO DEL COVID/ Vista dalle mamme: le domande su figli, casa e lavoro

- Lettera firmata

In questi giorni è riemersa la sensazione di una società fondata sulla famiglia ma che in fondo non fa nulla per non discriminarla

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LaPresse

Caro direttore,

e adesso cosa facciamo? Come ci organizziamo? Come ci gestiamo? Il lavoro di chi sacrifichiamo? Queste le domande che spesso in questi mesi noi famiglie ci siamo ritrovate a porci: tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra amici, tra compagni di scuola… E il verbo utilizzato è sempre alla prima persona perché una cosa di cui ci siamo davvero resi conto è che la responsabilità dei nostri figli e della nostra realtà sociale è solo nostra, lasciandoci in fondo in un sentimento diffuso di solitudine.

La situazione di oggi, ancora nel pieno della pandemia mondiale, ha fatto emergere con forza in noi domande che già esistevano, ma che la realtà contingente ha reso prorompenti: se la famiglia, è “il nucleo naturale e fondamentale della società che ha diritto a essere protetta dalla società e dallo Stato” (art. 16 Dichiarazione Universale dei diritti umani) su cui si fonda il tessuto sociale ed economico del nostro Paese, cosa vuol dire, nel mondo di oggi, essere una famiglia e decidere di formare una famiglia con le sfumature che ne derivano? Che contributo ci è chiesto e possiamo dare? Quale è il nostro ruolo? Come lo Stato valorizza e supporta questo importante compito che tocca sensibilmente l’intera comunità? 

La nostra Costituzione (art. 29) afferma: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale (…)“. Aldo Moro nell’Assemblea Costituente diceva “quando si afferma che la famiglia è una «società naturale», si intende qualche cosa di più dei diritti della famiglia. Non si tratta soltanto di riconoscere i diritti naturali alla famiglia, ma di riconoscere la famiglia come società naturale, la quale abbia le sue leggi e i suoi diritti di fronte ai quali lo Stato, nella sua attività legislativa, si deve inchinare”. È così? Lo Stato si “inchina” e riconosce i nostri diritti di famiglia e ci tutela nell’adempimento della nostra missione in quanto tale? La famiglia – e i suoi diritti – è realmente riconosciuta dallo Stato come ordinamento che contribuisce al raggiungimento dei fini sociali che lo Stato stesso persegue, o come un problema da gestire?

Essere genitori (e in particolar modo mamma) oggi può essere un valore aggiunto? Come la nostra cultura del lavoro può accogliere e favorire questo compito fondamentale alla crescita del Paese a cui come universo femminile siamo chiamate come protagoniste? Quali sono i luoghi di aiuto e sostegno alla famiglia? La famiglia nelle sue forme e diversità è davvero un valore a cui guardare, da custodire… e aiutare?

Costruire una famiglia al mondo d’oggi, forse non è più così scontato. Quando si incontra una famiglia con più di un figlio e con entrambi i genitori che contribuiscono, lavorando, all’economia domestica e del Paese, se ne rimane quasi sorpresi. 

I dati che rimbalzano sui giornali circa le statistiche sulla natalità (in cui l’Italia ha il pregio di detenere il record al ribasso di denatalità, calcolando che un nato su cinque è figlio di genitori stranieri), la disoccupazione femminile (rispetto a dicembre dell’anno scorso 2019, infatti, ci sono 444mila lavoratori in meno, di cui 312mila sono donne), l’età avanzata in cui le donne decidono di avere il primo figlio (aumentata di 3 anni negli ultimi 10 anni), la percentuale di donne che chiedono il licenziamento entro l’anno del bambino… sono statistiche allarmanti, ma che in fondo sembrano non preoccupare i più.

L’esperienza di questo frangente storico conferma al 100% quale sia effettivamente la realtà pratica in cui le famiglie di oggi si trovano a fare i conti. La chiusura delle scuole, la mancanza di un progetto scolastico lungimirante, gli orari ridotti e mai risanati delle scuole, il ritardo dei sostegni, l’inadeguatezza di essi, il sacrificio, ormai ritenuto scontato, delle mamme lavoratrici… hanno lasciato le famiglie in grandi difficoltà economiche e non solo, con grande sconforto e scoraggiamento, nella sensazione di una società fondata sulla famiglia ma che in fondo non fa nulla per non discriminarla. Da ultimo le recenti disposizioni che sottendono la compatibilità dello smart working con i figli a casa da curare conditi da allarmanti dichiarazioni della ministra Bonetti ci hanno davvero sconfortato. 

Forse dovremmo fermarci e chiederci cosa oggi per noi ha valore. Ci rendiamo conto di sentire e leggere spesso grandi slogan politici sul valore della famiglia, sulla parità di genere, ma per noi la famiglia, l’educazione delle future generazioni, le donne e mamme lavoratrici sono un valore? E quindi perché difendere la scuola se l’educazione non è un valore interessante e su cui scommettere, perché difendere la donna se la famiglia non è un valore su cui impegnarsi, con politiche e welfare reali, che abbiano ricadute concrete in termini economici.

Ci interessa dare il nostro contributo per costruire un domani diverso, che possiamo sentire più nostro, in cui essere più riconosciuti e valorizzati. Ci interessa essere madri e padri, che possano avere tempo e forze da dedicare ai propri figli, che possano essere incentivati e sostenuti ad impegnarsi sul lavoro senza vedere la propria famiglia come ostacolo anche a un’eventuale carriera, che possano impegnarsi nel sociale per arricchirsi e arricchire il mondo. È chiedere troppo? Forse sì. Sarebbe bello, e forse giusto, che i nostri figli fossero trattati come un investimento per il futuro e non un problema da gestire.

La famiglia di oggi, che ci sentiamo di rappresentare, chiede a gran voce: 

la riapertura immediata delle scuole in sicurezza;

– l’investimento per le attività sociali e aggregative per bambini e giovani; 

– la necessaria e, nel senso più vero, vitale accelerata alla campagna vaccinale;

– la progettazione di permessi parentali che non si limitino a questo periodo di emergenza, ma che diventino un sostegno dinamico e non ostracizzato dai datori di lavoro per aiutare le famiglie;

– modelli di lavoro flessibile per le mamme, per non essere portate a dover decidere tra lavoro e famiglia;

– dei sostegni economici concreti che favoriscano la crescita del nucleo famigliare.

Ma non sarà solo la risoluzione di questi aspetti contingenti che potrà rispondere a tutte le domande che sono scoppiate in noi in questo periodo. Abbiamo già visto come stare davanti alla realtà, senza soccombere alla lamentela, prendendo sul serio le nostre domande, le nostre fatiche, condividendole, le nostre semplici mosse hanno generato delle donne più grandi e certe e sta già germogliando come contributo attorno a noi, e speriamo di poter coltivare tutto questo e di poter portar frutto.

(Martina Brusa, Giuditta Sartori, Eleonora Oliva, Giulia Forcellini, Chiara Villa, Francesca Ruoti)

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