LA FANTASTICA SIGNORA MAISEL/ La serie tra risate e riflessioni a caccia di Emmy

- Antonio Napoli

Si avvicina la notte degli Oscar Tv, gli Emmy Awards 2020. Una serie che conta molte nomination è La fantastica signora Maisel

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La fantastica signora Maisel 

Si avvicina la notte degli Oscar Tv, gli Emmy Awards 2020, e in noi scattano le classiche sindromi da “notte prima degli esami”, nel senso dei vuoti di memoria e della frenesia per il “ripasso”. Scorrere la lista dei candidati è un po’ come scorrere l’indice di un’antologia. In gran parte scopriamo di avere gusti molto simili ai giurati, in altri riconosciamo qualche errore di sottovalutazione, in altri casi ancora, dobbiamo ammettere lacune di una certa importanza. 

Certo, potremmo dire di essere avanti con il programma, perché molte delle serie tv di cui abbiamo già parlato sono così recenti che potranno concorrere per un titolo solo il prossimo anno. Ma l’occhio alla fine cade quasi sempre sulle serie più belle, quelle che non si sa per quale motivo abbiamo tralasciato, e che sinceramente meritano – complice il mese di agosto – una seconda visione, casomai tutta di un fiato.

È il caso de La fantastica signora Maisel (Amazon Prime), che ha collezionato ben 10 candidature. La serie tv giunta alla terza stagione ha alle spalle numerosi riconoscimenti, tra cui un Emmy 2018 per la protagonista Rachel Brosnahan, l’interprete straordinaria della signora Miriam “Midge” Maisel.

Midge è una ragazza ebrea di buona famiglia, con una passione per i vestiti color pastello, per i cappellini intonati alle scarpe e alle borsette e per le battute al vetriolo. Cosa assai sconveniente per la buona società americana dei primi anni Sessanta. Ma la ragazza non resiste alla sua innata comicità, al punto da esibirsi in piccoli locali, di nascosto dei genitori e del marito.

Quando per caso viene scoperta – proprio mentre in un esilarante numero prende per i fondelli i maschi di casa – si sfiora la tragedia. La madre Rose, interpretata da Marin Hinkle (candidata come attrice non protagonista), è sconvolta, perché semplicemente considera la comicità femminile al pari della prostituzione. “Sai quale è la differenza tra una prostituita e una comica?”, le risponde allora la figlia, “la comica guadagna molto di meno!”.

Midge scopre il tradimento del marito con la segretaria e divorzia. In realtà la ex signora Maisel intende riconquistare la sua libertà fondamentalmente per intraprendere la carriera in teatro. Assume addirittura una squattrinata agente, Susie, interpretata da Alex Borstein (per il terzo anno consecutivo candidata al titolo come miglior attrice non protagonista), neofita del mestiere e con una vita sgangherata almeno quanto sfortunata.

Ma la figura che davvero fa da contrappeso nella serie è il padre di Midge. Abe Weismann, interpretato magistralmente da Tony Shalhoub (pluripremiato protagonista della serie comica Detective Monk, ha ricevuto anche lui quest’anno la candidatura come miglior attore non protagonista), è un apprezzato professore di matematica della Yale, con un trascorso di attivista comunista, e una calma serafica che si rompe solo di fronte a improvvise e non calcolate novità, che mettono a dura prova la sua vita abitudinaria.

Nella terza stagione la vita di Midge corre come al solito velocemente, tra la passione per la comicità e la vita della famiglia, sconvolta perché costretta a lasciare la casa in cui hanno vissuto per anni e in cui lei è cresciuta. Ma sta per arrivare il successo, grazie soprattutto al ruolo di “spalla” offertole da Suy Baldwin. Suy è un cantante di colore con una voce incantevole. Il personaggio sembra ispirato a Henry Belafonte, che effettivamente negli stessi anni condivise il palco con una comica di successo. Midge parte con l’inseparabile Susie per un lungo tour in giro per l’America del divertimento, che non può non cominciare da Las Vegas. 

La comicità e la storia della signora Maisel ricordano molto quella di Franca Valeri, di cui ricordiamo in questi giorni la straordinaria carriera. Irriverente, colta, sarcastica e feroce sia sui modelli maschili che quelli femminili della propria epoca, la Maisel e la Valeri sono sostanzialmente delle femministe ante-litteram. In più entrambe posseggono la grande autoironia che deriva dall’appartenere alla grande cultura ebraica, spesso ancorata a riti, consuetudini e abitudini che mal si conciliano con lo spirito dei tempi.

Midge è anche molto comprensiva, disponibile, affettuosa con tutti. Nei confronti della sua famiglia, del suo ex marito alle prese con l’apertura di un nuovo locale, della sua manager, dello stesso Suy, che le si rivela assai più fragile di quello che appare sul palco.

La vita sentimentale di Midge però resta per sua scelta in secondo piano, anche quando sta per cadere tra le braccia di Lenny Bruce, un altro comico squattrinato, interpretato da Luke Kirby (anche lui candidato come miglior guest star maschile). Lenny Bruce è realmente esistito, così come altri personaggi famosi negli anni ’60 che Midge incontra nei primi passi della sua carriera.

Ma il finale della terza stagione riserva alla signora Maisel una sorpresa negativa, anche stavolta frutto di qualche battute di troppo, pungente e allusiva, che sembrano aver colpito la suscettibilità di Suy e soprattutto del suo manager Reggie (interpretato da Sterling K. Brown, candidato anche lui come attore non protagonista). Così la quarta stagione – ancora in lavorazione, si prevede l’uscita per Natale – si preannuncia come il racconto di un nuovo periodo di grandi difficoltà per la nostra Midge.

Per completare il quadro delle candidature vanno segnalate quelle per la regia della coppia Amy Sherman-Palladino e Daniel Palladino (in particolare per gli episodi O il cabaret o il cavolo e Fantastica Radio), coppia che della serie cura anche la sceneggiatura e la produzione.

Buona visione e tante risate a tutti.

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